capitolo

41 (La caduta)

Hai i capelli asciutti!”, mi fa Nico ridendosela.

E allora?”

Ti stanno dritti in piedi!”

E vabè…”

Sembri Bobby Solo!”

Fico!”, dico io che ho capito Han solo, capitano della più bella nave spaziale di Star Wars, inoltre la sua asserzione è sensata, vista la virata eseguita poc’anzi ad evitar la saetta.

Contento tu…!”, dice lei.

Non capisco ma sono lieto che la conversazione sia terminata, perché siamo troppo veloci e la visibilità è compromessa da quello che spero sia un singolo lungo banco di nebbia, e perché quando lei parla non sono in grado di non rispondere. Chi diceva che quando in una frase ci sono troppi “non”, non è un buon segno??? Sicuramente un cretino perché neanche il tempo di dire “non” e la città torna visibile. In altre parole il presunto singolo e lungo banco di nebbia era davvero singolo e lungo.

La cosa mi tranquillizza e la tiro a me, e per una manciata di secondi, che a ricordarli poi sono un’eternità, siamo abbracciati, baciati e  semi-pomiciati. Quasi non ce ne accorgiamo, che il vento è troppo forte, che stiamo schizzando, che sbandiamo ed è un terribile, spaventoso su e giù, dove “su” c’è il cielo e giù no.

Aggrappati forte a me!”, urlo a Nico che già lo sta facendo, e non importa se non capisce cosa dico e grida forte “Cosaa???”

Siamo a un centinaio di metri da terra, sento la stretta di Nico stritolarmi le costole, il suo cuore che corre all’impazzata e penso che potrei anche chiudere gli occhi, concentrarmi su di lei e lasciarmi morire così… ma sotto di noi c’è l’Aventino e in fondo alla strada la piramide. Siamo troppo vicino a casa per mollare. Quindi sono io a stringerla forte, a premere il suo regale capo contro il mio petto, e mentre ce l’ho lì è dura non guardarla splendere tra i lampi e sciocco e la guardo e il Grande Puffo qui giù rimane impietrito ed è una fortuna, giuro, perché penso alla pietra e penso che ciò contro cui ci schianteremo è solida pietra. Un solido molto solido, e non il solito solido, un solido monumentale e bianco come un fantasma, ma tangibile, il fantasma di un passato scomparso, sparito per sempre, uno stronzo dell’altro mondo che al momento del salto nel buco nero s’è tirato indietro, un traditore, uno che davanti a costruzioni nuove di pacca e a qualche incredulo inquilino del terzo millennio e del quarto piano, non resiste, un curiosone, questo è la piramide, un rompiballe con una punta frangi-meteore sulla testa, a mo’ di cappellino di carta. Perché a questo servivano le piramidi, secondo Fred Hoyle, malanima d’un genio, proprio su questo doveva sbagliarsi! Perché se l’avesse scritto, che le piramidi avevano questa dannata forma per frantumare gli svent(u)rati che cadevano dal cielo durante le piogge d’uomini, documentate e frequenti, nei cieli d’Egitto di 10 000 anni fa…

Certo, i romani arrivavano tardi e colla loro ingloriosa fissa per la gloria e l’innato gusto per la pompa magna-magna, tutti a festeggiare le vittorie di qualunque importanza, ivi compresa quella postuma, quella crudele su Luca e Nico, colpevoli di volo senza brevetto dentro il temporale perfetto...  non è un peccato mortale? Proprio ora che se la godevano, ora che lui conosceva così bene la sua mano e i suoi solchi, il suo odore di bucato e zenzero e la sua voce di biglie trasparenti.

Ok potreste vederla come una morte strafica, e posso anche starci ma perché non poco fa?, perché non un bell’infarto fulminante quando abbiamo evitato il fulmine? Sai che spasso i titoli dei quotidiani! Per quanto la cosa possa essere soggettiva, dubito che qualcuno potrebbe inserire la morte per impatto violento contro oggetto acuminato né il successivo smembramento, ai primi posti della classifica, “Le meglio idee per crepare felici.”

