capitolo

39 (Io, lei e il mago Silvan)

Accelero, piove a dirotto e le mie scarpe fanno un casino del diavolo. Il tizio mi vede, ma prima che possa fare qualunque cosa Nico gli spara duemila bolle in faccia. Si copre il viso, ma il sapone gli va dritto negli occhi e ora che la pioggia si fa schiuma sbraita e la insulta. Lei gli rifila un calcione nelle palle e lui si piega in due e ansima, ansima, ansima ma si rialza. Tira fuori la lingua e la agita sbavando come un neonato. Gli sono davanti fradicio e stremato ma pronto. Sfiato e mi godo i suoi occhi rossi. Lo guardo bene in faccia e gli frantumo il naso con un pugno. Il primo pugno della mia vita non è come me l’aspettavo, il tizio non cade. Impossibile non guardare quegli occhi impastati di schiuma al sandalo. Ma lui non mi caca, lui guarda Nico e quando la guardo anch’io, si ferma il tempo. I capelli incollati alla fronte, le guance rosse e umide, la maglia saldata al petto e un’aria appesa. Le offro una mano, l’idea è di correre fino al locale più vicino e chiedere aiuto, lei allunga il braccio con la mano aperta e le nostre dita s’intrecciano. Un istante dopo Nico si solleva da terra e io no. Sono troppo pesante. Sono Come Marc.

Il tizio è fuori di sé e abbastanza ubriaco da percepire la scena come plausibile. Spacca la bottiglia contro un divieto di sosta. Agita la parte frastagliata e mi si scaglia contro. Nel tempo che gli ci vuole per raggiungermi penso solo alle sue parole, a quello che ha detto, a come l’ha detto, a come farlo a pezzi. Ma non sono abbastanza rapido. Nico lassù agita la mano libera per spingersi più in alto nuotando nell’aria, e con l’altra stringe la mia e sento la sua forza e la sua pelle splendida sotto i polpastrelli ed è tutto bello, da quella parte del mondo, la parte attaccata al cielo. Invece l’altra parte fa proprio schifo. L’amico acqua e sapone corre contro di me puntando le mie gambe a braccia tese come uno zombi strafatto di coca. Esegue un balzo da record mondiale, nel suo sogno a occhi aperti deve essere un giovane atleta. S’aggrappa alle mie gambe ferme a mezz’aria, come il detective Deckard sul braccio teso dell’ultimo replicante. Quello biondo platino interpretato da Rutger Hauer. Anche lì piove. Solo che io neppure ci provo, a impressionarlo con un monologo strafico. E visto che a guardarlo bene assomiglia un po’ al mago Silvan, spero ce l’abbia lui una colomba, sotto quel vecchio giubbotto. Nico fatica non poco con la sua nuotata fuori stagione, ma di acqua ce n’è a strafottere e si vede che a qualcosa serve, perché tra una nuotata e l’altra le riesce di dare uno strattone serio e al nostro amico, quaggiù, scivola un po’ la mano. La sua nuova presa alle ginocchia è fottutamente dolorosa. Ma è proprio allora che la donna volante ha una delle migliori idee dell’anno: sparare un altro po’ di sciolina al sandalo sulle mani di Silvan. E Silvan, che non ha mai perso la sua fastidiosa condiscendenza, mi scivola fino alle caviglie. In compenso il mio corpo risale di un metro buono. Il mago decide quindi di colpirmi con la mezza bottiglia, prendendo in pieno lo stesso ginocchio che avevo provveduto personalmente a martoriare qualche capitolo fa. Il dolore è lancinante, e mette le mie gambe in agitazione.

Non ce la faccio più…!”, strilla Nico, e riesco a piazzare un calcione in pieno grugno a Silvan che non molla ma dopo la cura Vibram sembra il gemello segreto di Claudio Baglioni. Tant’è che il suo urlo di guerra,“Passs…”, parte da dio ma mentre io proseguo verso un malinconico quanto inevitabile “….ssserotto non andare viaaa!”, lui mostra la sua totale inadeguatezza con un gretto “ssstardiii!”.

Ti piace Baglioni???”, sussulta incredula Nico.

Ma sei matta???”

