capitolo

46 (Cenerentola era una matta)

Non ve l’avevo detto ma l’idea di fare scarpe piombate per entrambi a Nico non è mai piaciuta, ciononostante, piacendole, e molto, l’idea di dover comprare nuove scarpe adatte allo scopo. Cosa da non dire per nessuna ragione in sua presenza, non sia mai che la sua perfetta maschera da paladina delle vie alternative, mostri crepe di banalità proprio ora che la sua vita ha preso una piega nuova e non disdegnabile. Cioè, se per fare questa cosa del piombo servono anche scarpe nuove di zecca, su cui, si sa, la colla tiene meglio e pure i chiodini trovano pelli e gomme sode in cui conficcarsi a dovere per una tenuta che neanche gesucristo… ben venga tutto ciò che si mostri indispensabile!

Ve lo racconto perché la passeggiata “pied a terre”, dopo le ultime, rischiose imprese, sembra andare per la maggiore, tra noi giovani collezionisti di punti senz’ago e filo. L’idea è quella di un blitz carico di aspettative, per i meandri della normalità esistenziale. Il centro turistico, il fine settimana, la gente per le strade, e quanto di più “squallidamente prevedibile” (per usare le sue parole) si possa trovare in giro. Mi chiedo come lo squallore possa poi vivere in Nico, con l’affascinante idea che sia proprio la routine a preservare, per noi cercatori, pepite di “sense of wonder” di dimensioni mai viste, ma contenta lei… contento io! Non è questa un’importante prova d’amore???

Ecco quindi il menu:

  • Shopping propedeutico (dalle due alle quattro ore).

  • Gelato al buon umore per festeggiare l’acquisto (come dire, droga su droga!).

  • Rientro a casa e adattamento delle scarpe. Un paio ciascuno, giusto per cominciare.

  • Cambio di scarpe e discesa fino a Piazzale Ostiense dove ci aspetta la metro blu.

  • Utilizzo massiccio di mezzi di trasporto pubblici a costo di frodare logica e buon senso, al solo scopo di allungare il tragitto e infine raggiungere la fermata “Piazza di Spagna”.

  • Proseguire mano nella mano per via Dei Condotti fino a Via del Corso, voltare per piazza Venezia e imboccare quindi via del Plebiscito fino a Largo di Torre Argentina e giù dritti per Corso Vittorio Emanuele sin dove un’edicola sulla destra c’introduca Piazza Navona.

  • E infine la mia parte preferita: improvvisare.

  • Vietato togliersi le scarpe, chiaro. Qualunque sia la ragione!

Un superprogramma, insomma. Noioso da morire. Se non lo facessi con Nico, cioè.

Ed eccoci qua, quattro meno un quarto zona suburra, sotto Via Cavour. E quando dico “sotto”, intendo una decina di metri sotto il manto stradale. Il sole splende, Nico splende e io probabilmente no, ma sto da dio. Il solo sapere che tra poco passeggeremo piombati sotto questo cielo, la consapevolezza che potrò tenerle la mano raso terra, ha trasformato le sue appendici tattili in irrinunciabili oggetti del desiderio. Se Nico, malgrado le sue politiche, è in preda a compulsioni pre-shopping, io provo qualcosa di molto simile. Infatti mi è paurosamente chiaro che le possibilità di ghermirle la mano sono strettamente connesse ai nostri acquisti, cosa che subordina la realizzazione dei miei attuali desideri al pagamento di un prezzo. In breve i piedi di Nico fibrillano per delle scarpe nuove e le mie mani fremono per delle mani usate, da Nico.

Ad ogni modo sono costretto ad assistere a qualcosa di imprevisto. E non parlo della mia incredibile quanto devastante permanenza in uno di questi luoghi diabolici che chiamano del tutto in malafede “negozidiscarpe”, ma di quanto accade al nostro ingresso allorché un essere mellifluo e privo di connotazioni umane codificate si avvicina a lei.