Per nulla elegante, come morte… piuttosto macchinosa, anzitutto, e autocompiacente. Ma ci pensate… che schifo sul mio vestitino bianco? Tutte quelle macchie… quel rosso saturo non ha nulla di elegante, insomma è semplicemente osceno. Non lo chiedo a Nico, solo per non gettarla nello sconforto, ma è chiaro che sarebbe con me! E penso alla velocità del pensiero: l’aria quassù s’è fatta gelida, segno che le calde correnti ascensionali sono lontane. Non per niente perdiamo quota. Non come la classica mosca colpita alla nuca, ali tese, spirale rapida, no! È più come planare a duecento all’ora, non so se avete presente. Diciamo che la piramide è più o meno sotto di noi e che continuando a scendere a questa velocità, pur mantenendo il corpo parallelo al suolo, potremmo trovarci, fra un secondo abbondante, a schiantarci contro il suo vertice, non è orribile come caderci di sopra ma ugualmente fatale. Il lato positivo della faccenda è che abbiamo una possibilità. Devo virare, devo solo virare. Questione di tempismo, e possiamo farcela. Nico non dice nulla ma non serve, resta accucciata a me e crede in me, è il suo corpo, il modo in cui si incastra al mio, a suggerirmelo. Lei lo sa che posso e lo so anch’io perché l’ho già fatto, e se siamo vivi è perché ho gestito la cosa con freddezza e perché ho visto Guerre Stellari un sufficiente numero di volte, e perché ho sempre sognato di guidare il Millennium Falcon e perché. (fomentato non-avente-diritto, ingannato dalle sue parole che, pur non facendolo, mi paragonano a Han Solo) vado.

Ed eccomi, mi libro sull’Aventino tenendola stretta e guardando la sua frangetta sventolante, quindi mi volto a guardare dietro di noi provocandomi un torcicollo spaziale. Acceleriamo improvvisamente vittime di un vento forza cento che non sente ragioni, è proprio qua ormai, la vedo tardi, mi accartoccio a proteggere Nico come fosse l’unica speranza dell’umanità e la mia schiena si schianta contro il lato piatto freddo e marmoreo della Piramide di Caio Cestio, antico bell’imbusto Romano che soggiogato dalle mode cedette alla tentazione di possederne una… ah piramidi… il massimo, in fatto di tombe… maledetto coglione!

La botta è così forte che il torcicollo mi passa all’istante al prezzo equo di qualche incrinatura tra le costole e una lunga serie di contusioni lungo la spina dorsale. Nico sta bene.

Come stai?”, le chiedo subito.

Bene”, dice. Visto?

Quindi scivoliamo giù lungo il lato nord della tomba dolente ma sdrucciolevole di Caio, come bimbi su un mega scivolo del primo secolo a.c.

Atterrati sul prato ai piedi della piramide, Nico libera una risata e mi chiede se voglio rifarlo. Prego il dio delle piramidi che scherzi, mentre, instancabile imbecille, rispondo,

Certo che sì!”

Fortuna vuole che scherzasse, ma siamo comunque intrappolati in un recinto di mura che non sarò mai in grado di scavalcare, con questa schiena. Perché questo recinto? L’idea è di tale Aureliano, imperatore noto per non aver mai avuto un cazzo da fare! Ma la mia alacre Nico ha già scovato la breccia che conduce fuori. Opera di un tombarolo originario di Pomezia, attivo nei fumosi anni novanta, noto d’ora in poi per aver contribuito ad evitare che la donna della mia vita mi trovasse in un angolo a piangere come un bambino ben prima delle nozze.

Liberi e coi piedi sui sampietrini sconnessi dell’Urbe ci troviamo davanti una salita. Lei mi prende la mano e guarda la strada.