Al che Baglioni demotivato molla una scoreggia, e le sue dita strette sui miei malleoli perdono il grip scivolando sulle scarpe. Artigliano quindi i talloni e le scarpe vengono finalmente via. Prendo a sollevarmi anch’io, Baglioni mi guarda sconsolato, gli faccio la linguaccia più cattiva che mi viene. È un errore. L’adrenalina gli risale a manetta e in un terzo tempo da NBA arriva altissimo, mi uncina le caviglie e siamo in tre a svolazzare ma Baglioni è una furia e nell’impeto dell’arrampicata, all’apice della trance agonistica ha l’ottima idea di aggrapparsi al mio trench. Me ne libero facendo spallucce, non so se avete presente…

Lui precipita noi no. Ma i nostri occhi sono tutti per lui, il cantautore pazzo che non voleva lasciarci andare, uno che appena tocca terra si rialza a molla e come fosse appena arrivato sul posto, s’infila l’impermeabile che gli ho “regalato”, gli dà una pulita, si sistema i capelli con cura e agita verso di me due manone frementi di gratitudine.

Vista da quassù la sua faccia è incredibile, Nico lo guarda e ride come una bambina senza riuscire a smettere. Anche lei è incredibile!

* * *

Sotto di noi c’è il Pigneto. Quel maniaco di Baglioni non è che un puntino ma è e sarà per sempre la mia prova, la prova che valgo qualcosa, alla fine. Invece lei, è chiaro che non ci pensa più. I suoi occhi traboccano di meraviglia.

Quella è casa mia…”, dice, “non pensavo che avesse quella forma, dall’alto.”

Io non dico niente ma stringo forte la sua mano e lei risponde alla stretta. Poi si volta a guardarmi e ride tanto forte, tanto a lungo, tanto irresistibilmente che una piccola variazione termica nell’acqua che mi piove addosso suggerisce che se la sia fatta sotto.

Ma come diavolo sei vestito… Lucrezia?”

Vorrei spiegarle tutto sul mio vestitino con le maniche a palloncino ma non è necessario. E lei sembra non curarsene più. Non mi chiede dove stiamo andando o come scenderemo, sta con me e basta. Io che non ho mai volato prima d’ora, non così in alto, faccio pratica. E se anche non so come si guida, in qualche modo saliamo più in alto sopra una Roma aggredita da un acquazzone coi fiocchi. Sotto di noi è una festa di luci, quelle del Pigneto, delle auto in fila sulla Casilina e al semaforo di Porta Maggiore. Le luci dello “zozzone” (lo storico chioschetto dei panini) poco più avanti, e di San Lorenzo, col fiume di ragazzi che staziona davanti alla Chiesa dell’Immacolata ad ombrelli spianati. Il vecchio arco che apre la strada per la Biblioteca Nazionale dove ho passato intere giornate a scrivere storie che non leggerà nessuno, compresa questa, la nostra, mia e di Nico, cioè… che voliamo mano nella mano sopra la città. Di lei vestita di bellezza e mille maschere e di me che la porto via col vestitino della domenica.

E siamo sopra Piazza Indipendenza dove una volta c’era la segreteria della mia facoltà dove si facevano file così lunghe che si finiva per mangiare una cosa al baretto dove ogni cosa accadeva per conoscere nuove persone, stringere nuove amicizie. E sopra Piazza dei Cinquecento davanti alla stazione Termini, coi suoi alberi pieni di chiassosi uccellacci, i primordi di twitter. E gli autobus notturni che portano tutti qui e partono tutti per dovi stai andando tu. E via Cavour, e il culo morbido di Santa Maria Maggiore dove anche di notte è ora di punta e le auto schizzano col pilota automatico sopra enormi pozzanghere e ogni tamponamento evitato è un miracolo. Forse è il vento a spingerci. La pioggia cambia intensità di continuo, e se capita che ci guardiamo non diciamo nulla ma è chiaro che pensiamo le stesse cose, facciamo le stesse considerazioni, ammiriamo la stessa città, la “nostra” città, comprendendo le mille maniere in cui riesce a fingersi viva, fuori e dentro le nostre vite. Via dei Serpenti dritta e sgombra introduce per noi sua maestà il Colosseo e la pioggia scroscia nel più caloroso degli applausi possibili. Solo ora che lo vediamo così piccolo sappiamo che è immenso. Al suo confronto ogni mattone, ogni rudere dei Fori, l’Arco di Tito… sono insetti morti. È tutta morta, questa città. Eterna ma morta. Imbalsamata a dovere dai suoi creatori, fatta per restare, come un gran vino caricato a solfiti. Ma non fa male assaggiare Roma, non fa male farne periodiche scorpacciate. Ci scappa una risata, scappa a entrambi mentre la pioggia sulla nuca e l’aria in faccia ci fanno più vivi che mai.farefuorilamedusa_39

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59 thoughts on “39 (Io, lei e il mago Silvan)

  1. Per fortuna il risveglio dal torpore: geniale l’uso della pistola e delle bolle, Nico non si perde d’animo e Luca questa volta c’era!
    La magia di Roma, delle loro anime vibranti, dove oramai nulla importa di apparenze o parole… basta essere e vivere quella magia!

