capitolo

36 (Newbifragio)

 

Che poi io i gialli m’hanno sempre lasciato così. Allora tanto vale che ti fai le parole crociate, se proprio ti piace giocare agl’indovinelli, al posto di metterti in coda assieme ad altri duemiliardi di tizi che se non è un thriller, un libro non lo guardano neanche. Qui non c’è un cattivo e non c’è un morto, non c’è una minaccia né uno psicopatico appena uscito di galera che ha imparato a memoria tutti i testi di “diritto” disponibili in biblioteca, per preparare la vendetta perfetta. Qui ci sono io, che non c’ho nemmeno uno straccio di trench e neppure sto tanto a mio agio, a dirla tutta. Ma Ciccio era così convinto che questa fosse la cosa giusta da fare… così accorato, così eccitato per il tempismo e il rigore con cui è riuscito a organizzare tutto, che l’idea di mandare all’aria ogni cosa non posso proprio prenderla in considerazione. Certo il tizio qui dietro, l’amico Philip, che ha dato una mano a preparare l’appostamento, ha quell’aria da ti-spacco-il-culo che poi dispiace non accontentarlo. Hai voglia a venire a chiedermi se è tutto a posto ogni cinque minuti. Un cazzo, ecco cosa è a posto.

Non ci posso credere, sono qui come un disperato, come l’ultimo dei maniaci, sono qui come… come… come me. E forse è quello che sono. Chi è che diceva, “siamo quello che facciamo”? Quello sì che la sapeva lunga. Che ci faccio qui? Qualcuno lo sa? Non sono un investigatore, non sono un maniaco, non ho un appuntamento e non ho voglia di farmi un drink.

Philip, qui dietro, mi guarda in modo diverso. Meno aggressivo, quasi complice, per poco non mi fa l’occhiolino, mi lancia una smorfia amorfa, un segnale segreto, si agita, poi si arrabbia, pare, mi si avvicina lasciandosi alle spalle una tonnellata di pazienza, mi afferra la mascella con la sua mano enorme e la costringe a una rotazione di quaranta gradi abbondanti.

Il locale sull’altro lato della strada ha quattro ospiti. Quattro ragazze, quattro giovani donne. Un brivido sale dall’ossosacro lungo la spina dorsale fino alla nuca, come uno scarabeo da corsa svegliatosi improvvisamente da un comodo rifugio tra le mie chiappe, dove deve’essersi appisolato qualche ora fa.

I miei occhi dimenticano di battere le palpebre per due minuti buoni. Lei è tra loro, lo so prima ancora di individuarla. Sono i tendini tesi e i nervi nesi a suggerirlo. E alla fine me ne accorgo. Sono paralizzato. Il collo è incapace anche solo di accennare una semplice panoramica e le guance sono tese anche loro e sfrigolano come si fossero addormentate. Ma la mano destra è mobile, me la passo sul viso senza sentirne il tocco. Ma c’è altro… è… la cazzo di mano di Philip che pare essersi addormentato in piedi.

Ehi… Psss…”

“…”

Ha gli occhi chiusi, questo demente.

Philip.”

Li apre e mi guarda terrorizzato, poi vede la sua mano stretta sul mio viso.

Ti dispiace…”, dico.

Ripone la manona nella tasca dei pantaloni.

Scusa…”, mi fa, “non ho chiuso occhio, stanotte.”

Figurati.”

Torno a cercarla. Non è abbastanza vicino il tavolo, perché un rapido sguardo chiuda la pratica.

Non c’è…”, dice Philip

Come no? Ha ragione lui.

E il mio ‘senso di ragno’, quel brivido rivelatore…?”

Cazzate. Il tuo corpo mente. Quant’è che non le parli? Quant’è che non le tieni la mano?”

Cosa?”

Lascia stare, è ancora presto, lei arriva più tardi, fumi?”

Non lo so.”

Mi passa una cicca.