Ecco cosa non manca mai dopo una discesa”, mi fa.

Io… credo… casa mia è proprio lassù.”, dico.

Mi guarda senza capire se le mie parole hanno un senso.

No, non sto delirando, dico sul serio…”mormoro. E lei dice

Andiamo.”,  e accade.

L’unico miracolo di questa storia, perché volare quando ci si tocca, in fondo è normale, ma

sentire sparire i dolori di mille fratture al solo pronunciare una parola comune, comunissima, quasi banale come “andiamo” non s’è m’hai visto. Mentre camminiamo verso casa mia il cielo è ancora nero e c’è odore di alberi e poco smog, Nico mi cammina accanto e si guarda intorno, ha l’aria di chi vede un posto nuovo ma anche di chi in quel posto pensa di tornarci. Passiamo davanti al giardinetto con le altalene, ma a lei , come a me, oggi interessa lo scivolo. Lucido e luccicante. Sorride e mi segue giù per un viale con qualche villetta su un lato e delle aiole sull’altro. piego a destra, allungo il passo e mi fermo davanti a un cancello nero. Giro la chiave senza voltarmi, apro il cancello e lo tengo aperto per lei. Ora mi osserva come non mi conoscesse più, il cuore salta un colpo, è ferma immobile sul posto a piedi uniti. Se li guarda, forse riflette, fa un passo.

E così abiti qui, Luca…”

“Sì… questa è casa mia.”

Mentre facciamo le scale c’è un istante, davvero breve in cui vedo tutto con occhi nuovi e di tutto ciò che vedo, una cosa mi colpisce più delle altre, una cosa che m’era sfuggita:

Ci fa atterrare… dolcemente, smorza la caduta.

Ecco che ci fa una piramide al centro di Roma.

Poi ho tipo quaranta fitte lancinanti alla schiena.farefuorilamedusa_41

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45 thoughts on “41 (La caduta)

  1. Dottordivago says:

    Solo un appunto: Han Solo, oltre ad essere un personaggio fantastico, non è il capitano “della più bella nave spaziale di Star Wars”.
    È il comandante del Millennium Falcon, la più bella nave spaziale della storia del cinema.
    Ti tengo d’occhio…

  2. Deve essere per forza in gamba uno che scrive così tanto senza farmi annoiare a morte. 🙂 Complimenti.
    Nico sta bene. “Come stai?”le chiedo subito…
    sarò io che sono strano ma la trovo davvero geniale.
    un saluto.
    Simon

    • benapfel says:

      Ciao SimonJamesTerzo, millegrazie. è impagabile “sentir parlare” così un lettore.
      Strano, dici… Be’, se può farti sentir meglio, anche a me non era parsa tanto male 🙂
      Un caro saluto!

      Ben

  3. Kipod says:

    Scusa, Ben, il mio pseudonimo è Kipod ma, per errore, ho firmato col mio nome, non importa,sottoscrivo tutto quello che ha detto Rut,e confermo l’abbraccio affettuoso.

  4. Rut says:

    E così la Piramide è presente già nella puntata 0 e la storia di Farefuorilamedusa esiste in forma di canovaccio nella mente dell’autore sin da quando Luca, con la sua camicia bianca a fiorellini rossi e blu, entra in un locale di Roma. E sin da quando elabora il suo piano B che non ha mai funzionato ma che comunque lo ha temprato.
    Mi dispiace di essere approdata alla Medusa quando già era iniziata da un bel po’, dovendo dunque recuperare in fretta tutte le precedenti puntate.
    Davvero il romanzo va letto e riletto per essere gustato sino in fondo ed è quello che mi propongo di fare.
    Un abbraccio affettuosissimo allo scrittore

    • benapfel says:

      Kipod, e bello “sentir dire” parole come le tue, per chi ha lavorato al progetto con impegno per circa 8 mesi 🙂 è davvero gratificante, e ora che è quasi finita suona come un primo bilancio positivo. Grazie!
      Un affettuosissimo abbraccio a te, Rut!