Buoonaseeraaa, 🙂 posso, per caso essere d’aiuto alla signoora?”

Signora??? Come minimo Nico lo stende con un jab!

🙂 Buona sera 🙂 ”

A sorpresa pare che la mia bella conosca il gioco a menadito. Si sposta come un razzo lungo gli scaffali giusti del negozietto e in un niente è di fronte al tizio con in braccio qualcosa come quindici paia di scarpe.

Mi agevolerebbe, :)per cortesia 🙂 il 40 e il 41 di queste 😉 ? 🙂 ”

Ma ben volentieri 😉 😉 😉 …”

Il tipo raccoglie il malloppo incastrando tutto fra le dita come un cameriere esperto con una valanga di calici.

Cristo!

Nico imposta un nuovo sorriso e riesce a mantenerlo stabile per i cinque minuti che servono al “cameriere” per tornare con gli scatoloni impilati in uno ziggurat traballante.

Inutile dire che la mia cenerentola non trova le SUE scarpe, ma è questo che vende la storia di cenerentola da secoli, no? Nel mondo reale le scarpe giuste non esistono, eppure, di queste scarpe sbagliate se ne vendono a milioni. Questo è un discorso che potrei fare a Nico se non fosse seduta qui davanti intenta a provare tutto.

Un’ora dopo siamo sul terrazzo di casa mia a martellare (sì, Nico martella come un carpentiere e le brillano gli occhi ad ogni colpo ben assestato). Io ho preso delle scarpe da ginnastica. Le più economiche che ho trovato. Tempo impiegato, settanta secondi netti, cronometrati da un’incredula Nico che incassa una vittoria facile sulla scommessa fatta, per soli dieci secondi. Colpa di un cassiere indolente.

Alle sette siamo sudati e senza tempo per la doccia. Ci asciughiamo al volo, presto una magliettina intima alla signoooraaa, usciamo cercando di non guardare il Guru nell’acquario e siamo di nuovo fuori. “Piombiamo” per strada dissimulando scioltezza e disinvoltura, ci guardiamo carichi di cose buone, ci prendiamo le mani in segno di reciproca stima, di fiducia incondizionata nell’altro, e forse di qualcosa di più di ciò che la gente è solita chiamare amore, poi ci infiliamo in metro.

Conoscete Giucas Casella?

Faceva un trucco incredibile alla tv. Guardava in camera e chiedeva ai telespettatori di intrecciare le mani e metterle davanti al televisore. Io avevo più o meno dieci anni, lo so perché vivevo a Milano nella prima delle due case in cui ho vissuto. Casa da cui ci siamo spostati che io avevo undici anni. Insomma il buon Giucas parlava e io come un cretino obbedivo sperando che il suo trucco funzionasse. Ma i miei mi guardavano con malcelata sufficienza. Non sono mai stati tipi da scagliare i loro trabucchi contro i castelli di sabbia di un bambino ma neppure grandi attori. Grazie le stesso, ragazzi!

Alla fine il mago diceva tre parole di sua invenzione e le mani dei telespettatori si incastravano perfettamente, incapaci di liberarsi l’una dall’altra, o almeno questo era ciò che doveva accadere. Non a me. Non allora. Ma adesso, senza televisioni, abracadabra e Giucas, (desolee, mr. Casella!), non solo non posso più lasciare la mano di Nico, ma non ne ho alcuna intenzione!

E anche se c’è qualche fermata da fare, anche se non scendo in metro da tempo, e ho sempre avuto paura del cattivo stato dei treni, della scarsa affidabilità dei romani e che sarebbe bastato un banale incidente per seppellirci tutti sotto il peso immane della storia, oggi sono pronto ad affrontare le catacombe, per lei.

Be’ no, un momento… chi se ne frega della Storia  se il tuo treno si ferma trenta metri sotto terra e un attacco di panico, che avevi ospitato in passato e credeva di non esistere più, riprende a respirare il tuo ossigeno, con buona pace dell’ospitalità e dell’amicizia di vecchia data (?)