E quando arriva?”

Hai il tempo di fumartela”

Vuoi un whisky?”

No, hai un trench?”

Ho un impermeabile di plastica.”

Di che colore.”

Nero”

Ottimo. Opaco?”

Lucido.”

Va bè… dammelo.”

Sicuro? Non piove…”

Sì, dai.”

Ok, vuoi anche il cappello?”

Bravo, dammi il cappello.”

Poggio la sigaretta sul posacenere e indosso il trench.

Bene…”

E… Philip?…”

Sì?”

Metto su il cappello e riprendo la sigaretta.

Ora portami quel whisky.”

* * * * *

Sono lì che cerco di capire se di quelle quattro pollastre ne conosco almeno una, ma niente.

Non mi pare di averle mai incrociate. Però le guardo con un altro occhio, guardo tutto con un altro occhio, adesso, dev’essere il vento che si palesa a refoli sempre più insistenti infilandosi tra la testa e il mio nuovo cappello. Non un cappello da maniaco, questo è chiaro, e la cosa mi tranquillizza. E m’elettrizza trovarmi qui, in questo quartiere di giovani, cani e qualche ubriacone, ad aspettare una donna di cui non oso pronunciare il nome. In mezzo al brusio della gente che s’infittisce ogni momento di più, mi capita di udire uno sbuffo di stoffa, il fruscio dei vestiti che sventolano ai piani alti, dove garriscono lo slip bianco e il tanga nero, la maglia della roma col numero 10 e le autoreggenti operate. Una mascherina da notte e un vestito a fiori con le maniche a palloncino, senza filo nè la mano di un bambino.

Lo sguardo torna a volo d’angelo sulle quattro dame, e sulle loro labbra instancabili. Non so leggerle ma l’andamento irregolare del vento porta parole a grappoli e mi ritrova, come il peggiore degli enigmisti, sulle parole crittografate mentre fingo d’esser lì per far quello e nient’altro, e di non pensarci proprio per niente che la sigaretta l’ho finita mezzora fa.

Philip mi guarda e scuote la testa, gli dispiace d’avermi illuso, ma io non so, davvero non so, se mi dispiace.

Fammene un altro Phil”

Come lo prendi, questo?”

Nel bicchiere.”

Ormai c’è una certa confidenza tra me e l’uomo che mesce.

Sorseggio il mio secondo whisky tenendo le orecchie a tiro di vento. A saperli usare, i padiglioni auricolari sono delle paraboliche straordinarie, le parole ci s’incanalano che sembrano i bolidi della Formula Indi.

Ma qui le corse contano meno del due di coppe quando la briscola è a denari. Qui ciò che conta è decriptare. Phil ha capito e mi porta carta e penna. Grazie per il pensiero, ragazzo, ma c’è troppo vento per lavorare di carta. Non glielo dico ma ci capiamo perfettamente a gesti.

Il tema della discussione è un cliche: uomini. Pare che una di loro sia andata in bianco con uno, l’uomo della sua vita o uno qualunque, non ha importanza, le parole volano e dovessi andare per il sottile perderei il filo. E c’è qualcuno che lo perde sul serio. C’è uno schianto, e un sibilo assordante.

Un filo, un cavo, in realtà, un cavo di ferro rivestito di gomma gialla. Ci penzola davanti, a me e alle signore, intendo, proprio in mezzo alla strada e oscilla in maniera irregolare col vestitino a fiori ancora appeso per una manica. Dall’altra parte della strada le signore neppure lo vedono. È in quell’istante, giusto mentre torno a catturare parole, che sento nominare “Luca”. Non ho tempo.

Alle mie spalle Phil guarda fisso il cielo, il vestito a fiori davanti ai miei occhi si trascina stancamente da una parte all’altra della strada.

