capitolo

30 (Nocciola)

 

Sono solo. Buffo, eh?

La notte bianca sembra ancora all’inizio e io sembro qui da sempre. Le urla e le voci non hanno forza, non nella mia testa che sembra capace di azzerare ogni suono, di restituirmelo modulato a dovere. M’è appena cresciuto un mastro vetraio nel cranio. Un tipo tranquillo, senza spigoli, uno che si adatta senza rompere le balle. Lavora di mola sul rumore. Lo trasforma prima in chiasso, poi in baccano e infine in deboli lamenti. Faremo grandi cose io e lui, il mastro vetraio, dico. La certezza ce l’ho quando passa la cera su tutto e mi ritrovo “lucido” come mai prima d’ora e prendo a muovermi e cammino lento verso una stradina illuminata da gelaterie e bar e dove le persone hanno questo modo gentile di strillare a squarciagola, che non offende l’udito e ti stira il sorriso come quando tutto è tranquillo e sai che nessuno ti vuole male e che ogni oggetto che incontri o sorpassi è lì anche per te. Anche le pareti dei palazzi ti vien voglia di passarci su la mano a testarne la dolcezza o l’asprezza, perché sono entrambe parte di questa cosa enorme che non ha bisogno di regole, l’unica cosa sospetta, in tutto ciò, è il faccione rubicondo che mi guarda da dietro la mente con quell’aria lì, che non si capisce se mi spia credendo di non essere visto, o se invece non sia solo, chissà perché, orgoglioso di me. Fatto sta che è un viso che conosco e siccome la faccenda m’inquieta mi tranquillizzo, perché è ragionevole essere inquietati da una cosa come questa e se è ragionevole, probabilmente, non sono impazzito. Forse sto solo facendo uno di quei salti spirituali di cui si parla nei corsi motivazionali, con cui certi furbacchioni fanno un sacco di soldi sulla pelle di un mucchio di americani creduloni o terrorizzati da se stessi. Ma non matti. Non matti, chiaro. Così posso ignorarlo senza ripercussioni, e dopo un po’ anche lui fa parte del sottofondo molato dal vetraio che qualcuno mi ha “intestato” in un momento di distrazione, come capita con le case, che uno stava facendo tutt’altro e improvvisamente si ritrova una casa intestata che lui poverino non ne sapeva proprio un bel niente. Certo, ammetto che quello è un tipo di “intestazione” diverso, sicuramente più utile ma almeno averci sto tizio nella “testa” non è illegale, no?

Be’ e quello non è… sì che lo è, Cristo, è proprio lui, quello è il Lux! Dove dovevo andare con Sara. Il suo volto si sovrappone a quello del tizio rubicondo e non sembra più arrabbiata, anzi ha ‘sto sorriso fisso che non… invece sì, alla lunga si fa inquietante, merda! E la scaccio ma è ‘na parola, qualcuno deve avermi intestato anche questo, il viso di Sara, e io che non ho neanche i soldi per pagarmi l’affitto!

