capitolo

49 (Dimmi chi sei, Lu’)

“Ma no, dimmi dimmi…”, incalza Nico, “…mi interessa da morire!”
Gabri al solito se la ride, boccaperta e denti stretti, e io sono in trappola ma me la sono cercata.
Certo è stato Gabri a fare il nome di Sara, ma io m’ero già bello che fregato ieri con un involontario cambio faccia in pizzeria, quando un pizzaiolo impiccione senza alcuna esperienza in fatto di broadcasting ha “mandato in onda” uno stracazzo di tiggì in cui si diceva che questo B.A., maniaco dell’anno, che d’ora in poi chiameremo per scomodità Bartolomeo Ansimanti, era responsabile, tra le altre cose, di un paio di agguati perpetrati ai danni di giovani coppie al buio di luoghi scarsamente illuminati come certi vicoli e androni di vecchie case in pieno centro.
La faccia che ho fatto non la so, ma la sa Nico e tanto è bastato ad incastrarmi. Nico non ha detto nulla né del maniaco né della mia faccia, siamo tornati da me su un tram notturno, abbiamo camminato per una ventina di minuti, dieci dei quali in salita e con scarpe piombate, durante i quali nemmeno una parola fino al letto quando ha detto,
“domani pranziamo in terrazzo, tutti insieme come una famigliola felice.”
“Ok”, dico io.
“Non era una domanda.”
Dopodiché si spinge dall’altra parte del letto, il che è normale, perché al minimo contatto si va a sbattere contro il soffitto, ma di solito, prima di chiudere occhio, si chiacchiera un po’…
Non questa volta, ed eccoci quindi sul terrazzo assolato dell’indomani, tutt’insieme come una famigliola felice.
E quando dico ‘tutt’insieme’ intendo che ci sono Ciccio e Giuliana, naturalmente Gabri e del tutto innaturalmente l’accrocco acquatico del Guru Oscuro con dentro il nostro Massi, capelli e peli pubici fluttuanti e parzialmente muschiati, per i fanatici dell’erotismo sci-fi.
Gabri ha preparato un aperitivo leggero, vodka e soda con lime e foglie di menta al bergamotto, il suo famoso primo alle mele fresche e un coniglio alla stemperata conditissimo tagliato a dadini e opportunamente disossato perché i vegani lo scambiassero per tofu.
Impiattamento di gran classe, come solo Gabri e commensali sorridenti, come solo la vodka, tranne Nico, e siamo finalmente pronti.
Pronti a un pranzo di lusso e chiacchiera libera, gli altri, pronto a tutto, io, ché Nico ha un secondo fine e le sue ultime facce non promettono niente di buono.
Infatti Giuli, che non perde un colpo, parte a razzo col suo cavallo di battaglia, cosa da cui solo Gabri e Nico non sembrano colpiti a morte.
“… e quella situazione lì, in cui nessuno osa prendere l’ultimo, la chiamano “el plato della verguenza!”
“Maddai…!”, fa’ Gabri, diabolico, “che vuol dire…?”
“Il boccone della vergogna”, spiega Ciccio”
“Te l’avevo detto?”, chiede Giuli.
“No, lo sapevo di mio…”, risponde Ciccio, sornione.
“Infatti…”, chiosa Giuli.
“Sapevi che io volevo andarci a vivere, in Spagna?”, Nico.
“Ehm… no, davvero???”, pessima bugiarda, Giuli.
Nico si guarda intorno investigatrice, ma è una farsa. La verità è che siamo arrivati al punto.
“Non me la contate giusta voi… cos’è quella faccia, Giuli???”
Io non ne posso più. Da qualche tempo ci vuol poco a farmi rompere le uova nel paniere. Non importa la situazione, non tollero allusioni e sottintesi, rovelli retorici e recite. Sono una specie di sbrogliamatasse e che zio Ermanno se ne faccia una ragione, perché attualmente questa sembra la mia sola competenza.
“Ok, ok, non c’è nulla di straordinario su cui indagare”, le dico, “Io cerco di avvicinarti, di entrare in contatto con te ma è come sbattere contro un muro. Quindi, sai, non connetto un granché e comincio a essere troppo coinvolto per fidarmi di me, così coinvolgo i miei amici, no? T’ho anche accennato qualcosa, tipo la teoria del museo di Gabri. Avrei dovuto farti un resoconto più dettagliato?”
Il mio tono alterato sposta lo spirito del pranzo su terreni spinosi, solo Gabri se la ride a denti stretti mentre Massi sta dormendo con un occhio aperto come ogni guru che si rispetti.
Nico si riprende, avvicina il suo viso al mio e affetta sconcerto.
“Allora è vero?”, dice.
“Ma cosa???”
“Che mi nascondi qualcosa!”
Gabri comincia a emettere un suono acuto ma rotondo dalla gola, i denti sempre più stretti (si capisce dallo sbiancamento gengivale) e gli occhi a un passo dal pianto. Fa sempre così quando si diverte di brutto.
“Ma di che parli, tesoro?”
“Non chiamarmi così, voglio parlare solo coi tuoi amici!”
“Ciccio, tu sapevi che io dovevo partire?”
è Giuliana a rispondere:
“Lo sapevamo tutti, ma non credevamo fosse un segreto.”
“Non è questo, Giuli, scusami, è che… facciamo mi sono persa tutto il Luca innamorato…”
“Ma io sono ancora innamora…”
“Taci! Anch’io sono innamorata ma quando l’innamoramento lascerà il passo ad altro cosa succederà. Tu non te lo sei chiesto forse, ma io sì. Smetteremo di volare? Tornerai a starnutire? Te lo dico fin da adesso. Non mi piacerà scoprire che qualcosa in noi s’è dissolto, non in quella maniera spaventosa.”
