capitolo

29 (Stile libero)

 

Con tutto se stesso spinto in fuori Luca esce all’aria aperta ed è automatico e ristoratore lo spalancarsi delle narici a inghiottire aria a litri e espellere muffa e cloro. Sara ha la falcata sbracata che tacchetta sui sanpietrini con accanimento. Luca sente il suo tip-tap forsennato poco dietro. Non è in vena di pensarci, non è in vena di pensare a lei, che ha sofferto se ha sofferto e ha avuto paura se l’ha avuta e perché e per come… e neppure vede la strada, Luca, è fuga e basta. Tutto in avanti il baricentro. Caracollante un po’ e solo soletto dentro la sua testa senza caffè e zero acqua.

Tutta quella gente, migliaia di persone attorno a lui non lo sfiorano minimamente ma gli fanno bene, un bagno di folla è ciò che gli ci vuole, qualunque cosa comporti. E per un attimo è in sé…

per un attimo sono in me e cerco di non farlo notare, fingo che sia a causa della troppa gente, se mi strofino su di loro, e rotolo all’impiedi contro i loro corpi e le loro giacche ruvide e lisce e calde e umide di condensa e sudore e schizzi di bibite gasate e saliva e umanità. Mentre giro su me stesso contro la moltitudine spostandomi sopra i corpi come un tronco rotola per strada (se mai un tronco si trovasse a farlo) la vedo che si perde alle mie spalle risucchiata da un mulinello di persone di verso opposto che si incrociano in un punto in cui la loro velocità di scorrimento è più alta. Prima di uscire fuori portata distendo la mano a tirarla con me sulla “scialuppa”. E ora che sono a portata d’occhio e d’orecchio Sara mi sorride e mi fa:

“Mi serve un caffè”.

E non è un desiderio irragionevole, li lascio quindi a malincuore, tutti i componenti di quella foll(i)a, il meraviglioso plancton umano (domani 20:30 raiuno con Piero Angela), ma serve anche a me, e a Roma, se ne hai bisogno, non devi certo fermarti, orientarti, chiedere in giro. A Roma il caffè è tutto intorno a te. Infatti usciamo dal fiume umano e ce n’è quanti ne vuoi. Uno vale l’altro e una volta dentro mi accorgo che c’ho tutta una serie di protocolli comportamentali da ricostruire.

Chi deve parlare al barista, io o lei?

E perché?

E poi?

Pago io o lei?

E in quella girandola di domande, col barista che guarda me in attesa di un ordine, e Sara che guarda me che guardo il soffitto sovrappensiero, mi si riforma quasi dal nulla tutto un apparato cerebrale nuovo di zecca di titanio e palladio a forma di scala a chiocciola con tutte le priorità schierate in ordine decrescente d’importanza. Giusto per curiosità butto uno sguardo giù in fondo alla scala, quella a chiocciola che ho in testa,(vediamo cosa c’è in coda alle mie priorità) e nella semi-oscurità scorgo l’ultimo quadratino luminoso. Non c’è scritto niente ma so che significa “andare a vedere l’ultimo di Moretti”. Effettivamente non ci penso proprio a sorbirmi il Moretti Nanni, cosa che mi tranquillizza non poco perché significa che c’è, insomma, una certa congruenza tra me e il Testa, qui dentro.

E a quel punto mi si riavvia l’unità centrale, i quadratini prendono a vorticare e si fermano, e tutto lampeggia come a dire PRONTO! Ma pronto a cosa? Nel dubbio mi lascio andare, guardo Sara e le strizzo un occhio e restando su di lei ordino al barista due caffé belli forti e quattro bicchieri d’acqua.

Mr. Barman, ora lo chiamo così, attiva il suo programma da bravo barman e ci indica due seggiole, la testa mi tira giù il mento perché risponda al ragazzo e Sara sorride anticipandomi al tavolo.

“Palliduccia…”, dico.

Mi guarda come se avesse appena scoperto, non senza una certa apprensione, d’avere davanti un vero coglione.

Insomma il mio esordio la smoscia e ora fissa il tavolo senza aspettative.

Ma la cosa, chissà come, non la ammutolisce.

“Come stai?”, mi chiede, “Sì, so che è stupido ma io non mi riferisco a quello ch’è successo, cioè sì, ma…”, ora è lei a incartarsi.

“Sara…”, intervengo senza pensare e senza sapere cosa dirò: è orribile! Non dico che non sia già successo ma, cazzo, davvero, è giusto cosi?

“Non non è…”, balbetto a tono, “non è chiaro quello che sta… che sto…”

“Ok, ok Luca, è ragionevole, che tu sia sottoshock, è normale… vogliodirenoncapitatuttiigiornidiesserepresinostaggiodaunmaniacoguardone

delcazzoinunfottutoportonesenzalucenonènormaleeneriparliamo.