Ecco qua, è proprio questo il posto, il volantino non mente. Ma guarda come l’ho ridotto sembra essere rimasto appallottolato per duemila anni invece che ripiegato per bene nella tasca dei miei jeans per qualche ora.Ora è un reperto archeologico dell’antica Roma. Ha qualche lontana nota floreale, il foglietto, e di terra bagnata, all’olfatto. Mi riguardo dentro per capire se Sara ne sa qualcosa, di ‘st’odore di fiori marci, perché lei c’era e a me pareva potesse essere l’esordio di un nuovo amore o di un nuovo me, quando eravamo vicino al Vittoriano e il volantino spingeva contro la mia scarpa. Ma niente, Sara è serena, bloccata in un fermo immagine, qui, dentro la testa. “Esco”, qualcuno corre accanto a me. Due ragazzini che s’inseguono in mano due coni che schizzano nocciola dappertutto. Certo che me lo farei volentieri un bel gelato alla nocciola ed è come un incanto, il semplice pensiero della nocciola, ma non il profumo non il sapore, anche solo il nome. Tutto è nel nome. Mi metto in coda e le orecchie tornano a raccattare tutto, il mastro vetraio è andato in vacanza, pare. Davanti a me ci sono almeno venti persone. Per lo più giovani coppie circondate da bambini pestiferi capaci di cose orribili. Uno di loro si piega sulle ginocchia davanti a perfetti sconosciuti e digrigna i denti strettissimi a serrare la mascella. Aggiunge muggiti e ruggiti allo sforzo atroce che va simulando, sgrana gli occhi vagamente accusatori e gode della loro naturale preoccupazione, quindi libera, con un colpo d’anca, la palletta marrone che teneva tra le gambe dei pantaloni ad altezza natiche e fugge ridacchiando e si ferma poco più in là a rimirare il disgusto delle “vittime” mentre l’amichetto o il fratellino chiude lo sketch in ginocchio con la faccia spiaccicata lascivamente sulla crema di nocciola, la lingua immersa nel gelato fumante. Ah quanto me la spassavo… (spasmo nostalgico). Questi due poi hanno talento da vendere, il primo che mi si avvicina, anche se di striscio, lo placco pulito e gli sussurro una proposta. Più in là lo sguardo vigile di una giovane signora mi coglie durante il reclutamento. Lo reggo candidamente. Il mio piano è semplice e, se tutto va come deve, quel ragazzino mi consegnerà quello che desidero in un baleno, con buona pace di quest’onestuomini senza fantasia.

Per lui ho una proposta a cui non si può dir di no. Su il sipario.

Sai, sei bravissimo. Come ti chiami?”, il bimbo risponde con gli occhi scintillanti, “…ma il vostro scherzo si può migliorare…”, proseguo, più affabulante di Pennywise e più diabolico di Baricco. Ma lui ha in servo una grande domanda e, se pure non può saperlo, per un breve, significativo istante io sono Edipo e lui la terribile Sfinge di Tebe.

Tu chi sei?”, mi chiede, “mi chiamo Luca e tu?”, il bimbo risponde aggiungendo, per completezza, il nome del fratello. Entrambi i nomi finiscono dritti nella cartella delle inutilità insieme a qualche vecchia fisima e a un paio di compagni di scuola di cui non ricordo che la sagoma incerta e vuota.

“Vuoi sapere perché alla fine tutti capiscono che non è cacca ma gelato?”

Sì.”, mi dice.

Perché siete bambini, e i bambini fanno questo tipo di cose.

Ma anche la mamma, fa la cacca…”

Ed è vera, giusto?”, fa una faccia da grande e “sì” con la testa.

La tua mamma non farebbe mai e poi mai la cacca finta, capisci?”

uh uh…”

“Io invece sì!”

Il bimbo pende dalle mie labbra come “il poliziotto de “La donna che visse due volte”, prima che la grondaia ceda.

Poi si copre la bocca con tutte e due le mani, chiaro come il sole che per lui sono una rockstar. Mi fissa pensieroso, “Ma tu sei un adulto?”, mi fa.

Stai scherzando??? Certo che sono un adulto. Cosa credi … non vedi quanto sono alto?”

Lo stronzetto, mi cala la testa, “Sì”, mi dice, “sei proprio alto…”

E quindi…?”

Certo certo, ma a me mi sembri più un ragazzo alto che un adulto alto.”

Forse ti sembro un ragazzo perché sono giovane, un giovane adulto”, Tié!

Il moccioso guarda da un’altra parte, si distrae, non mi degna, poi finalmente, “ho capito…”, con arrendevolezza. “… e quanti anni ha tuo figlio?”, arrogante, maleducato!

Senti, tu, io non ho figli e forse non sarò un adulto, ma se vuoi che ti aiuti col giochino della cacca alla nocciola ti dovrai accontentare!”

No no, grazie.”

Come no… ci divertiamo, guarda come li lasciamo tutti a bocca aperta. Anzi… secondo me alla fine qualcuno chiama pure la polizia!”

Mm… no, hai detto che serve un vero adulto e poi la polizia secondo me la sta già chiamando mia madre.”