      Ben

  5. Marianella says:

    Scampato il pericolo e superato il momento di paura, i due finalmente tirano un sospiro di sollievo. Nico mi piace di più: ride e scherza e, se me lo consenti, Ben, la trovo più simpatica.
    Ora hanno entrambi voglia di guardare tutto con occhi nuovi e iniziare un percorso assieme.
    Quando passerò dalle parti della Piramide darò uno sguardo intorno per vedere se riconosco la casa di Luca, mi va di pensare che sono ancora lì, stanno bene e sono felici. Ciao, Ben, un abbraccio a te.

    • benapfel says:

      Ciao Marianella!
      Sì, Nico è più simpatica ma anche più presente, no? 🙂
      Certo, passa dalla piramide e guardo la grande salita di via della porta ardeatina. Lassù, in via girolamo Dandini 2 c’è la casa di Luca Massi e Gabri 🙂
      Abbracci e baci, Marianella!

      Ben

  6. So di ripetermi ma è inevitabile.
    Ben bello Ben questo capitolo! 🙂 (Perdona la cacofonia!)
    Vertiginoso! … almeno nella prima parte. Il ritmo delle frasi è veloce, s’inseguono brevi una dopo l’altra proprio come rapida è la discesa. Non so se sia voluto, ma come sempre sposi perfettamente contenuto e stile, e anche in questo caso mi ripeto.
    Ho avuto un flash e sono andata a controllare l’inizio della storia (cap. 0) dove Luca si poneva la domanda che cazzo ci fa una piramide al centro di Roma? e nessuno allora gli aveva risposto.
    Ora si risponde da solo Ecco che ci fa una piramide al centro di Roma
    Riferimenti storici a parte, la piramide sembra lì per “accogliere” la coppietta e, considerato l’atterraggio e anche la “quiete dopo la tempesta”, la tranquillità e la dolcezza che si percepiscono nella parte finale del capitolo, il loro amore sarà sicuramente solido. Hai talmente ripetuto questo aggettivo consecutivamente che non possiamo escludere questo sviluppo!
    Aggiungerei anche l’ Andiamo di Nico , Nico mi cammina accanto e si guarda intorno, ha l’aria di chi vede un posto nuovo ma anche di chi in quel posto pensa di tornarci, il fatto che affrontano insieme una nuova salita questa volta atterrando dolcemente, che entrano nella casa…
    Piramide nido d’amore? Capitolo che apre prospettive di una vita nuova? Spero che Luca non sia deluso un’altra volta.
    Desidero che la storia continui perché un finale del blomanzo aperto come questo (come qualcuno auspicava, ho letto) non farebbe che alimentare le ipotesi di “metaracconti” di cui la sottoscritta pare essere specialista, con buona pace di qualcuno.
    Attendo il seguito sempre felice di leggerti carissimo Ben. 🙂
    Consueto amichevole e affettuoso abbraccio
    Primula

      • p.s.2 Sto invadendo il campo … Ho letto i commenti dopo il mio, e ho visto che hai già risposto sulla corrispondenza tra cap.0 e questo circa la questione “piramide”. Mi era davvero sfuggito. Comunque mi serve per una conferma: allora, è vero che il lettore capisce lo scrittore se legge con attenzione e che ri-scrive l’opera insieme a lui!!!
        Tolgo il disturbo.
        Baci!! 🙂

      • benapfel says:

        è più che vero e potremmo discuterne a lungo, ci sono moltissimi corollari a questo postulato. Si dovrà fare prima o poi una lunga chiacchierata sull’argomento!!!
        🙂

    • benapfel says:

      E come sempre mi spieghi un po’ di cose sul blomanzo che m’ero perso nella scrittura ma che riconosco, memorizzo e riutilizzo, come sempre. La tua lettura mi è ormai indispensabile, primula.
      il precipizio linguistico è architettato così come la ripetizione parossistica di “solido” anche se non sapevo perché mi ci stavo intignando. Ma a te nulla sfugge e così leggerti mi serve a stanarmi, è un po’ come scavarsi dentro. E tutto torna. è un’ipotesi di rapporto come paventato evidentemente da Luca… Incredibile, primula! Grazie!!!
      E sempre più bello farsi leggere 🙂
      Un caloroso abbraccio.