  2. ciao, scusa se metto il becco tra te e la brillante Primula pur non avendo alcun titolo per farlo, ma non sono d’accordo sul fatto che un’opera possa dire di più di quel che vi ha messo l’autore, potrebbe essere vero solo per quanto riguarda la Bibbia, anche se in quel caso l’Autore, diverso dallo scrivente, ha comunque ben a mente tutte le possibili interpretazioni, questo naturalmente per chi ci crede. Negli altri casi ciò che il lettore trova nell’opera è tutto derivato dall’incomunicabilità: solo l’autore può comprendere appieno ciò che ha scritto e il lettore invece riempirà come può gli spazi vuoti e interpreterà come può ciò che legge, deformandolo a seconda della sua cultura, della sua intelligenza e/o intuitività, di come si immagina lo scrittore pensi, etc; per dire, se io scrivo “l’auto era parcheggiata proprio davanti al segnale di divieto di sosta”, il lettore può immaginare il segnale in mille modi diversi: potrebbe per esempio essere sbiadito, piegato da un incidente, con sopra il graffito di un writer o un’etichetta pubblicitaria etc, e solo l’immagine che se ne era fatto l’autore è quella giusta. Perciò il racconto una volta pubblicato prende sicuramente una vita autonoma, ma a discapito della fedeltà alla sua forma originaria. E se ci riferiamo ai grandi scrittori, è molto più probabile che i lettori, più che trovare qualcosa in più, siano in difficoltà a comprendere e a trovare tutto quel che l’autore intendeva far arrivare loro, è inevitabile che qualcosa si perda per strada, abbandonato dalle incomprensioni e dalle distanze, anche temporali. E non parliamo poi della poesia, che in quanto nella maggior parte dei casi atta più che a descrivere a evocare, è impossibile da comprendere appieno (e perciò io faccio una fatica terribile a leggerla). Saluti e ogni bene a te e a tutti i tuoi lettori

  3. Carissimo Ben, eccomi!! Quasi in zona Cesarini ma sono riuscita a leggere finalmente questo capitolo, … prima che esca l’altro domani!
    Storia d’amore a parte e lotta quasi comica (perdonami!) con Harrison Ford-Deckard/Silvan/Baglioni-gemello segreto ( 🙂 bella trovata! Ahah!), ciò che hai scritto è una stupenda digressione descrittiva che interrompe in qualche modo la narrazione.
    Roma vista dall’alto! Splendida idea; mi ricorda alcune pagine di Notre-Dame de Paris in cui V. Hugo presenta la città proprio dall’alto con le parole del Narratore onnisciente che accompagna il lettore in un percorso nello spazio parigino (in quel caso anche nel tempo in un confronto tra la Parigi antica e la Parigi moderna).
    Qui le nostre guide sono gli occhi di Luca e Nico che non solo ci fanno vedere Roma, ma ce la fanno anche “sentire”: monumenti, festa di luci accanto a chiassosi uccellacci e automobili di cui si intravedono i fari e si sentono i motori anche di notte è ora di punta e le auto schizzano, tutto nell’abbraccio di uno “scrosciante applauso” alla vista del Colosseo.
    Meraviglioso quadro! Sensazioni visive del Bello e uditive della vita.
    Tono un po’ amaro, caro Ben, alla fine nel contrasto tra l’eternità dei monumenti, della loro immutabile bellezza, e la morte di una città. Forse, come suggerisci nelle ultime righe, molto appagante è “divorare” Roma per qualche giorno, altro è viverci. Io ho sempre e solo assaporato la prima facendo davvero autentiche e indimenticabili scorpacciate.
    Mi domando però come possa morire una città eterna È tutta morta questa città. Eterna ma morta
    Forse in questo ossimoro sta la critica non tanto velata all’incapacità di gestire il Bello che possediamo da parte di chi ha la responsabilità di farlo. O forse anche tu, come Hugo per Parigi, vuoi alludere alla bravura di chi l’ha fatta così bella nel passato in contrasto con un presente completamente inadeguato. Allora mi hai fatto viaggiare anche nel tempo …
    Ottimo lavoro come sempre e … attendo domani.
    Consueti complimenti, consueto abbraccio e stima sempre più forte.
    Primula

    • benapfel says:

      Ti aspettavo ti aspettavo… ed ecco la tua magnifica metanarrazione.
      il paragone con Hugo mi ha condotto a un egotrip estremo da cui sono uscito poco fa.
      Come al solito il tuo lavoro è brillante e qua e là vede oltre le mie intenzioni, ma l’opera è l’opera e le mie intenzioni valgono nulla.
      Sì c’è una critica a Roma che è il gioiello avvelenato del nostro paese, la testa del mostro.
      vi ho trascorso 16/17 anni della mia vita e ho assistito alle sua metamorfosi…
      La conclusione è che è un museo, e i musei sono morti. Non critico i musei, magari ce ne fossero di più, ma ciò non toglie che sono inevitabilmente morti per definizione. Ne accenno nel capitolo in cui i due vanno a vdere Chagall al Vittoriano. E temo che il fascino dell’Italia per il turista medio che va di fretta, stia proprio qua, andiamo a vedere questo paese che è così vecchio che cade a pezzi e però la gente ci vive lo stesso come in un presepe.
      I giovani poi vanno tutti altrove e lasciano che siano i “grandi” a fare le belle statuine, in Italia.
      Spero di non essere stato troppo crudo, e comprensibile…
      E soprattutto ti abbraccio forte, della stima non dico, ché un complimento potrebbe risultare offensivo. 🙂

      Ben

      • È proprio vero che un’opera letteraria non è scritta solo dal suo autore. Il lettore le dà nuova vita, aggiungendo a volte anche svariate sfumature, e tu me lo confermi. Ne parlavo l’altro giorno con uno scrittore; discutevamo del capitolo conclusivo del suo romanzo e, en passant, ho buttato lì un’osservazione che l’ha spiazzato perché quell’idea non l’aveva minimamente sfiorato mentre in realtà, anche a detta sua, era la più plausibile. (perdonami l’immodestia!)
        Il lettore attento scopre molto di un’opera e forse aiuta lo scrittore a scoprire tanto di sé e della sua creatura.
        Quando parli di Roma ti capisco perfettamente. Anch’io sto per prendere, credo a breve, una sonora palata sui denti, … politica… , ma sono una che non molla. Ho “qualche” anno più di te, ma la giovinezza non si misura con l’età anagrafica, per cui domando: se ce ne andiamo tutti, metaforicamente o concretamente, chi darà linfa a questo paese?
        Anch’io ti abbraccio forte … e ti invio virtualmente un complimento. A piacer tuo. 🙂
        Primula

      • benapfel says:

        Certo, l’opera non è più dell’autore una volta compiuta. è lì a significare ciò che evidentemente significava fin da subito, ma non è il padre a comprenderla per primo, troppo coinvolto. Palate sui denti in politica le prendiamo sempre. Sempre noi che la viviamo con purezza e quella piccola quota di idealismo che ci fa sentire vicini al mondo, al nostro paese, vediamo nessun atto, ma tanto tanto potenziale e su quel putenziale puntiamo tutto. Io non ce la facevo più e confesso che a berlino ho vissuto una rinascita. Non so se è giusto o no. Ma io sono sempre io, questo mi dico, e sono così anche perché sono italiano, forse. Spero che l’essere sempre al meglio delle mie possibilità, faccia bene anche all’Italia, anche qui. Di più non posso, Primula, non ancora, magari. Magari mai più. La linfa a questo paese la daranno gli ottimi italiani, e ce ne sono tanti. chi non lo è deve solo scoprire di poterlo essere, deve solo riordinare le proprie priorità, deve rinunciare agli egoismi, scoprire che la vita non è infinita e che sono le relazioni con gli altri a darle senso. è possibile che accada? Spero di sì, con tutto il cuore.
        Un grande abbraccio, Primula, è splendido parlare con te.

        Ben

      • Grazie Ben! È assolutamente reciproco.
        Sono un’idealista per natura e non smetterò mai di avere fiducia nelle possibilità dell’essere umano anche se la realtà sembra farci andare in direzione opposta. Ho 57 anni, l’entusiasmo di una ragazzina, e mi arrabbio tantissimo quando vedo giovani buttare al vento le loro potenzialità.
        Sono inoltre convinta che non siano i confini geografici a definire una nazione o un popolo (quelli tracciati su carta e mappe in Africa o Medio Oriente insegnano purtroppo …) bensì l’orgoglio di essere “quello” in qualunque luogo viviamo. Se vuoi è un po’ il tuo caso. Il discorso sarebbe comunque molto lungo e complicato. Magari un giorno troveremo altre modalità di ragionare di tante cose.
        Mi piace.:-)
        Primula

      • benapfel says:

        Sottoscrivo tutto.
        Prima o poi per un motivo o per l’altro ci troveremo a chiacchierare a un tavolino o a un tavolaccio, magari dopo la presentazione di Farefuorilamedusa o per il suo debutto a teatro? A me non pare poi così improbabile, anzi!
        🙂
        Ben

  4. Kipod says:

    Sto riguardando velocemente tutti i capitoli e devo dire che mi piacciono molto le immagini scelte per commentare i vari capitoli, ognuno dei quali è caratterizzato e reso indimenticabile da una foto particolare. Alcune meriterebbero un commento un po’ più attento.
    Sarebbe interessante fare una graduatoria dei capitoli più belli. Comunque Farefuorilamedusa mi sembra nel complesso un bel lavoro. Complimenti, Ben!

