capitolo

28 (Chi è?)

 

Chi è?”, mentre lo dice le si rompe la voce. Le gambe mi costringono a ruotare sul posto finendo spalle al muro accanto a Sara. Ha lo stesso sguardo di prima, come fossi suo padre o suo fratello maggiore. Le dico che nei vecchi palazzi i soffitti sono molto alti, che i rumori rimbalzano di continuo… ma è una stronzata perché quel cazzo di rumore è ancora lì.

Fruish… fruish…

Sento una vampata dietro la nuca, la gola e il naso che si chiudono. Inspiro profondamente. Uno due e tre. Potrebbe essere un randagio. Un cane.

Espira: uno due e tre. Con un po’ di fortuna un gatto…

Inspira: uno due tre e quattro. O un barbone…

Espira: uno due tre e quattro. I barboni non sono cattivi…

Inspira: uno due tre quattro e cinque. Un apparecchio elettrico in corto. Il buio modifica la percezione dei suoni…

Espira: uno due tre quattro e cinque. O potrebbe non essere niente…

E ora indietro…

Inspira: Uno due tre quattro e cinque

Espira: uno due tre quattro e cinque. È solo suggestione…

Inspira: Uno due tre e quattro…

Espira: Uno due tre e quattro…

Ascolta, respira, ascolta, non c’è più, non c’è più niente…

Stai bene?” Sara…

Sì… Sì…” (bip)

Il training funziona, è stata confusione, prima, solo confusione, la respirazione si normalizza; la verità è che siamo soli, ora lo so, e voglio andarmene. Sono calmo, è Sara che trema, era lei anche prima. Le chiedo di smettere, con dolcezza, le dico che non c’è nessuno. Ma la verità è che quel suono mi dà i brividi.

La voce di Sara è irreale, senza tono, senz’anima.

Non. Sono. Io.”, me lo comunica con la verve di un segnale orario.

Faccio un passo indietro. Colpisco il muro con una spalla, lei con l’altra. Siamo nudi, ho dovuto sbatterle contro, per ricordarmene. Ficco gli occhi nell’ombra, perché qualunque cosa sia, qualunque cosa stia facendo, è lì, proprio di fronte a noi. E probabilmente ci guarda. Mi concentro su una particolare zona, mi pare di intravederla, una sagoma. Una sagoma corta, quella di un bambino o di un nano. Ma potrebbe essere anche una sedia, una piccola statua. C’è un gemito, un sibilo, e un che di minuscolo e rapido traccia un arco nell’aria e si posa a un passo da noi. Risuona come qualcosa di umido sul pavimento. Non ho il tempo di avvicinarmi a guardare che un’altra di quelle cosette mi sfiora una guancia. Mi sfugge un urlo. È calda, gelatinosa, maleodorante, è… scaccio via l’immagine e mi passo la mano sul viso più e più volte .

La mente intreccia mille pensieri, che la bocca restituisce in un linguaggio antico e noto a pochi, quello dei neonati:

Riesh, blegn… rolpoviesh, Sara, ballosht!”

(Prendi il tuo telefono, Sara, chiama aiuto!)

E Sara mi guarda come avesse davanti un matto.

E come farebbe un matto risponde:

B-bip, gram…gramolshoi. Sloish, colàr, kapùt…”

(È scarico, non l’hai sentito, prima? È morto…)

Morto…

Ho freddo. I miei occhi vanno alla porticina di legno da cui siamo entrati. Mi ricordo di aver udito la serratura scattare mentre entravo con quell’unica idea bestiale nella testa. Forse potrei raggiungerla e cercare il pulsante. Di solito è a pochi centimetri dalla toppa. Muovo un passo e c’è un piccolo scoppio. La lampadina salta. L’oscurità mi serra la gola e impasta le corde vocali.

Sara!”, grido, ma emetto solo aria mentre le gambe impazzite mi conducono contro il muro. Le ginocchia assorbono lo schianto come possono, è la seconda volta in pochi mesi. Il dolore è lancinante.

Sono cieco, nudo, disarmato. C’è uno psicopatico che sghignazza e c’è una ragazza e una rima e dovrei proteggerla ma non so… farlo.