      Ben

  7. Marianella says:

    Una morte strafica, e posso anche starci”, è questo il pensiero di luca mentre precipita a gran velocità in direzione della Piramide: per un attimo pensa che, in fondo, non sarebbe poi tanto male morire così, abbracciato alla persona che ama e che ha finalmente ritrovato.
    Questo, Ben, è veramente il punto che mi ha intrigato e commosso maggiormente, in tutto il romanzo, credimi!
    Ma, per fortuna, Luca ci ripensa subito: perché proprio adesso che è felice accanto alla sua Nico? E così decide di affrontare quell’attimo di scoraggiamento in cui pensava di non farcela. Con tempismo perfetto vira, vira sul lato piatto del monumento e… si salva.
    Questo sì che è strafico! Ciao, Ben.

    Marianella

  8. Bivrakha says:

    Luca, stretto alla sua amata nel cielo di Roma, si sente davvero il comandante di un’astronave, molto più somigliante a Harrison Ford che a Bobby Solo, ed è per questo che le sue orecchie lo ingannano. In effetti, Nicoletta si riferiva ai capelli ritti sulla testa (un filo di paura li ha fatti rizzare?) e non aveva in mente l’eroe di Guerre stellari.
    Ma Han Solo, con la sua abilità, porta il Millennium Falcon fuori dalla galassia di nebbia e non importa se sono di nuovo sballottolati nella tempesta di vento, tanto non se ne accorgono neppure.
    Un cordiale saluto a Ben

    • benapfel says:

      Ricostruzione certosina e senza sbavatura, che aggiunge un elemento non scritta ma presente! L’equivoco è accentuato dal fatto che Luca si sente effettivamente Han Solo, è questo che lo precipita in un banale caso di percezione selettiva… inconfutabile, Bivrakha! 🙂
      Cordialità! 😀

      Ben

    • benapfel says:

      Nessun grand mistero, se non la risposta al quesito che si pose Luca all’inizio della sua avventura, sul finire del capitolo 0 per l’esattezza!
      Ciao, primaepoi 🙂

  9. Bel capitolo, caro Ben. E sarebbe anche un degno finale. Poi potresti far seguire un secondo blomanzo proprio partendo da questa scena.

    By the way, ti ho scritto una mail al fine di togliermi una piccola curiosità. Attendo tua risposta. Grazie e ciao.

    • benapfel says:

      Ciao Fede!
      è vero che sarebbe un degno finale ma c’è qualcosa che non può rimanere appeso. Almeno non così 🙂
      Un abbraccio!

      Ben

  10. Simansheela says:

    Ho scoperto una cosa nuova: il modo in cui Luca esprime il suo amore, con sfumature assai differenti.
    “…sono io a stringerla forte, a premere il suo regale capo contro il mio petto…”.
    Regale capo! Ben, sei molto giovane, 25 o 26 anni, credo, ma fai parlare Luca in quel modo un po’ antiquato, piuttosto formale, come si trova nei romanzi dei nostri nonni o nelle cartoline dei soldati della Prima Guerra spedite alle fidanzate. Delicato, quasi pudico. Non si sente più parlare così.
    Ma poi Luca passa alla poesia, stupenda:

    “…ora che lui conosceva così bene la sua mano, i suoi solchi, il suo odore di bucato e zenzero e la sua voce di biglie trasparenti…”
    E c’è un momento drammatico:
    “M’accartoccio a proteggere Nico come fosse l’unica speranza dell’umanità”.
    Accidenti, Ben, è bellissimo, non ho parole, sono incantata.