    • benapfel says:

      Ciao, Kipod, bella idea, grazie per l’interesse. Concordo, sarebbe carino dare più peso alle foto in qualche modo.
      Ti abbraccio!

      Ben

  5. Rick Deckard, come si intuisce alla fine, è quasi sicuramente anche lui un replicante e come gli altri replicanti, sentendosi diverso e con possibilità differenti da quelle degli altri uomini, non vuole morire.
    Salva la vita a Rachael che, molto simile a lui, è in grado di provare i suoi stessi sentimenti e insieme fuggono via.
    Rick e Rachael mi ricordano Luca e Nico: immagino che, per certi aspetti replicanti entrambi, volino su una Roma tutta grigia e ormai decadente, e siano destinati a salvarsi.
    Le loro lacrime non si confonderanno con la pioggia ma Luca e Nicoletta potranno vivere e, spero, continueranno a volare.
    Cordialissimi saluti da Bivrakha

    • benapfel says:

      Straordinaria lettura, Bivrakha. Sentirvi seguire e analizzare ogni singolo dettaglio del blomanzo, percepire la vostra voglia di scoperte e verità mi riempe di soddisfazione e coraggio!
      Grazie, Bivrakha.
      Un cordialissimo abbraccio.

      Ben

  6. Caro Ben, ho letto che consideri morta la città di Roma e, forse, a pensarci bene, qualcosa di vero c’è in quello che dici se guardiamo i marmi e le colonne che io talvolta, facendo in modo di non farmi assolutamente notare, accarezzo per cercare di sentire un soffio di tutta quella vita che è passata da lì. Ma forse ti riferivi a qualcosa d’altro, alla corruzione , alle cose che non vanno bene e di cui Roma è quasi un emblema, non so.
    Stupefacente e inaspettato questo nuovo volo di Nico e Luca, in questa puntata come al solito bellissima.
    A risentirci, e tantissimi saluti

    • benapfel says:

      Ciao Marianella, la questione su roma sarebbe da affrontare di persona poiché soggetta a fraintendimenti. Ma ci provo qui. Sì dice che Roma sia la città “eterna”, e mi piace rileggere in senzo critico e provocatorio, la romantica “mistica” di questo termine, troppo spesso usato con cinico opportunismo e senza guardare i problemi della Città che sono anche i problemi della nostra Italia. Ma c’è di più. Sono arrabbiato con noi con l’italiano che volente o nolente ha creato un paese vecchio, fatto di gente vecchia anagraficamente e mentalmente (Naturalmente sto generalizzando, ma è solo un modo per afferrare il nocciolo della realtà.) In breve il turista americano (è un esempio), ma anche quello tedesco, o australiano… vengono in Italia e sperano di trovarsi davanti un posto assurdo dove tutto è “vecchio” (uso questa parola di proposito) compresa la gente e le infrastrutture, una specie di presepe vivente e magico dove la gente non muore mai. E insieme un esperimento scientifico su un popolo che quanto più viene maltrattato tanto più rinforza la sua capacità di adattamento e impara a sopravvivere in qulunque condizione. E questi turisti trovano esattamente quello che vogliono. mi viene il dubbio che se venisse rimessa in sesto, se la gente ragionasse con le categorie della contemporaneità, perderebbe il suo fascino e non intereserebbe più a nessuno (è un pensiero provocatorio ma temo non distante dalla realtà dei fatti) L’italia è una colonia di cavie che ambiscono a sorpassare ratti e blatte in quanto a adattabilità. Eppure. su Wired di qualche mese fa, sui 12 più influenti uomini della storia ben 6 erano italiani. tutto questo, carissima Marianella, mi fa incazzare come una bestia. Non ultimo il fatto che parliamo del fottuto paese più fottutamente bello del fottuto mondo!
      (correggerò gli errori ortografici poi, prometto)
      P.S.
      Come sempre, insomma, si tratta d’amore! 🙂
      Ti abbraccio, carissima. e grazie, grazie mille.