In partenza questa era una domanda retorica, avevo pure ingabbiato il punto di domanda alla fine, ma ora posso rispondere: nessuno se ne frega, proprio nessuno, perché è un gran pasticcio se una cosa del genere ti capita con lei al tuo fianco, all’ora di punta, in un treno stracolmo di gente che se pure non ha mai avuto un attacco di panico, ha una insostenibile voglia di procurarsene uno.

Chiaro che è esattamente questo che accade. E accade così:

Il treno frena di botto, la gente viene sballottata avanti e indietro, a qualcuno sfugge un urlo, le luci si spengono e si riaccendono, qualcuno chiede che succede con voce tremante sperando di essere tranquillizzato dall’omone in giacca di pelle e gomma americana che ha accanto. Il tizio per tutta risposta si fa largo per raggiungere un finestrino chiuso solo per scoprire che è bloccato. Accanto a noi c’è qualcuno che sta andando in iper-ventilazione e quel qualcuno è Nico. Ha l’impressione di soffocare e non è poi lontana dalla realtà, visti i metri-cubi d’aria di cui dispone il treno e quelli impegnati dalle persone. Il calcolo è presto fatto e, ahimè, sono forte coi numeri. Sono quindi ragionevolmente certo di non cadere in errore quando dico che entro pochi secondi verrò posseduto dal peggior attacco di panico della mia vita. Spero solo di non dare di matto, sai che figura di merda con Nico??? Specie se non è ancora svenuta!

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61 thoughts on “46 (Cenerentola era una matta)

  1. Quanto si deve preparare prima ogni cosa, pur di avere una parvenza di normalità.
    Ma tutto è fatto con gioia, forse con un briciolo di incoscienza.
    Panico! Le cose non sono sempre prevedibili ed adattarsi richiede uno sforzo.
    Rincorrere la felicità o farsi raggiungere da essa non è sempre facile.

  2. Sono sempre io says:

    “Le concessioni possono essere un’arma a doppio taglio, soprattutto in presenza di aspettative”.
    Caro Ben, queste tue parole fanno apparire Nicoletta come una mediocre profittatrice, interessata ad ottenere qualcosa: denaro, matrimonio, favori o che altro. Sentivo che c’era qualcosa che non andava.
    Ma, se veramente Nico è così, sconsiglio VIVAMENTE a Luca di continuare a frequentarla.
    Un saluto affettuoso a te e a Luca

    • benapfel says:

      Alt, alt! 🙂 In realtà il mio era un discorso generico, lontano dalle dinamiche e dai miracoli di romanzi e blomanzi, ma indirizzato all’esistenza, alla vita di coppia per come viene affrontata e interpretata nel mondo reale.
      Due saluti affettuosi a te, Simansheela.

      Ben

  3. Che bella coppia! Finalmente (anche se hai detto che manca poco alla fine) una storia che non si conclude con lui e lei che si baciano/mettono insieme e tanti saluti. Tutto quello che viene dopo è ugualmente affascinante da raccontare del prima, secondo me!

    • benapfel says:

      La penso anch’io così, infatti riempio le mie storie di contro finali contrcontro finali e via discorrendo. Ma al di là della riluttanza a mollare dei peronaggi cn cui mi diverto, c’è anche il dovere di concludere i discorsi aperti che vorrei chiudere e sospendere per bene quelli che non vano chiusi 🙂
      Grazie, Phoebo.
      Un abbraccio!