Falso, non devi, Luca, proprio niente. Tu hai la priorità, sempre!

Usa quella sciocca storiella e torna in te, segui la filastrocca e ritorna in te!

Non avrei mai immaginato che mi sarei ritrovato a farlo ma non ho scelta, ok… non sono, non sono a mio agio, ok?

La coscienza ha sette vite,

come i sette samurai

falle fuori in tutta fretta

con l’accetta fra le man

Mai e poi mai puoi darle retta

con l’accetta tra le man”

Sto già meglio. Ma poi quello fa quella risata schifosa, e io non avrei mai pensato che una risata potesse essere schifosa, quante cose tutte in una volta non avrei mai immaginato, eh? Non so neanche cosa ho di preciso, non so cos’è questo, cioè, è paura? Ma a chi lo chiedo. Sara… dovrebbe vedermi come una specie di superuomo ma io sono a disagio. E tutto ciò che ho sono le regole del Libro e ringrazio Massi e Gabri… non adesso certo… ma… ecco ora credo che sia paura perché non ricordo le regole, ma mi aiuterebbe ripassarle, ne sono certo. Il capitolo è quello del nemico. Affrontare il nemico esterno o qualcosa del genere, ma con quel pezzo di merda che sospira! Bravo, ecco una regola importante, usa le parolacce e riprendi il cazzo di controllo, sì, anche in mente, andrà benone. E ricordati che devi essere un cazzo di animale spietato e bestiale. Se superi le remore è facile, una buona idea è drogarsi. Ecco le regole! L’alcool è la droga migliore, legale, relativamente economica, facilmente reperibile, ha due effetti collaterali strepitosi:

1 – Caduta delle inibizioni.

2 – Incremento dell’aggressività.

Ok…

Quando impari a tenere a bada la coscienza, le cose si fanno chiare, diminuiscono le incertezze, tutto è improvvisamente semplice.

Ok…

Cerca e distruggi la complicazione

Ok, Sara… non dovrei proteggerla, non è vero che dovrei farlo. Sono le azioni, a zittire la coscienza… le azioni sconsiderate. In un’altra situazione l’avrei scopata e tutto sarebbe andato al suo posto con naturalezza ma sono stato umiliato e ora mi s’è anche ammosciato e la coscienza ne ha approfittato subito, stronza! E adesso non riesco in nessun modo a non aver paura. E è tutto logico, niente di inspiegabile. Ma non riesco, merda, a non provare ribrezzo per me stesso. E non so come se ne esce. Ma il punto non è questo, il punto è che io non ho lavorato sul Demone interiore, avrei dovuto lavorare sulla persona che odio di più al mondo, sulla sua immagine, sul suo volto e costruirci su una specie di nemico ideale, ma il fatto è che io non odio nessuno, Cristo, ma cosa ho di sbagliato! Tutti odiano qualcuno, tutti tranne me, merda! Se fossi normale, voglio dire, odierei qualcuno e avrei già il mio nemico figurato che mi aiuta a trovare la rabbia e forse sarei aggressivo e animalesco anche senza il fottutissimo alcool! Invece niente rabbia. Ma non mi limito a questo, sento anche un impellente bisogno, e questo impellente bisogno di cosa?

Gabri, Massi, perdonatemi è un impellente bisogno d’amore.

Voglio tornare a casa e questo lo so bene. Tornare e non avere mai più paura. E vorrei piangere di brutto ma il mio corpo del cazzo non riesce a piangere, mi viene la gastrite ma non piango, o l’ansia, ma non piango… o il panico, e sale sempre più rapido dall’ano alla gola passando per lo stomaco, l’esofago, la trachea. È come quella notte, come a casa mia, quando non c’era più la porta. Sì, ma allora ti eri sbagliato, dormivi al contrario. La ragione è vincente, la logica è vincente, aggrappatici, ragiona…!