      Ben
      Ben

  7. Ho letto il post ieri sera sul cell. Sono senza parole Ben, mai avrei azzardato a tanto! La tua fantasia sta raggiungendo le vette più alte con i nostri eroi 😉 sono curiosa di vedere che succede quando qualcuno aprirà gli occhi e si accorgerà che, MAGARI, è stato tutto un sogno 🙂 🙂 🙂

    • benapfel says:

      🙂 Carissima, grazie. Non amo i colpi di scena, per cui potete stare tranquilli al riguardo. C’è comunque altro da leggere e guardare con gli occhi spalancati e la meraviglia nel cuore, primaepoi. 🙂
      Abbraccio.

      Ben

  8. Ciao, Ben, sono anch’io con Noel nel desiderare una copia del libro, mi piace tenere in mano i libri, sfogliare le pagine, sottolineare passi e frasi preferite, conservarli nella mia libreria. Oppure portarli con me nel tablet.
    Sarebbe bellissimo vedere il romanzo illustrato con disegni dello stesso disegnatore (non ricordo il nome pur avendolo letto tempo fa) che ha creato l’immagine della Medusa sulla base di quella di Caravaggio. Un sogno!
    Saluti e un abbraccio.

    • benapfel says:

      Ciao Kipod, il disegnatore è Alberto Madrigal, che sta ancora promuovendo la sua ultima grafic novel (Un lavoro vero, BAO publishing 2013), se mai trovasse il tempo, si potrebbe fare, magari con una bella galleria di immagini. Io credo che il libro nascerà, si tratta solo di attendere la notizia ufficiale, e poi magari organizzare una mega riunione con tutti i lettori di farefuorilamedusa.com che vogliono venire a Roma a bere e sgranocchiare qualcosa in un locale del pigneto 🙂 Chissà. Grazie per desiderarlo, Kipod. Credo nelle energie convergenti e se saremo abbastanza numerosi il libro si farà!
      Un abbraccione

      Ben

  9. Ben, devi assolutamente pubblicare Farefuorilamedusa! O, se questo non è possibile, dare almeno la possibilità ai tuoi lettori di conservare il romanzo, quando sarà terminato, in formato digitale tra gli altri scelti o maggiormente amati!
    E’ una storia gradevole, con personaggi simpatici, ben delineati, tanti momenti poetici, tantissimi spunti di conversazione, e…insomma, non sono un critico ma trovo che il romanzo sia veramente bello e mi piacerebbe tenerlo tra i miei preferiti. Spero veramente che sia possibile. Ti saluto sempre con tanto affetto

    • benapfel says:

      Penso proprio che si farà, Noel, non dubitare. In queste cose siete voi ad avere l’ultima parola. un editore può anche ritenere il romanzo indegno, ma se a chiederlo sono in tanti, cambia tutto. Prima della fine del blomanzo farò il possibile per diffondere ulteriormente la storia di luca e nico e con il vostro aiuto sicuramente si arriverà a meta! 🙂 Ne sono certo.
      Grazie Noel, ti sento vicina e ti ringrazio molto. Il momento è decisivo 😀 ora tocca ridere un po’ di ciò che s’è fatto perché è stato divertentissimo!

      Ben

  10. Grazie del pass 🙂 Se la domanda sul tuo rapporto con Roma era troppo personale, allora non insisto… Adesso altre cose che avrei dovuto scrivere ieri (ben mi sta, devo smetterla di commentare a certe ore…): sebbene il volo fosse l’unica uscita possibile (a posteriori eh, l’ho capito solo a posteriori…), l’unica “giusta” per non scadere nella banalità, io non me l’aspettavo proprio, perchè mi sono lasciato istupidire dalla storia e davo per scontato che bastassero un paio di scarpe piombate per non alzarsi da terra. Che ingenuo: se Nico e Luca sono insieme mano nella mano niente li può trattenere e infatti non è che uno salva l’altra, si salvano insieme.
    Ma non avrei certo voluto che finisse così con loro in volo, voglio proprio scoprire come gestirai il delicato momento dell’atterraggio, sarà poetico o comico o (me lo auguro) un sapiente amalgama di entrambi?
    Però la fine si sta di certo avvicinando e spero che manchi più di un capitolo, non posso pensare che tu voglia concludere il romanzo proprio la settimana di S.Valentino, non te lo perdonerei mai!

    • benapfel says:

      Non ci avevo neanche fatto caso, a S.Valentino. Il blomanzo andrà un po’ oltre, Ivano. 🙂
      Un caro saluto. aspetto di leggere cose nuove.