Iononhocertobisognodiparlarnegiàmifaschifopensarcifigurativoglio dire…”

Fortuna che arrivano i caffè e l’acqua. Sara sorbisce il suo nero amaro come fosse uno shot di vodka, nel medesimo istante in cui io mi verso in gola tutta l’acqua che c’è sul tavolo.

Ah… non mi serviva altro, mi sento… lucido, lucidissimo. E mentre Sara decide di farsi anche il caffè destinato a me, io la guardo con nuovi occhi. E vorrei anche vedermi un po’ perché non ho idea dell’aspetto che ho e al momento mi sembra una cosa importante. Quindi faccio cenno a Mr. Barman di avvicinarsi, gli tolgo di mano il vassoio d’acciaio e mi ci specchio.

“Ha finito?”, chiede il barman. Io ho due occhiaie discrete e il viso bianchiccio, mi tocco una guancia gelata.

Quando torno al di qua dello “specchio” chiedo il conto

e quando restituendo il vassoio raccolgo lo scontrino, ha tutta l’aria di un baratto.

In barba ai protocolli diffusi e ai femminismi confusi, pago io perché mi pare bello così.

Fuori dal bar il “fiume” è in piena e va nella direzione giusta.

“Prendiamo la corrente?”, mi fa Sara offrendomi la mano. E io penso alla scossa che potrei prendere sfiorandola ma dico:

“Certo”, l’afferro e non c’è nessuna scossa tra noi. Ma quest’altro tipo di “corrente”, il tipo “fluviale”, intendo, non è niente male e ci lasciamo prendere e trascinare scivolando su centinaia di migliaia di persone che non hanno nulla in contrario e qualcuno anzi se la ride e dice, guarda quei due! In breve, rotola rotola, sappiamo “surfare” sulla folla, spostarci da un lato all’altro del corso e imboccare traverse di qualunque calibro.

In effetti è più simile al crawling che al surfing, per via dell’alternanza subacquea e supracquea, inevitabile se ci si muove rotolando.

E siamo veloci, siamo scivolosi, siamo campioni di stile libero. Certo per comunicare ci tocca urlare ma con questo casino non verranno certo ad arrestarci per schiamazzi notturni.

“Saraaa!”

“Lucaaa!”

“La prossima sulla destraaa!”

“Doveee?”

“Dopo la Feltrinelliii!”

“Fortunelliii???”

“Fel-tri-ne-lliii!”

“Occheiii!”

“Oraaa!”

Sara si distende perfettamente sopra un’ “onda”, le braccia sopra la testa. Si dà la giusta spinta coi fianchi e rotola prima su se stessa fino a porsi parallelamente alla Feltrinelli, poi subito dietro di me imbocca la traversa. Nel passaggio tra Largo di Torre Argentina e Via di Torre Argentina facciamo un breve salto verso il basso per via di un dislivello tra l’altezza media della gente che frequenta il corso e quelli che passano per la stradina in cui ci immettiamo.

Wow è un viaggio fantastico, seguire la corrente in quel modo, e quella benedetta gente liquida è meglio del mare, un nuotare più amniotico del giacere sotto acqua dove il fondale è magnifico e il mare una tavola. E loro, il mare, sono quasi tutti sorridenti, felici, buoni! Se ti ci strofini un po’ ti resta addosso tutto, emozione per emozione. Ma la nostra crociera senza meta si ferma bruscamente quando alcuni poliziotti ci afferrano e ci tirano su una “secca”. Sono sconvolti, ci poggiano per terra e chiedono se stiamo bene, tutti e due abbiamo del sangue addosso ed è impossibile convincerli che stiamo davvero bene. Perché ci lascino andare bisogna dir loro una grossa balla e io ne ho una che sembra fatt’apposta.

“Sentite”, dico, “all’inizio la folla stava per passarci sopra e ci siamo fatti qualche graffio ma poi, per fortuna, siete arrivati voi ed è andato tutto liscio. Grazie comunque per il vostro tempestivo intervento, vi dobbiamo la vita.”

Ci stringono la mano minimizzando ma sono felici come non mai.

“Tu sei un genio”, dice Sara

“Ehi, guarda che non sono mica un poliziotto, evita di paracularmi, pliis!”

Così, appiedati e, per quanto mi riguarda, coi piedi pesantucci, facciamo qualche altro metro e arriviamo al Pantheon. Ci sediamo sui gradini della fontana a guardarlo mentre due ragazzi neri sparano dei cerchi luminosi in cielo.

Ed è lì che mi viene in mente la domanda che avrei dovuto farle dentro quel portone.

“Senti, Sara, ma tu conosci Ettore o…”

“Ettore chi…”

“Come chi?”, sorrido, “mi prendi in giro? Ettore… il bambino.”

“Non mi pare… perché?”

“Hai fatto la babysitter, di recente?”