Mi alzo dalla sedia per la prima volta. Ho il culo a quadrettoni, come la trama della seduta su cui poggiava. Non posso vederlo ma lo sento forte e chiaro. Entro in scena, mi chino sul vestitino, sgancio la molletta dalla manica a palloncino che inizia a sventolare e mi preparo a fare la mia parte con le dirimpettaie. La scusa è la peggiore mai escogitata, ne sono ragionevolmente certo e spero che questo faccia scattare il bonus “novità” o quello “pena”, uno vale l’altro, quando la posta è alta.

Scusate ragazze, qualcuna di voi può aiutarmi con quest’abito?

In che senso?”, dice la più intraprendente delle quattro, probabilmente la leader.

Ah.. giusto… bè, io… dovrei indossarlo ma è la prima volta che indosso un…. vestito come questo…”

Scusa”, la più prosperosa del gruppo prende la parola, ” e cosa dovremmo fare, esattamente?”

Niente più che infilarmelo…”

E dove, sopra l’impermeabile???”, la battuta della leader scatena grasse risate.

No…”, il primo bonus è andato. Sai che sorpresa, l’originalità non paga mai! Puntiamo sulla pena, “cioé… vi prego, ho bisogno di indossare quest’abito prima possibile. Mio fratello minore fa il compleanno e… “, giù una balla con madre in fuga verso nuovi amori e fratellino infelice.

si fanno improvvisamente materne e premurose. Ah… la pena.

E perché non la chiami, allora, perché non le spieghi la situazione, ma davvero credi di riuscire a ingannare tuo fratello?, la più minuta del gruppo è molto coinvolta.

Mia madre finirebbe per parlare della sua fuga, della sua vita e non voglio che mio fratello scopra la verità proprio nel giorno del suo compleanno. Ma se non potete aiutarmi allora io posso tentare da solo… non volevo rovinarvi la serata”

Ma no, certo che possiamo aiutarti, stavamo solo spettegolando un po’ “

Ah ok… immagino che sia un modo comunque piacevole di passare il tempo…”

due di loro mi tolgono l’impermeabile. E altre due si occupano della camicia. E sarebbero passate ai pantaloni se no le avessi fermate, anche se… era questione di tempo.

Questi posso tenerli, davvero!”

Che c’è, ti vergogni?”

Veramente sì…”

Possiamo andare dentro, ci vorrà un attimo…”

Ma… ma cosa dirà il proprietario?”

Sono io il proprietario… come ti chiami?”

Io sono Lu. Lu…crezia”

Lucrezia?”

No, mia madre si chiama Lucrezia, io mi chiamo Francesco, Ciccio…”

* * * * *

Pochi minuti dopo ero seduto con le mie nuove amiche a parlare di un certo Luca che stava facendo impazzire la loro amichetta del cuore, vestito come una giovinetta in un quadro di Monet.

Mi stavano giusto dicendo come Luca le fosse stata dietro per mesi, e di come lui fosse stato ricoverato al policlinico con una strana paralisi e di come lei lo fosse andato a trovare piena di buone intenzioni, per poi non riuscire a far di meglio che lasciarlo su due piedi. Di come loro avessero cercato di capire i motivi del suo comportamento e di come a quel punto lei avesse cominciato a delirare, a parlare di cose prive di senso, che s’era convinta di saper volare, che farsi piombare le scarpe era un’idea folle…

E su quello aveva ragione! Tant’è che poi ci siamo convinte che questo Luca non deve essere uno molto preciso e che comunque se la fa stare tanto male, meglio lasciar perdere!”

Certo”, dico io e mentre lo dico la vedo avvicinarsi e non mi viene nessun brivido ma non vedo l’ora di vederla al tavolo con noi e non ci penso che non ho fatto in tempo a chiedere se sta con qualcuno e non penso che sto per fare la parte dell’impostore e del matto vero, non penso neanche che indosso un vestitino a fiori con le maniche a palloncino. La guardo. E me la godo mentre viene verso di me con la sua spalle rotonde e il suo inconfondibile modo di portarle avanti, con la sua frangetta e la coda che oscilla dietro, il suo viso pefetto mentre cammina e alza la mano a salutare e non mi vede e comincia a piovere forte.