      Ben

  11. Sa says:

    oggi è una di quelle sere che vorrei solo potermi infilare sotto al letto e stare li ad aspettare che venga di nuovo mattina, poi mi ricordo che devo leggere il blogromanzo, sperando che almeno Ben sappia come convertire il “no” in un “si”. Accendo il mac, cerco tra i preferiti e via, lascio che le parole si liberino dal video e mi rendo conto che potrei volare anch’io, con Luca, con Nico e sarebbe bellissimo…
    Si, ora vorrei solo poter volare un po’…

    Grazie Ben

    • benapfel says:

      ci sono mille modi per farlo, Sandra, tu hai lo spirito giusto, non perdere mai quella freschezza che ho intravisto spesso nelle tue parole. La capacità di provare meraviglia per lo cose semplici è più che sufficiente. 🙂
      Ti abbraccio forte.

      Ben

  12. Che bel regalo, Ben.

    È una giornata di quelle che torni a casa sconsolato (ti capita mai?), neanche incazzato, “solo” distrutto da tutto scuotendo la testa pensando a come cazzo ti sveglierai domani per iniziare un’altra giornata.

    E poi trovi questa puntata.”Stava con me e basta”. Cosa si può chiedere di più? Del “semplice” esserci, senza bisogno di parole, senza ruoli da stabilire, senza richieste, aspettative, pretese.

    Ed è in quei momenti, quando per un istante (che per alcuni, mi hanno detto, dura una vita ma io ne conosco solo la percezione di un momento, intenso e incancellabile, ma fugace) che le immagini di tutto ciò che hai fatto, dei posti in cui sei stato, delle persone che sono entrate nella tua vita, assume un senso, una direzione, che ti ha portato qui, oggi, pronto per tutto questo.

    Grazie, Ben.

    • benapfel says:

      Mi sa che avessi scritto paro paro quello che dici tu sarebbe stato più bello, ma grazie tanto, Alice, sono felice. E che la rima raddoppi l’efficacia delle mie parole! 🙂
      Un abbraccio grande.

      Ben

    • benapfel says:

      Spero di averle reso giustizia. E che quando la vedrai potrai completarne la visione con quella (dall’elicottero) di luca e nico

  13. Che brividi! Vedere per aria Nicoletta, poi Luca e in basso il sosia di Claudio Baglioni aggrappato alle scarpe, che finalmente cade ed esce di scena.
    Non so se essere contenta che il romanzo continui ancora o essere dispiaciuta che non finisca così, con questo volo sotto la pioggia, con le luci della città viste dall’alto! Peccato che queste cose accadano per lo più nei romanzi, abbastanza raramente nella realtà, ma sono contenta per i due ragazzi. Sperando che non si frappongano ancora molti ostacoli al loro amore.
    E grazie a Ben che ci permette di sognare un po’.

    • benapfel says:

      Grazie a te che hai ancora voglia di farlo (sognare) e dai un senso al mio lavoro!
      Davvero non mi serve altro.
      Il blomanzo, ha ancora qualcosa da dire, qualche “pendente” da riannodare e qualche altro da appendere… 🙂
      superabbracci!

      Ben

  14. Gran bel capitolo, Ben!
    Continuo a ridere per certe uscite, come per l’attacco preventivo all’acqua e sapone e quel maniaco di Baglioni (a momenti un gusto musicale “alternativo” poteva rivelarsi fatale per la buona riuscita del volo dei nostri eroi!) e ad estasiarmi per un’azione così ingiustamente irreale…
    Se fossi completamente cinico scriverei che questo primo volo non può andar a finir bene, che magari il gabbiano assassino di colombe papali intralcerà la loro ascesa, e che per schivarlo il buon Luca s’impiglierà su qualche rete protettiva della lanterna del cupolone, ed ivi resterà fino all’angelus successivo, esposto al pubblico ludibrio 😉 Spero invece che non vada a finire così, e che quei due non “atterrino” mai più…

    Comunque, a parte un appunto riguardo un leggero incespicare del ritmo nella fase che riguarda “Roma dall’alto”, concordo con qualche altro lettore/ice: questo sarebbe stato un gran bel epilogo! Ma è comunque positivo aver la possibilità di essere stupiti ancora 🙂

    • benapfel says:

      Ehi Christian, grazie, che qualcuno rida delle scene più strampalate è il massimo, per me. Mi mette di ottimo umore 🙂
      Di solito il cinismo è parte preponderante nelle mie storie, ma non qui. Va però detto che il vero finale, se fossi un grande scrittore, sarebbe proprio quello paventato da te subito dopo quello folle.
      Invece finiti i commenti rileggo tutto di nuovo, ieri notte non ho avuto molto tempo ed ero troppo stanco. Vediamo se posso sistemare qualche inciampo… che sicuramente c’è, probabilmente più di uno.
      Un caro abbraccio!