“N-non di recente…”

“Ok…”, sono peggio dell’ispettore Derrick da giovane, lo so ma devo sapere, “… allora non hai mai fatto da babysitter a un bambino o a una bambina di pochi mesi con cui riuscivi a comunicare…”

Sgrana gli occhi.

“…intendo in modo reale parlando il suo stesso linguaggio fatto di muggiti strozzati e mugugni, versacci?”

“Luca…?”

“Dimmi dimmi, sta’ tranquilla so che è pazzesco ma è successo anche a me, è tutto ok!”

“M-mi fai paura…”

“Come? Un attimo… io non me lo sono sognato, t’ho sentito chiaramente. Nel portone io ho parlato il poppantese e tu mi hai risposto!

“Ah, ecco cosa facevi, credevo che fossi impazzito, parlavi il poppant… il poppantese? Ma sei fuori di testa???”

“Aspetta, tu mi hai risposto, me lo ricordo molto bene…”

“Neanche per sogno, Luca, tu parlavi da solo e io credevo che stessi dando di matto…”, poi si alza e si allontana dalla fontana.

“Un attimo Sara, dammi un attimo, voglio solo spiegarti”, faccio qualche passo avanti.

“Cosa vorresti spiegarmi… che credi di parlare coi bambini, di volare con le ragazze…!”

“Non tirare in ballo Nico, lei non c’entra. È scorretto!

“Scorretto??? Ma siamo seri, per favore, e le scarpe piombate, dove le metti??? Ora finalmente quadra tutto, tu sei matto da legare, Luca!

“Matto da legare, dici? Tu sei ‘matto’, quello è ‘matto’ quegli altri, anche loro non è che sono proprio precisi… ma ragiona, e allora i poliziotti che ci hanno trascinato fuori dal ‘fiume’ quando ci divertivamo come bambini? I poliziotti che non erano con noi nell’antro dell’orco quando non ci divertivamo per niente, quei poliziotti non sono matti? Tu che nuoti tra la folla con me non sei matta? E tutta la gente che rideva con noi durante la nostra “traversata” da largo Argentina al Pantheon, non sono tutti matti? Forse sì, no? Forse matti, lo sono tutti. O non lo è nessuno.. scegli tu, Sara, ma adesso, ad alta voce, prenditi la responsabilità di farlo!

Neanche a dirlo mentre litighiamo strepitando davanti a tutti, non ci caca nessuno, giusto i due ragazzi neri che lanciano cerchietti luminosi in cielo non si perdono una virgola. Uno dei due è vicino a Sara e si vede che vorrebbe intervenire ma quando finalmnete si decide, si decide anche lei e la collisione è inevitabile. Le cose del ragazzo contenute in una busta della spesa si spargono tutte per terra ma lui non si scompone, raccoglie un bocciolo di rosa scampato alla catastrofe e le dice di fare pace, ché oggi è festa e siamo tutti felici… Sara non è in vena, se ne stava andando e scuote la testa decisa. Poi vede qualcosa, infila la mano in borsa, tira fuori il portafogli e dal portafogli una banconota. Si china a raccogliere una pistola arancione e consegna la banconota al ragazzo.

“Portala a quel matto”, gli dice indicandomi, “digli che può andare a spararsi”

La camminata di Sara che esce di scena non è più un forsennato tip-tap, sembra più Robocop che si fa un giro sui tacchi.

Il giovane mercante mi consegna la pistola.

“La tua donna è… bella forte!, dice. E ride e la sua risata è bellissima, cristallina, irresistibile.

Io guardo lui i suoi cerchietti luminosi che arrivano in cielo e sparo un colpo in aria con la mia nuova pistola arancione. Il cielo davanti ai miei occhi si riempie di bolle di sapone.

29 farefuorilamedusa

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98 thoughts on “29 (Stile libero)

  1. Dopo la drammaticità precendente, era sicurmente necessario trovare un aspetto più leggero, sorridente, persino nei momenti difficili. Folla come mare, da navigare, ma quanti sono copaci di tenere a bada se stessi?
    Mi piace l’immagine della mente che cataloga tutto, dove attraverso una scala a chiocciola si possano andare a ricercare le cose.
    Il lasciarsi andare di Luca, le sue espressioni, le convizioni… tanto distanti dalle convenzioni, sicuramente lo fanno passare per matto… ma lo è davvero?

  2. sono terribilmente in ritardo e mi mancano alcuni capitoli ma l’è che son tutti corposi e ‘slurposi’ e ce vo’ tempo…MI sembra che Luca stia cambiando e insomma la cosa visto che ho un Luca in casa mi rasserena 🙂

    sheraunabbraccioegraziediricordartidimetapinabloggherina

  3. premesso che mi piace moltissimo quel “un bagno di folla è ciò che gli ci vuole!!” …
    leggendo i vari commenti mi chiedo: “cos’è la storia della radio?! hanno intervistato te, ben, o luca?!
    la vale non credo, perché parla velocissimamente-incomprensibile …!
    tu sai che la tua voce, on line, potrebbe implicarti in modo inequivocabile?!
    comunque te lo meriti, io tifo per te, ma mi sono persa il tutto !!
    please, tell me more!!
    io sono tutta orecchi, la nina tutta baffi!