E questa volta il silenzio è assoluto, c’è solo qualche cinguettio e il gorgoglio della caffettiera del vicino.
Ma il vicino non c’è e il gorgoglio non smette e cresce d’intensità fino a che la testa di Massi non esce dall’acquario, perdendo litri d’acqua dalla bocca aperta. In un attimo Gabri è in ginocchio mani congiunte davanti all’acquario.
La voce di Massi è profonda, molto più profonda di quanto non sia mai stata.
“Sei il peggior allievo che abbia mai avuto, Luca, ti abbiamo insegnato come si affronta l’amore da soli, e tu ti sei rivolto a tutti i tuoi amici. Ti abbiamo insegnato a sconfiggerlo e tu l’hai solo spostato da una persona all’altra. T’abbiamo insegnato a ottenere e usare potere e tu hai rinunciato a quello con cui eri nato. Sì, ti sei ricreduto ma non sei riuscito a convincere nemmeno te stesso di averlo fatto davvero. Sei stato tu a uccidermi, Luca, non il piede leggero della ragazzina che ha annacquato il mio acquario di zozzura…”
“Ohu, ma chi è ‘sto cafone!”, Nico non riesce a tenersi.
“Taci, signora del nulla!”
“Guarda che t’ho ciancicato ‘na volta e nun ci sto gnente a farlo ancora… capito pisellino!”
A quelle parole, il guru si r’immerge, la testa s’incassa nelle spalle, il corpo si rannicchia sul fondo e tutto l’acquario prende a ribollire mentre il suo piccolo pene muschiato si gonfia come un palloncino fino a riempire un terzo dell’intero acquario. Il glande spalanca la bocca e tre piccole pinne si alzano ai lati e sul dorso fino a spingere la sua faccia senza occhi contro il vetro. A giudicare dalla bocca sta parlando un bel po’, potrebbe persino trattarsi di un cazziatone. Ma è muto come un pesce, per l’appunto. E a parte Gabri, ne ridiamo tutti a crepapelle. Non mancano i commenti di Giuli e Nico sulle dimensioni del pesce di Massi. Né il nostro sguardo vagamente imbarazzato, che poi che ha da imbarazzarsi Ciccio?
“Aspetta un attimo tu, ma… con Giuli…?”
La mia insinuazione richiama le donne all’ordine.
Giuli che di fronte alla scena muta di Ciccio si sente in dovere di rispondere, prova ad articolare la lingua, fallendo miseramente nell’intento. Ma quando si sblocca lo fa per giocarsi il jolly. Mettere una donna con le spalle al muro non è mai una buona idea!
“Scusa, non stavi per parlare a Nico di… Sara?”
“Sara? C’è poco da dire, siamo stati insieme uno o due giorni e io e Nico avevamo, cioè non avevamo fatto che parlare e poi avevamo smesso di fare anche quello e anzi sembrava chiaro che tra noi non ci sarebbe mai potuto essere niente di più… per cui non…”
Ed è qui che Nico se ne esce con quel fintissimo, “ma no, dimmi dimmi. Dimmi di Sara, m’interessa da morire!”
E così le parlo anche di Sara e non posso evitare di raccontare la nostra sventurata sera con Bartolomeo Ansimanti. Ometto un bel po’ di cose sul mio comportamento, ma sono cose che non sa nessuno e che è bene nessuno sappia mai. Ed è in questa maniera che una confessione diventa un pretesto per essere vezzeggiato. Da Nico e Giuli in modalità crocerossa. Ciccio mi guarda, Gabri prega e il pesce di Massi continua a nuotare e forse a gonfiarsi, tanto che a un certo punto si stacca dal corpo del maestro che perde una goccia di sangue e “corre corre corre” verso l’alto.
Quando alla fine salta fuor d’acqua, sfrutta quel breve momento per articolare ben quattro perfette parola. Altro che Giuli!
“Non parli di Ettore?”
L’antenna di Nico s’accende all’istante…
“Lucaaa…? Chi è… Ettore?”
…e la crocerossina diventa un’arpia.
“Un bambino che tenevo d’occhio quando facevo il babysitter.”
“E perché dovresti parlarne a me?”
“Parlarne a te? E chi l’ha detto?”
“Smettila, l’hai sentito, anche tu il… il pesce di Massi, no???”
“Ah, suppongo che alludesse al nostro patto…”
“Vostro tra chi, scusa?”
“Tra me e…Ettore.”
Ciccio e Giuli esplodono all’unisono.
“Ma allora era vero!”
“Cosa???”
“Puoi non credermi, ma io… parlavo con un bambino di cinque mesi…”
“Siiiì… e… in che lingua?”
“Poppantesco avanzato!”
Nico scuote la testa.
“Guarda che è colpa tua!!!”, dico.
“Mia???”
“È stato uno dei primi poteri dell’amore…”
“Ok, e il patto…?”
“Sì, avevamo una specie di accordo…”
Pendono tutti dalle mie labbra.
“…”
“…”
“…”
“…”
“Devi capire che lui è molto molto saggio…”
“Vai al punto!”, Nico si sta innervosendo.
“Lui ha promesso che mi avrebbe aiutato a conquistarti…”
“Meee???”
“ In cambio io l’avrei aiutato a fare in modo che riuscisse a toccare la… la cosa a sua madre…”
“La cosa???”
“Sì, la cosa, il… il fiorellino…”
“Luca, ti prego dimmi che è uno scherzo…”
“No, amore mio, giuro che…”
“Dimmi che l’idea di chiamare fiorellino la fica della Signora Ettore non è tua…!”
“Veramente …”
Ciccio e Giuli per poco non se la fanno sotto.
Gabri è in ginocchio, ai piedi del “monolito”, la testa sul pavimento bagnato, i pugni he battono sul mattonato. Massi ha chiuso anche il secondo occhio, e il pesce… il suo pesce, sguazza felice dentro il suo splendido acquario insanguinato, ormai rosso come una triglia.