In effetti la signora è al telefono e guarda proprio me, mentre parla ma non mi faccio impressionare. E comunque, per sicurezza, mi gioco il jolly. Chiedo al mastro vetraio di abbassare leggermente il rumore di fondo e quando lo fa gli comando di isolare la conversazione della signora. Ma il vetraio disattende. Mi concentro di più. Dita alle tempie, occhi semichiusi… e la stessa richiesta. I suoni di sottofondo sfumano ulteriormente. Invio quindi una nuova richiesta di isolamento conversazione signora sospetta. Ancora niente. Mi concentro fino all’emicrania, dita rotanti sulle tempie, occhi totalmente chiusi… e ci siamo. Non sento più nulla. Invio preghiera di estrapolazione audio relativa alla voce della stessa donna e/o relativo interlocutore e finalmente qualcosa accade. Odo il telefono squillare ma nessuna voce all’altro capo. Altro che polizia…

La madre del mostriciattolo è una sciroccata, faceva finta di parlare, muoveva le labbra a vuoto per spaventarmi, Cristo ma che n’è stato dei vecchi, affidabili adulti?

Riapro gli occhi molto lentamente con in testa il rassicurante tu tu di quel telefono ma secondo i miei occhi la tizia non ha neanche il cellulare in mano, eppure continuo a udirlo. Forse quel fuori di testa del mastro vetraio, rifletto, ha isolato il telefono sbagliato. Ma riecco il viso rubicondo di qualche momento prima.

Io non sono un agente speciale in incognito, Luca, e neanche tu, sono solo una possibilità reale. Ringrazia il cielo che sai concentrarti così così. Ora stacca le mani dalle tempie e tieni gli occhi ben spalancati!”

Forse il tizio rubicondo era il mastro vetraio… , mi dico, mentre il telefono nella mia testa continua a squillare. “Ma chi cazzo è che chiama, e perché non rispondono???”,  Mi sa che sta cosa poi non è che la penso, la dico proprio. Purtroppo a volte mi capita… e qualcuno, un adulto vero, con la voce roca e fare sbrigativo mi risponde.

“Aho! Ma checcazzo stai a di’… parli ca ‘a pischella, nun te move che te fai male, eh?

Mi schiacciano i polsi uno sull’altro osso contro osso, ma non sento rumori, solo dolore. Davanti al Pantheon ci sono due volanti coi lampeggianti attivi ma senza sirena.

Poi chissà come, appena le luci si spengono, il telefono smette di squillare.

Mentre mi portano via tutto ciò che mi passa per la testa è “nocciola”.

Non erano nocciola i suoi occhi?

30 farefuorilamedusa

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68 thoughts on “30 (Nocciola)

  1. Mastro vetraio ha reso i suoni opachi, confusi, ma sembra di vedere attraverso un vetro satinato, dove le immagini sembrano sagome senza contorni.
    Luca…. stai crollando!
    Spero nulla di grave… malgrado le scarpe piombate non riesce a restare a terra.

  2. “Ma tu sei un adulto?” …
    È quello che vorrei sentirmi chiedere, quotidianamente, da ogni persona (e, soprattutto, da ogni bambino e bambina che incontro) quotidianamente….
    noooo … io sono alta, ma (proprio come holden, pur con la sua chiazza di capelli sbiaditi …)NON SONO ADULTA E NON LO SARÒ MMMMAI!!
    I need to read more, sono indietro, ben, ma mi sono persa a pomiciare con la nina …

      • nessuna pomiciata, volata, o denudata con qualsivoglia sara o nico può infatti eguagliarla …!!
        in questo preciso momento la nina mi sta facendo … uno scherzo alla nocciola!!
        non mi dilungo in dettagli,l’odore è tremendo, devo assolutamente abbandonare la postazione!!
        alla prossima, ben!!

  3. Noel says:

    Salve, Ben, causa problemi al computer ho tardato ma sono ancora in tempo per cliccare il mi piace molto, bella questa puntata e mi piacciono i ragazzi (adulti) alti e cioé, credo, gli adulti che sanno ancora essere ragazzi (solo un po’ più alti) e sanno sempre divertirsi. A risentirci.