    • benapfel says:

      Ciao carissima tateynina olé! 🙂
      hanno radiointervistato proprio me. Ma mi pareva di aver messo online il podcast riascoltabile, dico mi pare perché sto a roma e far le cose da qua, dal portatile e con 10 impegni al giorno è al di sopra delle mie possibilità o quasi.

      No, non è possibile che non abbia voglia di volare, proprio no!
      Nico scalpita dietro le quinte! 🙂
      Abbraccci a voi -ine della casa.

      Ben

      • il binomio “podcast-online” mi pare arabo fenicio, ma cercherò di estrapolare la tua voce dallo schermo luminoso che mi trovo davanti …
        notte, BEN & LUKE (rivisitazione della celeberrima serie televisiva …),
        dalle “-ine della casa” [ci piace!!]

      • benapfel says:

        Questa è la ballata di ben & luke… non cercano un trofeo ma trasformano in rodeo ogni prato libero ad Hazard…!
        Insieme potete farcela, e che sarà mai ‘sto fenicio… non può essere peggio dell’alfabeto cuneiforme!
        Salut’ine!

  4. Ciao Ben!
    In ritardo… ma eccomi qua!:-)
    Ho trovato il tempo di leggere questo capitolo solo oggi e come sempre sono stata ripagata bene!
    “..E per un attimo è in sé…
    per un attimo sono in me ….”
    Inizio tecnicamente interessantissimo. Il Narratore si prende la scena per qualche riga, come se avesse liberato i suoi freni inibitori; se ne accorge, quindi … puntini di sospensione … ritorna Luca alla ribalta e il Narratore si ritira dietro le quinte riprendendo il posto che si è lui stesso assegnato nella dinamica del blomanzo. Sei bravo Ben! anche perché il passaggio è assolutamente dolce e naturale.
    Ho seguito il fiume di persone come se anch’io fossi coinvolta: Roma deve essere davvero così in quelle “notti bianche” che non ho mai vissuto. Forse un giorno ritornerò proprio in quell’occasione, chissà.
    Mi sembra che stia riaffiorando pian piano il Luca pre-latooscuro; viene anche rievocato Ettore, c’è un accenno fugace a Nico. Confesso che tutto ciò mi piace, come mi piace Sara, una donna di carattere, una tosta che credo abbia fatto bene alla personalità di Luca.
    Noto con piacere infatti che litiga con lei e questo è sintomo di confidenza, di lasciarsi andare. Con Nico non l’ha mai fatto e non sono mancate le occasioni per farle notare il suo comportamento poco chiaro.
    Vedremo gli sviluppi.
    Sai che non è male leggere il capitolo il giorno prima della pubblicazione del successivo? A domani quindi!
    Buona serata Ben 🙂
    Un abbraccio
    Primula

    • benapfel says:

      Eccomi qua, io , in ritardo, altro che tu, cara Primula.
      Ti confesso che l’avevo letta la tua splendida analisi ma dev’essere accaduto quacosa, sai, a me basta che un voglia di orzo mi spinga in cucina che mi ritrova appubto in cucina a gurdarmi in torno, a volte per un quarto d’ora, nella speranza che uno degli oggetti a vista m’illumini sul motio della mia presenta lì. Le volte in cui disgraziatamente funziona e quindi mi preparo, per esempio un orzo, il tempo do tornare al pc che qualunque cosa facssi prima di andare in cucina è stato totalmente ed irrimediablmente cancellato dalla mia memoria. Ma tornando a noi.
      Prima di tutto sono davvero commento che tu abbia apprezzato e quindi promosso il passaggio da fuori a dentro Luca. Confesso che ci sono stato un po’ a decidermi, al momento di rendere quel passaggio, e anche alla fine non ero soddisfatto al 100%.
      Me lo dirà Primula, ho pensato. e che ora tu hai omologato quel passaggio sono molto più sereno 😉 Sì, è vero, il rapporto con Sara è naturale, ma forse anche stereotipato. Si tratta sempre di sapere se si è in cerca dell’amore matto che ti ferisce e forse ti piace per questo e che di solito brucia e si estingue con la rapidità di un fiammifero ma chi se ne frega io l’amerò per sempre! O il tipo più meditato in cui ci si studia più a lungo si costruiscono i paletti per non correre troppo e ci si concede un po’ alla volta. Certo ci sono mille sfumature tra un tipo e l’altro ma semplifichiamo…
      Ma poi sei riuscita a sentire l’intervista?
      Un grande abbraccio, carissima. 😉 E un super grazie per il meraviglioso lavoro che fai su ogni capitolo del blomanzo.