      Ben

  4. ivano f says:

    ciao, è proprio vero che non si finisce mai di imparare: mi avevano insegnato che scrivendo bisogna stare lontani dai cliché (che sennò diventi cieco, non ti sposi, ti si ferma la crescita… e poi portano indubbiamente sfiga), invece… invece a quanto pare se li sai maneggiare bene puoi benissimo usarli, a quanto pare l’abilità permette di far germogliare gemme da qualunque cosa. E non guardarmi con quella faccia lì, anche se mi indichi con insistenza la luna io guarderò sempre il dito, la luna è troppo lontana e la vedo troppo sfocata… ma aspetta forse qualcosa la vedo: non sarà che la situazione di lui che in un minuto ha scelto le scarpe mentre lei ci mette una vita non è in realtà un cliché ma una condizione universale dell’Uomo (o perlomeno ha avviato l’iter burocratico per ottenere questa qualifica)? O… non sarà mica invece che coll’aver costretto Luca e Nico in una situazione così banale vuoi suggerirci che in fondo in fondo loro non sono diversi da noi, e perciò di riflesso anche noi come loro possiamo volare? Adesso però basta, cominciano a bruciarmi gli occhi… Ancora grazie a te (mi ripeto ma mai abbastanza), saluti e ogni bene

    • benapfel says:

      Ciao Ivano. Grazie per aver parlato di cliché. Non sono sicuro ma forsse ne ho già parlato tempo fa proprio su questi schermi, ma siccome ho una memoria di creta, da cui il termine “cretino”, correrò il rischio di ripetermi.
      Io adoro i cliché, io vorrei utilizzare solo cliché e anzi cerco di fare del mio meglio i n questo senso. Credo che vengano maltrattati ingiustamente. Eppure ci consentono di risparmiare parole, spesso nascondono il nocciolo di una! verità.
      Insomma dovrebbero essere i migliori amici dello scrittore. A lavorarseli a dovere si riesce ad alternare omogeneizzati d’azione e fasi per digerire le quali si consiglia un uso massiccio dei denti.
      Cos’è il ritmo se non questo. Il respiro di una storia inspirare espirare, inspirare…
      Grazie a te, per aver tirato fuori l’argomento introducendolo in maniera così acuta. 🙂
      Un abbraccio, Ivano!

      Ben

  5. Sa says:

    Che Cenerentola avesse un problema non v’era dubbio alcuno, ahimè!
    Mai fidarsi di certe principesse.. io preferisco scarpette rosse (le scarpe per noi donne sono qualcosa di irresistibile) e sentieri di mattonino gialli, al più correre dietro a Biancognigli e Brucaliffi…

    • benapfel says:

      Se fossi una donna navigherei per quelle stesse sponde, carissima!
      Ma questo non è certo uno scoop!
      Tanti baci per Sandra!

      Ben

  6. sonosimansheela says:

    Nico che impazzisce in un negozio di scarpe non mi piace moltissimo ma se va bene a Luca…!
    “Contenta lei, contento io” dice.
    Comunque, mi rivolgo a Primula che vedo piuttosto perplessa, io penso davvero che adattarsi, nei limiti del possibile, sia una prova di grandissimo amore. Penso, ad esempio, che se a Luca piace, chessò, il calamaro, sono sicura che Nicoletta, pur non amando per niente questo mollusco, imparerà per amore a preparare il più buon piatto di mezze maniche, carciofi e calamaro al mondo.
    Staremo a vedere cosa accadrà, nel frattempo saluto Primula e invio un abbraccio a Ben.

    • benapfel says:

      Ricambio un bacio e dico la mia sulla questione che non è così semplice.
      Le concessioni possono essere un’arma a doppio taglio, soprattutto in presenza di aspettative.
      Se per amore Nico impara a a preparare il calamaro, e lo fa per qualcosa, qualunque cosa, persino l’amore.
      Potrebbe poi aspettarsi in gesto del genere da Luca su qulcos’altro. Insomma, difficilmente si riesce a fare una cosa senza aspettarsi parità di trattamento. Ma d’altra parte Luca, per quanto appaia cinico dirlo, non ha né chiesto nè tanto meno preteso le famose mezzemaniche. Voglio dire che mi pare più sano e maturo partire mostrando ciò che fa piacere fare piuttosto che impelagarsi in concessioni e aspettative. Ecco io ho messo la legna, a voi accendere il fuoco per bene.
      Un doppio bacio travolgente a Simansheela e Primula. 😀