    • benapfel says:

      è un bel modo di dirlo, enea, avrei dovuto pensarci io stesso, ma grazie mille!
      Un saluto terreno e un abbraccio spirituale, allora 🙂

      Ben

  4. almeno il tuo ha un identità nella mia testa c’è un ometto tutto bianco che mette in ordine schedari quando vado in confusione perchè apro troppi cassetti tutti insieme; mi immagino la mia testa come una stanza con pareti ricoperte di schedari, ma io sono talmente disordinata……
    sono felice di non dovermi preoccupare del fatto che a volte dico quello che sto pensando senza nemmeno accorgermene, non sono l’unica, vero?!
    bel pezzo, un abbraccio

    • benapfel says:

      A me sembra che il tuo abbia un carisma superiore e un’organizzazione impeccabile. Vogliamo fare a gara?
      Dammi la metà dei tuoi schedari e sarà uno scontro ad armi pari. Forse.
      Ti abbraccio, Gaia.

      Ben

      • te li regalerei tutti, a volte vorrei liberarmene definitivamente, il mio omino forse corrisponde al mio alter ego ordinato nei pensieri mentre io sono estremamente disordinata nella realtà… identità dissociate fuori e dentro come rette parallele!
        buona giornata scrittore…

      • benapfel says:

        Gaia, li accetterei volentieri 🙂 Ma sospetto che ti siano necessari. Anche mi sembra che tu vada benissimo così, parallele incluse 🙂
        buona giornata a te, poetessa.

        Ben

  5. Velia says:

    Mi piace la foto: adoro il gelato alla nocciola e ho veramente l’acquolina in bocca quando la guardo. Certo che con questo freddo… Meglio rimandare all’estate prossima un bellissimo cono!

    • benapfel says:

      😀 impossibile darti torto, soprattutto nei posti freddi come questo, anche se roma di notte in queste ultimi giornate era tale e quale a Berlino, per temperatura percepita. Sai, l’umidità traditrice. 🙂
      Eppure se lo si prnde da asporto, un po’ di gelato, al calduccio della casa si può e si deve prendere. Scusa ni hai gasato con la storia della nocciola e ora l’acquolina è venuta a me. 😛
      Ti abbraccio, forte, carissima Velia. Grazie!!!

      Ben

  6. Itkha says:

    Anche questa volta si rimane in attesa della puntata successiva per sapere come andranno le cose. Ad ogni modo, Ben, complimenti per aver saputo ‘tirar su’ un bel gruppo di lettura, dei lettori che ti seguono e ti apprezzano.

    • benapfel says:

      Grazie Itkha, è davvero fantastico per me che ci siano lettori coraggiosi e/o entusiasti che decidono di commentare e mettersi in gioco. Una gratificazione continua, ricchezza al quadrato! Non so immaginare nulla di più bello. Mi piacciono le persone e quelle come voi sono il massimo. 🙂 Sento fortunatissimo!
      Un abbraccio, Itkha

      Ben

  7. Bello questo capitolo Ben!
    Sarà che io mi faccio coinvolgere dai testi in cui la fantasia dell’analisi testuale si può sbizzarrire.
    Se mi passi l’espressione, questo è un capitolo molto “mentale”.
    La mente di Luca è il vero background della narrazione:
    “M’è appena cresciuto un mastro vetraio nel cranio”
    “Sara è bloccata in un fermo immagine, qui, dentro la testa”
    – la conversazione telefonica della mamma del “mostriciattolo”
    – il tu tu del telofono ..
    tutto dentro la testa di Luca.
    L’immagine del mastro vetraio è grandiosa: come se in Luca ci fosse una sorta di sdoppiamento dell’io tra il Luca/attore e il Luca/spettatore. Ecco spiegata, secondo me, la sua apparente dissociazione, perché non si capisce bene se ciò che accade è reale o se tutto è frutto del pensiero di Luca.
    La realtà è comunque presente nella voglia di gelato, nelle sensazioni uditive (il suono della parola “nocciola”) e gustative (il gelato, anche se non lo mangia), visive (i lampeggianti dell’auto della polizia). Le sensazioni sono sempre elementi di constatazione di ciò che è concreto.
    In sintesi, e concludo la mia solita elucubrazione, questo capitolo è una fusione tra reale e mentale. Bello!
    Presumo che il successivo si svolgerà tutto sul piano della realtà e mi aspetto un risveglio di Luca in una situazione non proprio felice, interrogato e “accusato” di non so che.
    Bravissimo come sempre, e qui hai giocato davvero con la parola.
    Un abbraccio, una buona serata e … buon lavoro. 🙂
    Primula
    p.s. Il mio commento al capitolo precedente, scritto poco prima che tu pubblicassi questo, ti è sfuggito, fatto assolutamente normale per il numero davvero importante di commenti a cui rispondi. E lo fai sempre!! Te lo dico solo perché so che ci tieni: Anche in questo sei un gran professionista.
    Riabbraccio.:-)