      Ben

      • Tralascio il discorso sull’amore, sarebbe troppo lungo per essere esaurito in un commento.
        Quindi… prima di tutto non ringraziarmi, siamo noi lettori che ringraziamo te. Inoltre, sai, io adoro leggere “con la testa”. Forse a volte razionalizzo troppo e mi autorimprovero “non fare la ragioniera, Primula!”, “togliti i panni da prof”, ma è nella mia natura.. L’esegesi.. che bella parola! di sapore biblico…
        Mi riprendo .. mi piace soffermarmi su quelli che per qualcuno possono sembrare dettagli; talora i particolari invece sono molto indicativi, almeno per me. Sono sintomo di un lavoro che c’è dietro la scrittura. Non ho mai creduto al “fuoco sacro dell’ispirazione”, o meglio, non è che ci si mette a tavolino in attesa della manna dal cielo, ovvio, si parte da una lampadina che si accende, da un’idea, ma questa va poi elaborata e razionalizzata. Chi scrive, sul serio, non lascia nulla al caso.
        Come non credo sia necessario sapere se tu e Luca siete la stessa persona, se i suoi amici sono i tuoi, se quindi esistono davvero (anche se nell’intervista tu lo affermi); trovo inutile e superfluo conoscere quanta percentuale di autobiografia ci sia in un romanzo, anzi sono convinta che lo si possa leggere ignorando la biografia di chi l’ha scritto (non è forse il tuo caso? E il romanzo non funziona lo stesso?) È una cretaura che è autonoma, ha una sua vita …
        Cavoli, questo non è un commento, è un post!!! Anzi forse dovrei dedicarne uno a questa mia visione del romanzo, ma critici autorevoli ne hanno parlato ampiamente, solo forse in modo troppo aulico.
        Avrai capito che ho ascoltato l’intervista.. Bella!
        R moscia affascinante e accento siciliano, credo..
        Molti spunti, quello del romanzo di formazione mi è particolarmente piaciuto; ricordo che abbiamo condiviso l’idea in un commento ai primi capitoli.
        Ma stai presentando un altro romanzo? Sei vulcanico, e poi ti sorprendi se ti sfugge un commento!?!?
        Spero che tu riesca a schiacciare qualche pisolino.
        Un abbraccio caro Ben e buon lavoro come sempre.
        Primula
        p.s. una tua affezionata lettrice interiormente giovane (mi rifaccio alle dichiarazioni dell’intervista!! 🙂 )

      • benapfel says:

        Carissima dopo averti sdritto in risposta un commento di 15 cartelle standard, il mio stronzissimo pc s’è ravviato, era troppo tardi per trovare la forza di ri fare tutto, quindi ci riprovo adesso.
        Ecco, le cose che mi premeva di dirti erano due o tre.
        La prima era che ho smesso da anni, nonostante la mia leggendaria vena polemica, di illuminare gratutamente i narcisisti, finto romantici (tanto finiti da affondare nel nichilismo) che parlano della magia dell’ispirazione con tutto il pigolio di luoghi comuni (fuorvianti).
        Poi volevo raccontare la genesi della scrittura per me di come parta dall’idea di come vi si riconosca l’elemento “MIO” edi come da quella “materia” (intesa biblicamente ma anche astronomicamente), si proceda a dare una forma al tutto. di come io sia in fondo un formalista. (ma ci sarebbe da definire il termine).
        E infine di come abbia combattuto per molto tempo la necessita dei più di assicurarsi che l’artista abbia davvero pensato a quanto fatto poi notare (per esempio) dalla critica. Assoluta perdita di tempo, dico io. L’opera è l’opera. l’autore è l’autore, e ha perso la patria potesta nel momento della “consegna” di essa a terzi.
        Ti abbraccio con il consueto affetto e la stessa imperitura stima.

        Ben

      • Carissimo Ben,
        quoto tutto e non mi dilungo. Ci siamo già capiti. Vorrei solo sottolineare la mia convinzione, ma credo anche la tua, che in letteratura la forma è sostanza, non smetterò mai di sostenerlo.
        Imperitura stima anche da parte mia (e non sono solo parole, dopo quello che ho scritto :-))
        Al capitolo di domani!
        Primula

      • WordPress.com Support says:

        Solo per confermare il mio totale accordo al riguardo e per aggiungere a mo’ di curiosità che ho omesso di specificarlo pensando che non ve ne fosse bisogno 🙂 e che lo stesso, leggerlo mi ha emozionato. Grazie. Grazie perché è splendido avere un’intesa come questa con una cara amica.

        Ben

      • Ma se si fosse interessati al libro che presentavi a Roma?? Non si può sapere niente sennò cadrebbe tutto questo alone di mistero attorno al famoso Ben??