      Ben

      • Mi riprendo dal bacio travolgente … mi inserisco nella questione adattamento/concessioni in un rapporto di coppia.
        Cara Simansheela resto perplessa, sempre, quando, sia anche per amore, qualcuno/a deve forzare la propria natura. Si finirebbe a lungo andare con un logorante gioco di offerta/domanda (mi si perdoni la semplificazione da pubblicità ma credo che renda l’idea) sul quale un rapporto può esaurirsi per naturale sfinimento. Mantengo il fuoco ben acceso, e non solo della discussione sulla questione, con un rapporto in cui ognuno debba e possa avere e salvaguardare i propri spazi. Solo suoi. L’eccessiva simbiosi non è costruttiva in amore, ma questa è una mia personalissima opinione ed esperienza.
        Ribacio e riabbraccio entrambi 🙂
        Primula

      • benapfel says:

        🙂
        Dai Simansheela! Siamo nel primo talk show armonico e non chiassoso della storia senza considerare che a chi “parla” e a chi “ascolta” interessa sul serio l’argomento. Insomma qui la pecora nera sono io che vivo letteralmente dei vostri commenti e/o dibattiti come un innamorato inappetente. Mi perdonate se vi vampirizzo un po’, vero??? Voi potete fare lo stesso con me, eh!!! 😀 😀 😀
        Scusate ma ho sentito dire che tre o più righe di sciocchezze fanno un ottimo moderatore!

      • Ahahah!!! Si sta talmente bene da te che abbiamo scambiato l’angolo commenti per un forum sull’amore 🙂
        Ma mi sono vista nominata e salutata per cui non potevo non rispondere. 🙂
        P. S. Comunque … sono Primula 😉
        Buona serata Ben. Baci!:-)

  7. Noel says:

    Non c’è male: questa Cenerentola che calza il 41 ha proprio un bel piedino! Mi chiedo come farà Luca a farle calzare le scarpine di cristallo, sarà certamente un problema.
    Tantissimi saluti, baci e abbracci da Noel

  8. E il navigar m’è dolce in questo mare di scarpe (che anche io acquisto come Luca), nel giorno dopo giorno di quelle cose che non faresti mai se non con quella particolare persona lì. Ma poi all’improvviso… Lo scopriremo in una delle prossime puntate.

    Intanto io, di scoperta, ne ho fatta un’altra: che in Luca c’è un po’ di Ben… Scommetto che è Ben che ha vissuto a Milano. E poi ne ha preso le distanze. (Oppure ormai Ben stesso è un personaggio nella mia testa!!!)

    • benapfel says:

      Carissima, hai la mia stima per il mode di acquisto scarpe 🙂
      E sì io ho vissuto a Milano e ho passato un ricordo mio a Luca paro paro. Beccato, in pieno, Alice.
      Certo che non vi sfugge nulla, eh???
      Bacio e abbraccio, cara Sherlock!

      Ben

  9. Simansheela says:

    “…affascinante idea che sia proprio la routine a preservare, per noi cercatori, pepite di “sense of wonder” di dimensioni mai viste…”
    Giustissimo questo pensiero di Luca, sono perfettamente d’accordo con lui. Anzi, credo che le pepite più belle e preziose siano da ricercarsi proprio nelle piccole, umili cose della vita di tutti i giorni, nel gusto di un cono alla nocciola, nel martellare gioioso per riparare qualcosa, in una breve sosta sui gradini di Piazza di Spagna dopo aver camminato a lungo con comode scarpe da ginnastica, o facendo la lèche-vitrine in via del Corso.
    Non è un superprogramma noioso, è il fantastico della vita, però bisogna saper riconoscere le pepite, distinguerle da quelle false e non continuare a crogiolarsi nell’ insoddisfazione.
    Un bel programma, forse non per tutti, ma sono sicura che i ragazzi ce la faranno!
    Ciao, Ben, un salutone affettuoso a te.