  11. Che ansia questo capitolo! Ma una cosa condivido veramente: sentire sparire i dolori di mille fratture al solo pronunciare una parola comune, comunissima, quasi banale come “andiamo” non s’è m’hai visto.
    Bello, mi è piaciuto anche se è arrivato nel momento sbagliato!
    Aspettiamo giovedi prossimo.

    • benapfel says:

      Ciao Libera è vero, tutte quelle coordinate e… e… e i periodi interminabili, è un bel po’ ansiogeno.
      Invece sono curoso di sapere perché è arrivato nel momento sbagliato…:) ovviamente se ha a che fare con una questione privata, sentiti libera di glissare 😉
      Un caro abbraccio, Libera.

      Ben

      • Quando sento di incidenti, in cui muoiono persone, non penso minimamente che possa mai riguardare qualcuno che conosco. Stavolta però è successo a un caro amico!

      • benapfel says:

        Davvero non so se esistano parole migliori di altre. Utili, o semplicemente giuste, in questi casi, cacra Libera, ma so che ricordare fa bene, continuare a ricordare. Io continuo a farlo da molti anni ormai.
        Un abbraccio forte.

        ben

  12. Emozioneeeeeee 🙂 Sono curiosissima! Ma sento che andrà bene! Bellissimi Luca e Nico abbracciati in volo. Bellissimo e dolcissimo il sentimento di Luca! Vedo giuggiole intorno a me! 😀

  13. Ben mi piace molto questo capitolo!
    Questo distorcere ancora le frasi, questa interpretazione diversa delle parole tra loro non fa che confermare la mia idea che non basta tenersi per mano per dire di camminare assieme.
    La piramide come simbolo di ciò che s’ innalza al cielo, come custode di ciò che non c’è più ma che si vuole eternizzare.
    Non mi sorprenderebbe che Luca stesse facendo entrare dentro al cimitero inglese Nico ed il fantasma del loro amore.
    Straconsueto abbraccio unitamente all’affettuosa e reale stima!
    Buon lavoro!

    • benapfel says:

      Sì, pure troppo…avevo il naldischiena e l’ho passato a luca, poveretto. E ho allentato un po’ le stringhe del linguaggio per il malditesta…
      Ma sono comunque soddisfatto. Non che on basta tenersi per mano, certo! Iil fantasma del loro amore… che magnifica suggestione, bloggastorie 🙂
      Consueto abbraccio e stimaffetto!
      Vado a correggere i refusi, che ne ho visti un po’!

      Ben

  14. Kipod says:

    Mio Dio, non vorrei che il racconto finisse così!
    Come faccio a sapere se Luca è davvero a casa sua, ora può finalmente rilassarsi e lasciare spazio al dolore forte alla schiena ( ma non importa perché Nicoletta, dopo avergli cambiato gli abiti bagnati, gli farà un massaggio con una buona pomata e presto tornerà a stare bene)?
    Oppure cadendo sulla piramide i due non sono riusciti a sopravvivere e vivranno la loro bellissima storia in un altro mondo (no, ti prego Ben, aiutali a vivere la loro storia sulla terra ancora per moltissimi anni)?
    O forse Luca abita davvero in una casa a forma di piramide?
    Ma perché non capisco mai nulla quando leggo?
    Ben, dammi una dritta. Ti abbraccio.

    • benapfel says:

      Non che non finisce così, Kipod… 🙂
      Le risposte a molte delle tue domande giovedì prossimo!
      (ecco la dritta) Se non capisci qualcosa, di solito non c’è niente da capire, oppure leggi nel posto sbagliato 🙂
      Io punto sempre sulla prima, però 🙂
      Un abbraccio!
      Ben

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