      • benapfel says:

        Esattamente, Aster. Non volermene, per il momento sono ancora vincolato alla segretezza 🙁
        Ma non sai che voglia ho di vedere di persona chi mi legge e parlare un po’ con loro dal vivo.
        Ti abbraccio!

        Ben

  5. Mi piace molto il tuo stile… ho trovato questo flusso di pensieri molto realistico e coinvolgente. Mi ha ricordato un po’ me stesso, e sapere che qualcun altro pensa le stesse cose mi conforta e mi fa sentire meno solo

    • benapfel says:

      Grazie, G.P.
      e anche, “prego”, se qualcosa, del mio blomanzo ti ha dato conforto.
      Un caro saluto!
      Ben

      ATTENZIONE! MESSAGGIO SUBLIMINALE. NON STACCARE GLI OCCHI DAL MONITOR! – FARE FUORI LA MEDUSA E’ UN BLOMANZO A PUNTATE. LE NUOVE PUNTATE DI FARE FUORI LA MEDUSA VENGONO PUBBLICATE OGNI MERCOLEDI A MEZZANOTTE PUOI LEGGERE LE ULTIME SUL PROGETTO SU http://www.facebook.com/farefuorilamedusa – E Se vuoi incollare i nostri adesivi nella tua città chiedici come fare! FINE DEL MESSAGGIO SUBLIMINALE. CHIUDERE GLI OCCHI PER UN MINUTO E ALLONTANARSI IMMEDIATAMENTE DAL MONITOR!

  6. Ciao, Ben! Rileggendo la puntata ho riscoperto la nostalgia pungente di un caffè in un bar di Roma, e immagino la città nei prossimi giorni di festa, col suo mare di folla e la sensazione di trovarsi in un posto unico al mondo. Sarebbe bello esserci.

    • benapfel says:

      So cosa intendi, Velia, io amo Roma e insieme la disprezzo, eppure in questi giorni romani, non riesco a non cercare quelli che erano i “miei posti”, per provare un po’ di questo sentimento “infame” che è la nostalgia 🙂
      Buona giornata Velia, oggi c’è il sole!

      Ben

  7. piero43 says:

    Grazie per il tuo like sul mio articolo (J.C.de Chambonnières) di diesis&bemolle ! Ma ti piace la musica classica ? Lieto di conoscerti e anche di cominciare a leggere il tuo originale racconto… A rivisitarci e ciao, Piero.

  8. Itkha says:

    Il Luca che adoro è tornato, non più quello del lato oscuro che mi faceva veramente paura ma quello solare, semplice, un poco pasticcione, tenerone, eppure intelligente e, se necessario, deciso e prontissimo, come abbiamo visto, ad affrontare e superare le difficoltà. W Luca!

  9. sono in ritardo.. maledetti lavori…
    bah, a me la donna bella forte non dispiace.. soprattutto davanti ad un Luca poppantesco..
    aspetto di vedere cosa hai in mente per loro, e per noi!!
    ciaa!

    • benapfel says:

      Mi sento di parlare per molti di noi maschietti, qunado dico che la “donna bella forte” mi fa perdere la testa.
      Ma non so dirti se Sara sia una di quelle e in effetti a ben pensarci non ne ho mai conosciute di donne deboli. confesso che non credo ne esistano, di deboli.
      Detto questo, cioè niente, ti abbraccio, mia cara bitchorwise. abbastanza forte da apparire forte. 🙂

      Ben

      • benapfel says:

        il soggetto era nel tuo commento, credo. Che poi io da qui non ho i commenti in ordine quindi rispondendoti senza andare a vedere non posso verificare. tu che dici, c’è, il soggetto? O vado a controllare io e magari a scoprire che una delle cose che stavo scrivendo nel commento, proprio il soggetto della frase, è rimasto appeso come una ragnatela in un angolo del cranio. 🙁 🙂
        Aggiornami, carissima.
        Ben

    • benapfel says:

      Marianella, sembrerebbe stia rinsavendo ma è in un limbo emotivo in cui tutto gli può accadere…
      Grazie, carissima. Un grande abbraccio!

      Ben

  10. Lorenzo says:

    In “stile libero” finalmente Luca riemerge dall’immersione in acque scure che pare abbia spiazzato un po’ tutti noi lettori… Ma posso dire una cosa? L’inizio (inedito) in terza persona per dire che Luca è fuori di sé è una piccola chicca che per me vale l’intero capitolo.

  11. Trovo che la storia di Luca e dei suoi amici sia qualcosa di particolarmente originale, sia nel linguaggio non ‘preso in prestito’, sia nella storia, tra quotidianità e fantasia, e con riferimenti continui alla realtà di Roma. Qualcosa di nuovo che non imita nessuno (ma che sarà imitato, o si cercherà di imitare).
    L’ultima puntata, particolarmente ‘felice’, mi piace e aspetto nuovi sviluppi. Ciao, Ben.