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40 thoughts on “49 (Dimmi chi sei, Lu’)

  1. Il passato ci rincorre se non siamo capaci di elaborarlo, ma come raccontare particolari, di fronte a tutti e con scende da panico, con cotanto pesce/ guru come testimone?!
    Un blog romanzo che se solo dovessi immaginare come trama di un film… credo che sarebbe incredibile!
    Alla fine si scioglie ogni nodo..

  2. Come in tutte le pièce classiche che si rispettino (come vedi vado sempre al teatro! :-)) il cerchio si chiude con la ricomparsa sul palcoscenico dei personaggi principali, anche Sara e il mitico Ettore presenti/assenti.
    Inoltre scena analoga dell’inizio del blomanzo: attorno a un tavolo, chiacchiere e cibo. Stessi riferimenti alla Spagna, persino stesse frasi tipo “il boccone della vergogna”. Si sta per “fare fuori la Medusa” anche sul piano della struttura narrativa. Davvero un bel lavoro Ben!
    Chiusura capitolo esilarante! pesce sguazzante di Massi a parte (ma già quello … ahah!!), nel caotico scambio di battute sul caso Ettore, l’indignazione di Nico di fronte all’uso della parola “fiorellino” è una trovata geniale! E non mi dire che in questo blomanzo, qua e là, non hai voluto introdurre stoccatine a una certa categoria di romanzieri, alle loro sovrastrutture linguistiche e ai loro cliché, perché non ci credo! 🙂
    Anche questo itineario, nel blomanzo, è un “fare fuori la Medusa”.
    Abbraccione
    Primula

    p.s. Tantissimi auguri di Buona Pasqua a te Ben e al gruppo dei medusiani!! 🙂

    • benapfel says:

      Carissima Primula, grazie, grazie per come metti a disposizione la tua lettura del blomanzo, perché lo apprezzo di più, perché mi fa stare bene e perché sentirsi compreso è una cosa VITALE. le stoccatine a certo modo di fare letteratura e forse a qualcuno in particolare sono i principali alimenti dello spirito con cui scrivo. Ma se non prendessi un po’ in giro la letteratura finta e greve che impazza in Italia da una trentina d’anni mi priverei di un’ottima opportunità per ridere. Per lo più solo come un pazzo davanti al computer il mercoledì sera… 😀
      Bacioni e abbraccioni pasqualeggianti!