Farefuorilamedusa 36

Standard

57 thoughts on “36 (Newbifragio)

  1. Se prima era paresi, preparazione davanti allo specchio, insicurezza e cattiva gesione della propria ansia, ora è strategia, attesa e quel pizzico di originalità che non bada alla forma. Per quando inaspettato questo modo di attendere Nico, di permettere di chiarire i sentimenti, immagino che tutto possa prendere una piega naturale, come se tutto quello che fa parte dell’universo di Luca, dal volare al presentarsi con abiti femminili, è semplicemente reale.

    • benapfel says:

      Molte grazie, Luen, so che mi segui, e non sei mai in ritardo. Qui sono tutti sempre in perfetto orario, è una legge del blomanzo 🙂 è impossibile essere in ritardo. Quando credi di esserlo è una percezione indotta dalle regole del tuo mondo 🙂 va’ con calma, Luen e goditi il percorso che di questi tempi si scivola…

  2. Kipod says:

    Questo appello è per Nicoletta.
    Allora, Nicò, le tue amiche ti dicono che, se questo ragazzo ti fa stare tanto male, è meglio lasciar perdere.
    Tu che fai? Quando lo molli?
    Magari, invece di farti volare, ti farà, un giorno sì e un giorno no, sprofondare.
    Se aspetti, soffrirai ancora, ti assicuro.
    Deciditi.
    Scusa Ben, ma dovevo proprio farlo.
    Salutoni

  3. Pensavi che mi sarei dimenticata di leggere la puntata? Sbagliavi, caro Ben, ci sono anche questa volta.
    E se è vero, come dice Luca, che siamo quello che facciamo, vedo che, come ogni volta, sei finemente arguto e divertente.
    Ma quello che apprezzo maggiormente è osservare come sempre metti in campo la tua cultura, che è vasta, è evidente agli occhi di tutti, ma senza mai salire in cattedra o compiacerti o fartene un vanto. Vai bene così.
    Ti mando un cordiale saluto, Bivrakha

    • benapfel says:

      Eccoti, bibrakha! A dire la verità, ti aspettavo… 🙂
      Ho una naturale repulsione per le cattedre, d’ogni forma e colore, e ti sono grato per avermelo ricordato.
      mille grazie, carissima bivrakha.
      E, come sempre, un cordiale saluto a te! 🙂

      Ben

    • benapfel says:

      Il tuo commento, cara Sherazade è più di un complimento, è la conferma che sono come credo di essere, in barba alle crisi esistenzali. Che in quest’era di post adolescenze interminabili è mica una cosa da ridere, eh!
      Grazie.

      Ben

    • benapfel says:

      Hai ragione, sono imperdonabile 🙁
      Che sia dunque uno splendido anno, sherazade, cara, e sempre un peletto meno del successivo 🙂
      Auguroni!

      Ben

    • benapfel says:

      Ciao S&S, è un bel trenino di quelli pieni di vagoni pieni a loro volta. Ora però a ben guardare dal finestrino se ne intuisce la fine. 🙂
      Un caro caro saluto, S&S, grazie infinite per il commento e un abbraccio.

      Ben

    • benapfel says:

      Purtroppo è talmente veloce che non ho avuto modo di descrivere i colori, (dicono), incredibili della “corazza” 😀
      Grazie Barbara!