    • benapfel says:

      Velia, guarda che così finisco per crederci 🙂
      No, grazie, davvero, posso dirti che gli editori italiani, malgrado, i propositi innovatori di cui riempiono le homepage dei loro siti ufficiali evitano testi come questo come la peste. Ma persone come te tengono a galla la mia missione. 🙂
      Sei un tesoro.

      Ben

  12. Sa says:

    l’ho letto questa mattina, per essere precisi, ma ho dovuto digerirlo un po’ prima di poter scrivere. Non so se mi piace Sara, ma l’ultima mossa di lei è stata strepitosa, non so se mi piace Luca, ma l’ultima mossa di lui aveva un che di catartico..
    La mattinata di lavoro non ha portato consiglio.. no…
    Però passa che di la c’è una piccola, credo, sorpresa!
    Sa

    • benapfel says:

      Ciao Sandra!
      Eccoti qua. Devo farmene una ragione le scelte linguistiche di questo capitolo (parlo della scrittura) è difficoltosa all’approccio, e ho avuto la presunzione di usare poche virgole. Insomma credo che tutto questo abbia avuto il suo peso, al di là dell’affezione ai personaggi. Lo dico perché dal mio privilegiato osservatorio noto straordinarie corrispondenze, nei vostro commenti, reazioni, ecc. Quindi pur non meritandola al 100% passo per la sorpresa e t’invio un bacio. 🙂

      Ben

  13. Evviva! Finalmente Sara, per la quale non provavo eccessiva simpatia, esce di scena.
    Sono contenta per Luca che trovo cresciuto e più consapevole dopo la brutta avventura, ‘tutto in avanti il baricentro’ a fendere la folla e la sua vita. Ben, ti saluto, mi piace questa puntata.

  14. Di questo pezzo qua mi rimangono immagini, che sono tipo quasi archetipi di modi di fare e scene così umani che appartengono a tutti noi. Sembra di esserci in quella piazza, (a parte che il plancton umano in versione Piero Angela mi ha fatto cadere dalla sedia!), di aver già conosciuto alcuni dei personaggi, aver vissuto alcuni dei frammenti delle loro esperienze.

    Di prima mattina non si capisce mai quello che dico, faccio un esempio, il ragazzo alla fine che dice che è festa, ti giuro che io lo conosco: mi ha fermata mentre ero seduta su uno dei robi Expo tra duomo e san babila (chi è di Milano capirà, per gli altri immaginatevi il luogo delle “vasche”, dove la gente fa avanti e indietro tra venditori ambulanti, negozi chic, personaggi da ufficio, artisti di strada) a fumarmi una sigaretta persa nei pensieri.

    È uno di quelli che vendono libri, “Ciao amica, come stai?” (col tono sempre confidenziale che ti mette a tuo agio), non rispondo in automatico Benegrazieetu?Lafamigliatuttoaposto?, mi esce un: “Mah, insomma, così così..”, “Come mai che succede?”, “Ma, sai, devo cambiare casa, fatico a trovarla, sono un po’ incasinata coi soldi”, “Ma ti serve casa grande? Bambini, marito?”, “No, no, sono sola, per me mi serve”, “Ma principessa allora vieni a vivere con me, e siamo in paradiso!”. 😀

    Il tutto per dire… riuscire a raccontare la vita vera, quella non solo immaginabile ma sembra quasi di poterla toccare, di averla davanti, di averne conosciuta in una forma simile (prendi la poesia di Montale, o di Pessoa) è dono di pochi. Complimenti, Ben! E continua a scrivere, che voglio incontrare anche gli altri personaggi che conosco nel tuo universo parallelo! 🙂

    • benapfel says:

      Alice, grazie per il tuo fantastico commento,

      È uno di quelli che vendono libri, “Ciao amica, come stai?” (col tono sempre confidenziale che ti mette a tuo agio), non rispondo in automatico Benegrazieetu?Lafamigliatuttoaposto?, mi esce un: “Mah, insomma, così così..”, “Come mai che succede?”, “Ma, sai, devo cambiare casa, fatico a trovarla, sono un po’ incasinata coi soldi”, “Ma ti serve casa grande? Bambini, marito?”, “No, no, sono sola, per me mi serve”, “Ma principessa allora vieni a vivere con me, e siamo in paradiso!”. 😀

      questa scena mi ha emozionato. e la frase finale del tipo è davvero straordinaria! 🙂
      Grazie davvero, alice.
      Un abbraccio!

      Ben

      • A me ha cambiato la serata, il venditore di libri. A volte basta poco! 😉

        Grazie a te, che continui a scrivere di Luca, di amici, di amore, di voli pindarici e atterraggi bruschi… di umanità.