    • benapfel says:

      Cacchio, Primula… ormai succede spesso… forse è addirittura la quarta volta (Ma quello che mi rasserena è che finora, una qualche divinità benigna sotto forma di lettore mi ha sempre avvisato. Grazie!!!
      Non riesco proprio a immaginarlo, di poter perdere un tuo commento, ma ricordo di averti atteso…
      Be’, ora sono qui. Commento il tuo ultimo commento e poi il penultimo, povero “lost dog” 🙂

      devo dire che sono sollevato. Hai spinto il tuo potente sguardo analitico là dove si arrivano a scorgere la direzione dell’episodio, e si arriva a dare rilevanza alla “preziosissima” parte sensorile (dico preziosissima intendendo l’importanza che ricopre per me nell’economia del capitolo).
      Grazie! Come sempre e, se è possibile, con maggior precisione, hai frugato nella “cartella delle mie intenzione”, noto a me stesso per il grado di disordine e disorganicità. Luogo di cui, sembra, tu possieda la chiave. Io, come sono solito fare, ne approfitto senza vergogna e la “mollo” nelle tue mani. Visto che non so immaginare un luogo più sicuro.
      Un grande abbraccio, Primula! 🙂

      Ben

  8. Geniale! Il mastro vetraio che mola i rumori e riduce tutto a un leggero fruscio di sottofondo che consente di concentrarsi e seguire con maggiore lucidità il filo dei propri pensieri. Forse non è così che intende Luca ma può essere un’interpretazione.

    • benapfel says:

      ciao, bivrakha, ben trovato.
      no, no, credo che luca intenda proprio così… e ad ogni modo, grazie per le parole di apprezzamento!
      spero di rivederti presto dalle parti del Blomanzo.
      Un cordiale saluto.
      Ben

      ATTENZIONE! MESSAGGIO SUBLIMINALE. NON STACCARE GLI OCCHI DAL MONITOR! – FARE FUORI LA MEDUSA E’ UN BLOMANZO A PUNTATE. LE NUOVE PUNTATE DI FARE FUORI LA MEDUSA VENGONO PUBBLICATE OGNI MERCOLEDI A MEZZANOTTE PUOI LEGGERE LE ULTIME SUL PROGETTO SU http://www.facebook.com/farefuorilamedusa – E Se vuoi incollare i nostri adesivi nella tua città chiedici come fare! FINE DEL MESSAGGIO SUBLIMINALE. CHIUDERE GLI OCCHI PER UN MINUTO E ALLONTANARSI IMMEDIATAMENTE DAL MONITOR!

  9. Il lungo soliloquio di Luca non mi pare molto comprensibile, mi sa che il ragazzo sta facendo un poco di confusione.
    O è il maestro vetraio che, ‘fuori di testa’ anche lui, sta confondendo i pensieri di Luca?
    O sei tu, Ben, a non avere le idee chiare? O sono io che proprio non capisco?
    Aiuto!

    • benapfel says:

      Di solito io mi regolo così: Le cose sono esattamente quello che sembrano. 🙂 Oppure faccio delle ipotesi e quando non so decidermi su una delle due o delle tre ecc, mi convinco che sono tutte parzialmente vere.

      Ma io che una risposta posso dartela, ti dico che, onestamente, mi sono fatto prendere la mano sul linguaggio, divertendomi molto e che il cap 31 è decisivo per la comprensione del 30 anche del perché è tutto così affastellato e sovrapposto nelle mete del povero luca, forse vittima di un creatore degenerato! 🙂
      Una cosa però deve essere chiara, è necessario che perdiate un po’ il filo del discorso 😉 ogni tanto.
      Abbracci pre-natalizi, simansheela.