      Ben

  4. ero sotto di due capitoli, ho recuperato! ora voglio proprio vedere come si tira fuori da un vestito a fiori e con le maniche a palloncino, senza passare per un totale schizzato!! sono curiosa anche delle reazioni di tutte le donne, in primis la Nico!
    ah, Ciccio divertente nello scorso capitolo! 😀
    buona domenica all’autore! 😉 ciaa

    • benapfel says:

      Ciaa, BOW !
      anch’io ho grosse aspettative sulla prima questione.
      Per quanto riguarda Ciccio canti fuori dal coro 🙂 buon per lui, ne sarà certamente contento.
      è probabile che grande protagonista sarà la pioggia che col tuo acronimo fa un bel arcobaleno, speriamno che sia benaugurante.
      Buona domenica a te bow!

      Benaugurante

  5. NoelAltieri says:

    Nel momento clou del racconto comincia a piovere. Bello.
    Mi piace la pioggia che cade e spazza, pulisce, lava via le delusioni, le incertezze, i tentennamenti, i cambiamenti di rotta. Tutto dimenticato.
    E ogni cosa è fresca e lucida e nuova, non solo il cappello ma anche brividi, emozioni, sentimenti. E l’energia per ricominciare a lottare per Nico.
    Ben, mi raccomando, fai venire giù un bel temporale!

  6. Velia says:

    Qui, come in altri momenti del bloromanzo, sono descritti una parte degli infiniti sintomi che produce una strana malattia. Quella malattia che ricorda una forte influenza con febbre e raffreddore e mal di gola e brividi intensi di freddo o di caldo e, spesso, lacrime e numerosissimi altri sintomi e che si chiama innamoramento.
    Vediamo in questa puntata: Luca dimentica di chiudere le palpebre per ben due minuti; scorge Nicoletta prima ancora di vederla; nervi e tendini sono tesi; è come paralizzato e non riesce a muovere la testa; le guance sono rigide per la tensione nervosa e non avverte neppure il tocco della mano; giunge ad indossare un abito femminile; è apparentemente tranquillo, senza alcun brivido, quando vede avvicinarsi la donna amata ma in realtà non vede l’ora che lei si sieda al tavolo. Insomma, Ben, per caso hai studiato psicologia?

    • benapfel says:

      Ah ha ha, Velia, grazie per il complimento ma… no. Ho studiato altro.
      In compenso ho una smodata passione per gli esseri umani 😀
      E comunque hai fatto una mirabile sintesi del capitolo, anzi, hai inventato un modo originale e dannatamente divertente per scrivere le sinossi e meriti un super ringraziamento!
      …tu hai studiato psicologia?
      Abbracciebaci, Velia 🙂

      Ben

  7. Ben, ti sto un po’ odiando (con schizofrenico affetto). Come si può fermare la puntata qui? Come? COME? COMEEE? 🙁 (Lo so, lo so, non sei tu che scrivi, è la storia che si snoda come vuole, a modo suo, voluttuosa e capricciosa, come una donnicciola!)

    A ogni modo “trovarmi qui, in questo quartiere di giovani, cani e qualche ubriacone, ad aspettare una donna di cui non oso pronunciare il nome” mi evoca un’immagine bellissima, concreta, materiale e allo stesso tempo unica nella sua quotidianità. Hai presente Pessoa? Ecco. Quasi la sola poesia che riesca a leggere. (Ci mettiamo anche Montale? Ci mettiamo anche Montale).

    A presto! (Come vorrei una puntata in anticipo, a ‘sto giro).

    • benapfel says:

      Ti chiedo scusa, alice, non credere che non abbia pensato di darvi quel minuto in più, ma avrei dovuto interrompere poco dopo e sarebbe stato, quello sì, un taglio con l’accetta. 🙁
      In compenso, come dice Primula, è venuto fuori un ingresso in scena più teatrale, più da buio in sala e occhio di bue sulla prima donna.
      Sì che ho presente Pessoa ma Montale è proprio il mio preferito. 🙂 paragone comunque ingiusto per entrambi, benché gratificante, per me. 🙂
      Be’ molte emozioni in questo commento, alice, troppe 🙂 mi rassereno un attimo e ti mando un giro di abbracci!