      • benapfel says:

        Conosco bene quei momenti in cui una cosa ti cambia la giornata e ti fa ripartire carico di amore per la vita e le persone. Impagabili, necessari, miracolosi momenti.
        Mille mille grazie, Alice 🙂

        Ben

  15. Valerie says:

    Uhmmmm…
    Mettere mi piace agli ultimi due capitoli non è semplice…perché non mi piace quando la vita è un guazzabuglio.
    Luca…è di quelli che a noi cresciute tra gli ’80 e i ’90 ci fa innamorare e basta.
    V*

    • benapfel says:

      Mi sembra giusto… se un capitolo non t’ho emozionato, se non t’ha dato nulla, e hai pure faticato a leggerlo, devi sempre, assolutamente evitare il like. Io non ci resterò male, Valerie, è già fantastico che mi leggiate! 🙂
      Dirò comunque a Luca che è quando il gioco si fa più duro che le signore donne mollano, e di far attenzione in paricolare alle signorine nate tra 80 e 90! 😀
      Un bacione Valerie!

      Ben

      • Valerie says:

        A dire il vero intendevo l’ esatto opposto…troppe emozioni mi hanno confusa…e che no! Una Signora cresciuta tra gli 80 e i 90 non molla. Mai.
        Ma ieri ero stanca e due righe non sono bastate.
        V*

      • benapfel says:

        Uh… la verità è che io sono costantemente fuori di testa, e quando ci sono fraintendimenti è sempre colpa mia 😛
        comunque sapere che le 80ies/90ies non mollano mai è bello.
        Besos, Valerie!

        Ben

  16. ohhhhh finalmente lo ha (hai) ammesso: Luca è fuga!!!
    Adesso ha iniziato davvero a guardarsi… da fuori attraverso il vassoio del cameriere, ma questo è solo l’inizio!
    Il desiderio di volare, fosse anche solo con una bolla, mi pare sia evidente…
    Mi piace anche questo capitolo…aspetto l’approdo dopo aver navigato in questo mare romano di umanità.
    Un abbraccio e buon lavoro1

    • benapfel says:

      Ciao, cara bloggastorie, grazie per aver seguito luca con pazienza fino a questo punto che hai riconosciuto come di svolta 🙂
      Luca è cresciuto (o è regredito) non so ma è cambiato di tanto così ora speriamo di vederlo sempre più lucido.
      Buon lavoro a te bloggastorie.
      Ti abbraccio.

      Ben

  17. Bella metafora quella del fiume umano. Mi ricorda certe notti bianche, con una marea di gente in piazza e la difficoltà a muoversi se si decide di andare contro corrente. Mancano però i passeggini sfonda-stinchi che compaiono solo al momento dell’impatto 😉

    • benapfel says:

      Cacchio ghostbox, mi pento di non aver raccontato i passeggini, sarà che qui a prenzlauerberg ce ne sono così tanti che ho propri rimosso, l’articolo, dalla conta degli oggetti possibili 🙂
      Grazie, comunque, e un abbraccio.

      Ben

    • benapfel says:

      Ciao Marilena!
      Caspita ora controllo, ma m’è già capitato di perdermene qualcuno e accorgermene tempo dopo. Il sistema di notifica dei messaggi di WP è figo ma poco adatto agli svaporati com me 🙂
      Ora corro all’indietro finché non ti becco e ti rispondo subito!
      Un bacione.

      Ben

  18. …Posso, però, continuare a dire che la “terrena” Sara a me non piace per niente?! E, così, lo stesso Luca che ci si lega? Come pure la vicenda da loro consumata? …Togliamo il piombo dalle scarpe?! 🙂 Un caro saluto e buon lavoro! R.N.

    • benapfel says:

      Ciao ricercatricenomade, non sei l’unica a pensarla così, e può darsi che Luca dopo lo strappo di Sara, molli. Non sarebbe strano, dico, no?
      Un carissimo saluto, RN. 🙂

      Ben

  19. meno male, hai stemperato un po i toni dei precedenti capitoli. Dopo una rafting tra i sorrisi Luca vuole stare bene e si fa un bagno nella sua realtà … che difficilmente sarebbe stata quella di Sara ! Beh mi sa che ora avrà voglia di tornare a essere leggero come quelle bolle di sapone !

    • benapfel says:

      Ciao Kriout!
      Come spesso capita agl’indecisi, gl’incerti e i cacasotto, se non afferra le briglie della sua vita, qualcuno deciderà per lui 🙂
      Ben

  20. Il titolo del capitolo dà veramente il senso della camminata dei due ragazzi per le vie della capitale. È accaduto a tutti, soprattutto nei mesi estivi, durante le ferie o comunque in una situazione particolare, di trovarsi a camminare tra la folla, divenuta un fiume nel quale letteralmente si nuota, un poco lasciandosi trasportare e un poco cercando di fendere le ‘onde’ scivolando tra corpi di sconosciuti in quella corrente che non si arresta.
    Una bella descrizione.

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