      Ben

  3. Auguri di Buona Pasqua e Buon Lunedì a Ciccio, Gabri, Giuliana, Massi, Ettore e a Luca, Nico e al loro creatore che così bene muove i fili delle loro avventure, e a tutti gli appassionatii della Medusa, Siman

    • benapfel says:

      Grazie, Simansheela, passerò loro questo bell’augurio!
      E un mega uovo di cioccolata pieno d’auguri a sorpresa per te, naturalmente!

      Ben

  4. Simonetta says:

    Ciao Ben, questi tuoi ultimi capitoli mi ricordano i fuochi di artificio. Sai, cominciano piano, timidamente, ti danno modo di arrivare nel luogo migliore e poi…esplodono colorando il nero con i rumori dei colori più allegri…e poi la fine, con il suo silenzio e la sensazione di aver perduto qualcosa di bello.

    • benapfel says:

      Ciao simonetta cara. Credo che questo sia esattamente quello che qualunque autore spera di ottenere mentre scrive gli ultimi capitoli di un romanzo. Ma pochi sanno che i fuochi di artificio ce li mette il lettore.
      Quindi grazie infinite, per lo spettacolo pirotecnico, non potevo sperare in niente di meglio!
      Un grande grande abbraccio a tutti voi, isttf…

      Ben

  5. “Il mio amore non ti basta”.
    Caro Ben, permettimi di fare i miei complimenti alla Bloggastorie, veramente brava, non riesco a capire come abbia fatto, ho sempre amato le parole crociate e i vari giochi dell’enigmistica ma non sono mai stata molto esperta con gli anagrammi.che trovo particolarmente difficili da risolvere. Saluti alla Bloggastorie e anche a te.

  6. Marianella says:

    Trovo questa puntata particolarmente interessante perché propone un tema, quello degli amici ‘cari’ e delle persone credute fidate, che più di una volta mi ha dato da pensare. Mi è accaduto di capire che qualcosa, un particolare raccontato in maniera che consideravo, credevo riservata, a volte una sciocchezza, ammettiamolo pure, ma detta in un certo contesto, con un determinato intento, era divenuta prontamente argomento di conversazione, con conseguenti toni canzonatori o di rimprovero, o altro a seconda delle volte: in situazioni diverse ma che ricordano per alcuni aspetti quella che vivono Gabri, Giuli, Massi e gli altri.
    Inutile parlare degli amici di Luca!
    Un caro saluto a Ben che ha regalato un’altra bella settimana di lettura.

  7. labloggastorie says:

    In un nome un destino… perché a guardare bene in Bartolomeo Ansimanti si confonde la verità: L’amore mio non ti basta.
    Gli angrammi del cuore….
    Consuetissimo abbraccio senza giochi di parole e grande mista ops stima 😉
    Buon lavoro Ben!

  8. Pessima cosa una discussione comunitaria su questioni di tale portata, si vedon già delle crepe importanti: ora toccherà aspettare la prossima settimana per leggere se verrà usato lo stucco o lo scalpello…
    Certo che Luca ha proprio dei begli amici, eh!
    La scena di Massi è superlativa 😉

    • benapfel says:

      Sintetico e preciso, Cris. Amo le crepe, mi piace anche la parola… Discussioni comunitarie deleterie, ma la presenza del granmaestro oscuro, è stata d’aiuto 🙂
      Grazie, Cris. Un abbraccio!

      Ben

      • Io la butto lì: visita guidata da Ettore, che dovrebbe svolgere la funzione di giudice della corte suprema relazionale e dirimere la questione. Il piano sarebbe perfetto, se non fosse che nel frattempo Ettore è cresciuto, si è dimenticato il poppantesco avanzato e va tutto in malora!
        Saluti dal disfattista 😉

        Ah, dimenticavo: su facebook ho scritto a te o lo gestisce qualcun altro?

      • E il tuo Web team? Il customer service? L’ufficio stampa? 😉
        Un bravo a te che stai dietro a tutto, ma prova a controllare nei messaggi su quella piattaforma diabolica, che se non ti è arrivato nulla può essere che abbia fatto qualche cazzata io, oppure esiste una pagina parallela di Farefuorilamedusa 😀

  9. ahiahiahi i nodi vengono al pettine… e Nico sembra proprio una dotata dello Sguardo Che Uccide: che ne sarà di Luca? Evviva la genialata del guru nell’acquario che continua a dare frutti irresistibili del tipo che nel bel mezzo della giornata ti capita di ripensarci e ridere e gli altri ti guardano strano 🙂 Ettore, stai attento a quella donna! 🙂 saluti e ogni bene

Lasciare un commento è sempre una buona idea! B.Apfel