    • benapfel says:

      Parlondo con voi, ammetto che ciò che è ho sta diventando farefuorilamedusa mi è sempre più chiaro ed è un lavoro indispensabile ormai, trarre conclusioni capitolo dopo capitolo e fare il punto dello sviluppo dei protagomisti. E oggi, cara Simansheela, anche con te faccio i conti ed è una gran comodita. Ogni scrittore dovrebbe avere degli… sparing partner con cui confrontarsi e non posso che sentirmi un privilegiato e ringraziare il giorno in cui ho deciso di dare il via a tutto questo. Impossibile prevederne gli esiti fino al punto in cui la lettura dei commenti si trasforma in uno straordinario strumento di focalizzazione del lavoro.
      Non ci sono parole. Grazie infinite!

      Ben

  10. Una Roma raso terra, anzi sottoterra anche!
    Soprattutto una “coppia raso terra” in cui mi pare Nico sia più a suo agio. Nonostante la scelta forzata o meglio “piombata”, riesce a trovare un risvolto opportunisticamente positivo: acquistare scarpe nuove per lo scopo.
    Ciò che per Luca è un bisogno (e infatti acquista un semplicissimo ed economico paio di scarpe da ginnastica) per Nico è un desiderio trasformato in necessità irrinunciabile.
    Ancora due modi diversi di vedere la vita e l’annosa dicotomia tra bisogno e desiderio, fame e appetito … su cui si potrebbe discutere a lungo.
    Mi sembra tuttavia che Luca abbia le idee chiare in merito “la mia cenerentola non trova le SUE scarpe, ma è questo che vende la storia di cenerentola da secoli, no? Nel mondo reale le scarpe giuste non esistono, eppure, di queste scarpe sbagliate se ne vendono a milioni.”
    Dovremmo ragionevolmente poter vivere senza lo stesso oggetto in mille fogge o colori diversi.
    È un caso se di questo capitolo mi rimangono impresse, a parte la metafora delle scarpe, frasi come “crepe di banalità”, “normalità esistenziale”, “squallidamente prevedibile”, “noioso da morire, se non lo facessi con Nico, cioè!” , “contenta lei, contento io! Non è questa un’importante prova d’amore???” ?
    Amare è adeguarsi? Mmm!! … sarà … ho le mie perplessità in proposito e continuo a tifare per Luca, (non certo un “falsario” a meno di clamorose smentite, e ci siamo intesi …), Nico capirà, troppo astuta per non farlo. 😉
    Grandissimo lavoro Ben
    Un abbraccio
    Primula

    • benapfel says:

      Ogni volta che ipotizzi un futuro centri la questione, primula, ma ormai lo so!
      Indubbio che Luca tenda a farsi antifalsario, ma le sue perplessità, lo inscrivono inevitabilmente nel nostro grande mondo di maschere da cui, e questo me lo chiedo io ogni giorno, pensando a ciò che scrivo, forse non ci si può emancipare del tutto. (Luca compreso?)
      L’amore impone le sue maschere?
      Ripenso spesso a “Persona” di I.Bergman il cui titolo significa “maschera”.
      Il gioco dei ruoli imposti o auto imposti, è parte della nostra realtà, fino a che punto?
      Queste le domande che sottopongo di oontinuo ai personaggi, ecco perché, la lettura dei Falsari mi ha preso in piena faccia, anche se si tratta di un romanzo molto complesso e stratificato, del tutto imparagonabile al mio piccolo divertissement…
      Quante cose vorrei discutere con te Primula!
      Bisogna assolutamente trovare il modo di costruire un piccolo salotto letterario in cui affrontare le questione più urgenti della narrativa.
      In lista tra le cose da fare assolutamente. Organizziamoci, dai!
      Abbraccione.