      Ben

  10. ormai, stop e colpi di scena si rinnovano! ci lasci sempre sul più bello come una puntata di beautiful. ehehe! la prima parte è veramente bella, un’esperienza da definire lettura in 3d. l’intermezzo con il bambino mi è sembrato un modo per sdrammatizzare il clima, definito nei commenti onirico, anche se io direi molto introspettivo. per colpa o per merito tuo, quando mi ritroverò in quei momenti in mezzo alla folla con tutto il volume abbassato, ripenserò al mastro vetraio, sorridendo. alla prossima. ciao

    Amil.

    • benapfel says:

      Ciao Amil, io il vetraio lo immagino davvero. da sempre:) Grazie di cuore per la condivisione di un personaggio del mio immaginario mentale così bizzarro… è bello farlo.
      Un salutone! 🙂

      Ben

    • benapfel says:

      Sì, un po’ tostarello, onirico, simbolico, ma tutto gira sempre nel verso giusto, e ogni cosa troverà più avanti il suo perché, promesso! 🙂
      Bacioni, marilena!

      Ben

    • benapfel says:

      🙂 🙁 Questo è il capitolo enigmi, quando in crisi d’astinenza da blomanzo, buttatevi sul 30. ad ogni lettura si scoprano cose nuove! 😉
      Lo dico qui anch’io, va!
      Ti abbraccio forte, Fabia.

      Ben

    • benapfel says:

      Non sei l’unica, anzi, il che significa che è colpa mia. ho giocato un po’ d’azzardo e son risultato ostico. Ma a favore di blomanzo butto lì un suggerimento.
      Dove non arriva un significato chiaro, va presa la sola suggestione…
      Voglio dire che è sufficiente il “sapore”, di una pagina. E la frustrazione si trasforma in occasione. 🙂

      Un mega abbraccio barbara,

      Ben

  11. “ANCHE LE PARETI DEI PALAZZI TI VIEN VOGLIA DI PASSARCI SU LA MANO A TESTARNE LA DOLCEZZA O L’ASPREZZA”. Luca mi ricorda una tale che, passando vicino ai marmi, alle colonne, alle rovine antiche vi poggia per un momento la mano prima di allontanarsi: sono io che, innamorata di Roma, cerco in questo modo, di rubarle un attimo di eternità.
    Comunque, penso che il bloromanzo, ironico, divertente e anche gratuito, sia un’idea che merita successo.

    • benapfel says:

      Grazie Velia, e il suuccesso sei tu che lo dici, siete voi che leggete, voi che scrivete commenti e fate domande e cercate risposte e noi che tutti insieme siamo già una piccola felice comunità!
      Grazie grazie grazie!

      Ben

  12. Ciao Ben! La prima parte mi è piaciuta molto, come al solito lanci quasi di nascosto un sassolino che è in realtá un gran vulcano (non so mi viene in menta l’Etna…). Il sasso: l’inquietudine della ragione.
    Luca mi pare ancora confuso sulla sua identitá….il bambino non ha chiesto il suo nome…ma chi fosse!
    Solito augurio di buon lavoro e consueto abbraccio! 🙂

    • benapfel says:

      Ciao bloggastoria, e mille grazie. devo confessare d’aver calcato la mano sul lato onirico ma è forse sempre così che ci si riprende, o ci si prova dai mutamenti repentini e imprevisti come l’abbandono o l’allontanamento di o da persone “importanti”?
      E sì, il CONSUETO abbraccio, a te. 🙂

      Ben

  13. Sa says:

    Questo capitolo è per me troppo “onirico”, non l’ho mica capito tanto bene.. Ma l’hanno preso il povero Luca? Lo ritroviamo al manicomio o in gattabuia?
    Comunque adoro il gelato alla nocciola.. 🙂
    Sa

    • benapfel says:

      Vero, Sandra, e comunque sì. non in gattabuia però poverino, ci sara un breve interrogatorio, al meno, dico.
      Anch’io, ovviamente!
      Un bacione!

      Ben

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