      Ben

  8. Bel capitolo, legato molto bene al precedente e non solo … perché il parallelismo con il nubifragio della prima volta in cui Luca vide Nicoletta va da sé!
    Qui però sono scomparse le nubi a favore di un new … e che l’acquazzone finale porti un nuovo inizio, ma davvero questa volta!
    Anche allora Luca aveva appena chiuso una storia e cercava un nuovo inizio; anche allora era seduto al tavolino di un locale in compagnia di donne.
    E poi vide “lei”. L’arrivo di Nicoletta è teatrale adesso come allora; manca il palco, ma è pur sempre un ingresso in scena con una gestualità da attrice consumata. Curiosa di leggere la sua reazione e l’incontro tra i due…
    Ma non mi aspettavo certo che Luca indossasse un indumento a fiorellini, perché anche allora la sua camicia era a fiori come l’abitino di adesso!
    E poi qualcuno sostiene che chi scrive si lascia andare al caso. Mah!
    Bravissimo come sempre Ben. 🙂
    Splendida serata e un abbraccio affettuoso
    Primula

    • benapfel says:

      Eccoti carissima, e grazie per averlo detto chiaramente ( ) In realtà in qualche modo non fai che ribadirlo ma ogni tanto essere espliciti è utile. Soprattutto perché giurare e spergiurare di passare molto tempo sui dettagli non avrebbe senso. Ciononostante anch’io non mi aspettatto che Luca si mettesse quel vestitino. è che quando l’ho visto sventolare lassù non ho resistito alla tentazione. 🙂
      Grazie mille, amica mia e un abbraccio affettuoso a te
      Ben
      p.s.
      ho mandato a ritirare il libro che mi hai consigliato!!!

      • Devo ammettere che visualizzare l’immagine di Luca vestito di fiorellini con tanto di maniche a palloncino è uno spasso! 🙂
        Per quanto riguarda il libro, credo tu alluda a I Falsari. Guarda, per me è davvero un capolavoro, una novità assoluta nel panorama letterario dei primi decenni del ‘900 per tantissimi motivi, tecnica narrativa prima di tutto. Sono curiosa di conoscere la tua opinione. Ti stimo davvero molto, sinceramente.
        Buona lettura
        Bisous
        Primula

      • benapfel says:

        Ah ha ha! soprattutto per le maniche a palloncino…
        Sì, I Falsari.
        A causa dell’immensa stima, lo leggerò con un’aspettativa bestiale 🙂
        E non vedo l’ora di parlarne con te.
        Baci!

        Ben

  9. Marianella says:

    Caro Ben, ti ringrazio per le visite inattese nel mio spazio, giuro, non me ne ero accorta prima, mi ha fatto molto piacere!
    Ho letto la puntata, una gioia per gli occhi, straordinariamente ricca com’è di colori. Penso al giallo dei libri thriller, ai colori iridescenti dello scarabeo, al nero lucido dell’impermeabile, al bianco dello slip. E poi il nero del tanga, i colori della Roma, i fiori del vestito. E ancora giallo sul filo che regge il bucato, col vestitino appeso.
    Ma i più belli sono i colori morbidissimi, splendidi della tela di Monet, i fiori, il cielo, il vestito leggero di Suzanne, l’ombrellino. Bellissimi.

    • benapfel says:

      Ciao Marianella! Grazie mille a te, per la straordinaria cromologia di quest’ultimo capitolo. Una prospettiva tutta nuova, per me, e davvero ricca di orizzonti e porte nuove e stanze in entrare e giocare nei prossimi lavori. Preziosissima Marinella,
      Un caro caro abbraccio.

      Ben

  10. Finalmente rivediamo Nico, allora? Indossare il cappello gli fa cambiare modo di agire e parlare, come quei detective dei vecchi film, ma più sgangherato:
    “Fammene un altro Phil”
    “Come lo prendi, questo?”
    “Nel bicchiere.”
    Mi ha strappato un sorriso!