      Ben

      • Bellissima idea Ben. Io ci sto. Il mio sogno è sempre stato quello di ricreare un luogo tipo i caffé letterari del ‘700 francese, o i salotti delle colte dame alto-borghesi dell’epoca … 🙂 Siamo un po’ sparsi però, l’unico luogo è il salotto virtuale del web in attesa di eventuali e sperabili rendez-vous. Mi pare che a qualcun altro attiri l’idea e siccome sono abituata a essere molto diretta mi riferisco a Eteroclito/Cristian … (con o senza h? Ora mi sembro Luca!! :-)!) interessante figliolo.
        Abbraccione a entrambi. Spero apprezzi anche lui … 😉
        Primula

      • benapfel says:

        Sì, sì, io vi terrò aggiornatissimi su tutti i miei spostamenti italiani. Chissà che non ci si possa vedere davvero!
        Il mio sogno è il salotto letterario, con voi tutti.
        Magari!

        Ben

      • Ciao Primula, certo che apprezzo!
        Innanzi tutto ti ringrazio per il “figliolo”, che fa sempre piacere 😉
        Io l’idea del rendez-vous l’avevo lanciata a Ben già dopo i primi capitoli che avevo letto (che si può organizzare a Roma oppure ovunque si trovi un baricentro, come pure percorsi personalizzati per scendere o salire lo stivale in modo organizzato): a parte qualche raro caso, la lettura dei commenti risulta molto edificante, e migliora la rielaborazione della propria lettura, che com’è naturale che sia si sofferma su particolari diversi per ogni lettore.
        Unico problema risulta la mole di materiale da tener sott’occhio, ed il dispiacere nello scorgere che tanti di quei commenti potrebbero diventare potenziali discussioni di gruppo, dei balsami per le nostre anime 🙂

        Comunque Primula, tu mi dai del figliolo, quando invece io ho una propensione così squisitamente senile verso i miei vecchi ricordi…
        Giustappunto, e senza l’intenzione di farmi pubblicità (anche perché non penso di meritarla) mi hai fatto ricordare di aver scritto un post qualche anno fa, che si potrebbe dire esser qui diventata un’idea comune:
        http://eteroclito.wordpress.com/2009/03/11/al-bohemienne/

        Ah, sì: Cristian senza h – Ben penso la usi come vezzeggiativo 😉

  11. Simansheela says:

    Solo lievissimamente delusa dalla tendenza di Nico allo shopping compulsivo. In compenso mi poiace molto, questo sì, vederla martellare sul terrazzo, mentre le brillano gli occhi.

    • benapfel says:

      Eh sì, anche la prima delle attiviste anti-majors nasconde almeno uno scheletro nella scarpiera 🙂
      Bacissimi, Simansheela!

      Ben

      • Intendi in questo capitolo? Beh, direi che invece è una delle parti fondamentali, che legano il sottile dualismo tra Amore ed innamoramento: l’abbandono della fase REM nella ricerca “terrena” della Felicità 🙂
        Poi te ne esci sempre con qualche chicca, come in questo caso il Giucas Casella Paralizzante… se la mia memoria non m’inganna però il numero era un po’ diverso, diceva sempre “Non fatelo voi a casa, è estremamente pericoloso!” (infatti riusciva solo con quelli presenti nello studio) a cui seguivano sempre telefonate in diretta e notizie di persone immaginarie sparse per l’Italia che con le mani inchiodate sopra la testa da una forza oscura gironzolavano impauriti per i propri salotti.
        Grasse risate, con una punta di tristezza nel riscontro empirico di non far parte di quella “magia” 😉

      • benapfel says:

        Indiscutibile, Christian, ‘sta volta ti dò ragione su tutti i fronti. E anche la mia memoria sull’esperimento di Giucas è stato butato giù com elo ricordavo, ma la memoria di un bambinno di 10 potrebbe aver giocato nel tempo fino al ricordo attuale. Quindi mi rimetto alla storia consapevole che potrebbe essere come dici tu, anche perché ricordo chiaramente l’ammonimento a non farlo da casa… Be’, poco male! 😉
        Se ho sbagliato potete capirmi, insomma ero piccino 🙂
        Sei stato illuminante, Chris, grazie!!!