      Ben

      • “Vero finale”, “grande scrittore”… Ben non impelagarti nelle etichette, che non è il caso, dai 😉 (intendo dire: non fare il modesto lol)
        Non penso sarebbe stato il migliore, ma se non altro un finale aperto come “questo” sarebbe stato un po’ come quel dolce alla fine di una magnifica cena, in cui hai assaporato tutte le portate, godendo ma allo stesso tempo lasciandoti quel giusto spazietto, che tra uno slacciamento della cintura ed un rutto strozzato in gola (giusto perché in certe occasioni è bene non essere volgari) si manifesta nella pace dei sensi… mi viene in mente il grande Sordi con Anna Longhi in “Vacanze intelligenti” anche se lì non è finita proprio benissimo l’esperienza a Venezia 😀

        Ad essere onesti comunque, i finali aperti son quelli più facili da fare 😉

  15. Uhhhh finalmenteeeee !!!! Mentre leggevo dicevo a Luca: levato quelle scarpe, levato quelle scarpe!! E poi per fortuna lo stalker-baglioni ha fatto una sola cosa giusta!! Che volo meraviglioso! E Nico sorride, ride, è felice! E non si può che immaginare di contemplare roma dall’alto incorniciata da un enorme cuore pulsante!

    • benapfel says:

      Cara stè, nostalgici e romantici hanno avuto la loro catarsi, luca e nico stanno bene, Roma piange lacrime di gioia e monossido di carbonio.
      è tutto bello. Ma non è ancora la fine…
      Un abbraccione,

      Ben

  16. Ho letto in fretta, in attesa di rileggere con maggiore attenzione, ci sono tante e tante cose in questa puntata che si fa fatica a riflettere su tutto, so solamente che è forse la più bella dall’inizio con Nicoletta e Luca che si ritrovano e, sfuggendo allo stalker, si sollevano finalmente al di sopra di tutto e tutti.
    Un volo sopra la città Eterna, mano nella mano con la persona amata, che cosa si potrebbe desiderare di più?
    Ben, sei straordinario.

  17. labloggastorie says:

    Luca è finalmente libero da se stesso.
    Il piombo dell’anima costringe gli occhi a terra, e non serve inventarsi una vita diversa per sfuggire alle ombre che si nascondo nel buio della mente, non bastano i travestimenti per fingersi capaci, non servono i sogni se si lasciano addormentati su cuscini di illusioni.
    Ed infine lasciarsi andare all’amore non è volare quanto accettare il rischio di non riuscirci.
    A ben guardare noi siamo la nostra Medusa.
    Ti abbraccio!

    • benapfel says:

      Come si fa a commentarti, bloggastorie, davanti alla tua saggezza il maestro Miyagi può andare a nascondersi!
      Illumini tutto.
      Abbraccio!

      Ben

      • Ahahahah Ben! Diciamo pure che Luca ha lavato tutte le macchine, ha imparato a dare la cera ma forse ancora non ha catturato la mosca con le bacchette! È una questione di respiro…
        E se non rimani concentrato anche un soffio può farti cadere dal cielo!
        Bacione!

  18. ivano f says:

    Questo è da incorniciare! Possiedi una sapienza nel toccare tutti i sentimenti che è un bene raro, in un amen dai presupposti “tragici” sei passato all’ironia (e non so se è normale ma, per dire, per me “l’amico acqua e sapone” è un’espressione troppo divertente… anche perchè uno non se l’aspetta proprio) per poi abilmente bagnarti nella malinconia felice (o qualcosa del genere, questo mi è arrivato)… Complimenti! e non sarò certo l’unico a farteli… Piccola curiosità: “Ma non fa male assaggiare Roma, non fa male farne periodiche scorpacciate”, pensi davvero che sia meglio viverla da turisti o sotto sotto ti manca e cerchi di convincerti che sì, è stato meglio andarsene e quello che ti piaceva è quello che puoi vedere senza per forza doverci abitare? Mmh, questa fa molto Marzullo, ma vista l’ora non è del tutto fuori luogo… Mi raccomando, continua così che le aspettative sono ancora alte, anzi si alzano sempre più… ps ho ancora problemi a commentare come A.Risma, il tuo blog lo detesta proprio e non manda il commento in moderazione, non potresti dirgli due parole (chessò: nuovo inizio…)? saluti e ogni bene

Lasciare un commento è sempre una buona idea! B.Apfel