    Ho un dubbio, alla frase “in questo quartire di giovani, cani e qualche ubriacone” si è accesa una lampadina, ma non sono riuscito a ricollegarla a qualcosa. E’ stata solo una mia impressione?

    alla prossima, Ben.
    Amil

    • benapfel says:

      Ciao Amil! è vero, Luca col finto trench ruba un paio di battute a Bogart. L’abito fa il monaco. 😀 Ma l’ultima che riporti è tutta sua. 🙂
      Alla prossima, Amil!

      Ben

      • benapfel says:

        Verissimo, Amil, la battute di marlow ma l’atteggiamento di Woody Allen 🙂
        Anche perché su Bogart non lo è per nulla, Luca è nevrotico almeno quanto Woody! 😀

        Ben

  11. Simansheela says:

    Mi piace, mi piace, mi piace. Nuova puntata, nuove sorprese, nuove emozioni.
    Vorrei definire galeotto l’abito femminile con le maniche a palloncino che consente a Luca di elaborare un piano per raggiungere il suo obiettivo: come al solito rileggerò bene per gustare il racconto e approfondire.
    Comunque, bravissimo questo Luca che prende decisioni e si mostra risoluto e senza incertezze reagendo prontamente di fronte a situazioni impreviste.

    • benapfel says:

      Eh bè, ne ha viste tante… Simansheela, che qualcosa nella scatola magica doveva pur cambiare 🙂
      Grazie, mia cara, ti abbraccio!

      Ben

  12. CHE STRUGGIMENTOOOOO!1 Emozione alle stelle, il cuore in gola… Aspetto, tifo per Luca e provo a immaginare l’espressione che si paleserà sul volto di Nico quando se lo ritroverà davanti,. con un vestitino a fiori…sotto la pioggia ( se ha sempre qualcosa di così incredibilmente romantico!)… Aspetto con le pupille che si sono dilatate e ora sono a forma di cuore…Quasi non vedo più la testiera… 😛

    • benapfel says:

      Carissima stè, eccoci finalmente al dunque, almeno così pare, gongolo anch’io per questo imminente incontro, giuro, ma più d’ogni cosa, il mio gaudio e direttamente proporzionale al tuo e a quello di chi sguazza in una pozzanghera di miele con quei due ritardati in senzo stretto d Luca e Nico.
      Grazie, stè, per la tua pupille a forma di cuore e per il conseguente, temporaneo calo diottrico. Tutto questo è molto più che un semplice apprezzamento 🙂
      Giubilo!

      Ben

  13. labloggastorie says:

    Un locale. Un tavolo. Donne attorno a Luca, che qui non sono ex o ex-ex- ex e Luca che aspetta l’entrata in scena.
    Potrebbe essere il nuovo inzio. Non il Nubifragio ma appunto il Newbifragio, in fondo Luca ha vestito abiti nuovi, si è calato dentro un femminile per rendersi simile… ma rimane un palloncino che non vola, un prato dai fiori finti e soprattutto non sa che il profumo di bucato non si indossa sui panni sporchi.
    Aspetto di vedere Lei.
    Aspetto di sapere se anche stavolta si leverá i tacchi
    Se entrambi avranno finslmente capito che non basta levarsi le scarpe per volare!
    Consueto abbraccio, consolidata stima e sempre crescente affetto!
    Buon lavoro Ben.

    • benapfel says:

      è proprio come dici tu, cara bloggastorie, e anche meno 🙂
      Quella del profumo di bucato non la sapevo. Prendo nota.
      Mi sto divertendo molto, così tanto per dirtelo. è una momento del blomanzo su cui, il mercoledì, non vedo l’ora di mettere le mani 😀
      Consuaccio abbrato, consolima stidata, e crescetto affente!

      Ben

Lasciare un commento è sempre una buona idea! B.Apfel