        Ben

      • Ben, guarda che siamo coetanei 😉
        L’unica differenza è che io occupo spazio di memoria inutile sul disco fisso del mio cervello, invece di usarlo come dimostri di fare tu in modo più costruttivo!
        Ti dirò: sta cosa ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma sono pienamente d’accordo con te sul fatto che questa mia puntualizzazione sia completamente ininfluente rispetto alla piacevolezza del tuo racconto e del ricordo suscitato!

      • benapfel says:

        Macché ininfluente! Io non ero per niente ironico! O ti riferisci ad altro?
        E poi non ho mai pensato alla tua età… anche se ora la so! 🙂

      • L’età è solo un numero 😉
        Macchè ironie, intendevo solo dire che la mia puntualizzazione era utile quanto dire che il cavallo bianco di Napoleone in realtà era grigio antanico!
        E so che questo mio lato di puntualizzare cose inutili, seppur privo di malafede, a più di qualcuno possa dar fastidio 🙂
        Se in te non suscita questo sentimento, probabilmente fai parte dell’Alto Consiglio Vulcaniano, quindi “lunga vita e prosperità, Ben!” \\ //,

        N.B. prendendo spunto da altri commenti: trovare un amico smanettone che ci imbastisca una sottospecie di chat pubblica per darci modo di ricreare un bel caffè Bohèmienne dove poter confrontare idee e supposizioni sarebbe stupendo – oltre che “logico” lol

  12. C’è proprio tutto nelle parole di Luca: ironia e tenerezza, scoperta eccitante e infinita dolcezza, trepide aspettative nei ‘meandri della normalità’ di una lunga passeggiata per le vie di Roma. Che altro si può chiedere?
    Ben, rimango ogni volta più incantata da questa storia: i due personaggi vivono e io come Primula mi sto terribilmente affezionando a loro.

    • benapfel says:

      Fantastica Velia, questo è quanto di meglio si può fare con una storia: non quello che faccio io ma quello che fai tu, creare un rapporto con in personaggi e vivere di riflesso le loro emozioni. Sono strafelice che la magia abbia luogo, questo tipo di magia, altro che Giucas Casella! 🙂
      Un abbraccio grande, Velia, e grazie!

      Ben

  13. labloggastorie says:

    Quanto è difficile camminare sulla strada della vita e dell’amore? Ed allora ecco che ci confezioniamo un bel paio di scarpe nuove per regalarci la sensazione che i nostri piedi non sentiranno il dolore dei sassi sulla strada, non si sporcheranno tra la sabbia dei sentimenti, s’ innalzeranno sui tacchi della finzione, si manterranno ben saldi con il piombo della volontà. Vale davvero la pena cercare la “misura” di un cammino? Dare un “numero” o un valore al percorso? Scegliere un colore che si abbini ad un sorriso? Chissà se Luca riuscirá a capire che non è il rifugio sotto terra a causare il panico ma lo è il sotterfugio della sua favola…
    Consuetudinariamente ti abbraccio e con piombata stima di auguro affettuosamente buon lavoro!

      • Ben sono io che ringrazio te perchè capitolo dopo capitolo, tra la storia e la metafora viene fuori qualcosa di me che imparo…non so (cosa sarò o) cosa farò da grande ma di certo sto iniziando a capirlo togliendomi le scarpe!
        Un abbraccio davvero grande per te!

      • benapfel says:

        Caspita!
        è davvero una grossa responsabilità, questa. 🙂
        Ma non si dica che mi tiro indietro!
        Dunque ricambio il super-abbraccio e ringrazio per i brandelli di poesia che mi regali. 🙂

        Ben

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