Intanto un cerchio luminoso fa su e giù con lei. Con Sara. È come se non la vedessi da una vita, il rimmel che le cola sul viso, gli occhi spenti, non è poi così carina. Mi viene da ridere. Sara trema, si copre come può, si piega sulle ginocchia fino a terra, fruga nei suoi jeans mentre il fascio di luce le fruga fra le gambe. Tira fuori un fazzoletto usato e si rialza. Ce l’ha dritta in faccia ora, la luce. Si ripara con un braccio.

Torna giù, e non muoverti”, dice una voce stridula, alterata.

La luce le carezza il culetto, si insinua nella fessura e quel suono di sfregamento riprende vigore, ora riesco a sentire il suo respiro irregolare, folle. Si interrompe solo un attimo per parlare.

G-girati!”, strilla, in un acuto strozzato.

Ha fretta, e una voce che mi angoscia. La torcia è su di me. Guardo sotto l’ombelico: il mio cazzo è in scena, illuminato da un perfetto occhio di bue si raggrinzisce spaparanzandosi sullo scroto. È Fracchia sulla terribile poltrona-sacco. Non una gran scelta, per un debutto. Respiro male, sono terrorizzato dai miei stessi rantoli, sento sempre più freddo e voglio pisciare e scoprire di aver preso delle droghe, che è tutta un’allucinazione. Potrei giurare davanti a Dio che non lo farò mai più sapendo in fondo di mentire e un po’ più in fondo che funzionerà comunque perché sono cose che capitano, alla mia età, e perché Dio non esiste e ho tanto freddo che mi battono i denti, tanto che la vescica molla, come quando avevo quattro anni e non avevo paura di niente perché c’erano mamma e papà. E la sento scendere calda fra le cosce e avvitarsi attorno ai polpacci fino a colare fra le dita dei piedi. Non è un’allucinazione!

Un braccio caldo e confortevole mi carezza la schiena, e la voce di mia madre mi solletica l’orecchio. Dice di stare tranquillo, che andrà tutto bene, che me lo promette. Vuole che la guardi negli occhi, è Sara, mi basta il riverbero della luce sulle mie palle, per riconoscerla. Le credo perché ha la voce di mia madre. E le cose vanno meglio e anche se ho paura, fingere si può, e facciamo finta che tutto andrà bene perché il mondo è bello, e non capitano mai le cose che si sentono al telegiornale. Sono storie montate, quelle, falsi costruiti ad arte, pura finzione. Facciamo finta che sono un eroe, allora, che avanzo nel buio come un soldato e riesco a fare fuori questo stronzo con un colpo di Judo, facciamo finta che lui chieda pietà e io non gliela conceda, facciamo finta che sia sicuro di me e per niente spaventato, che sia sudore quello che mi imperla le cosce e i polpacci e mi sfrigola tra le dita dei piedi. Ma sì… facciamo finta! mi dico, e parto come un robot contro la luce accecante. Chiunque ci sia dall’altra parte non la prende bene. Urla, mi dice di fermarmi ma non posso, sono nudo, puzzo di urina e ho i tremori, la gola chiusa, un incendio nel naso e la sensazione che sverrò da un momento all’altro. Ed è per questo che non posso. Il semplice fatto di sapere che sto per svenire, me lo impedisce, così so che non accadrà, che non sverrò, non cadrò, non morirò perché ho toccato il fondo, ragazzi, e ora sono invincibile. È così che mi sento. Se non mi ha ammazzato la vergogna, e non l’hanno fatto l’umiliazione e la paura, se non l’ha fatto questo stronzo psicopatico, allora non può farlo nessuno. È questa semplice consapevolezza a spingermi oltre la luce. Le mie mani trovano subito la sua e stringono. La torcia cade e si spegne nello schianto. Mi sa che gli spezzo il polso. Provo un piacere sotterraneo nel sentire la sua voce che guizza in acuti diversi a secondo del tipo di tortura che infliggo alla sua articolazione in frantumi. È come suonare uno strumento nuovo ancora da accordare. Faccio un altro passo avanti nel buio più totale e senza accorgermene gli pesto un piede. È nudo anche lui e sudato, tanto che quasi gli scivolo addosso ma è lui a cadere all’indietro. Le sue chiappe flaccide contro i mattoni dell’androne e l’eco puntuale producono un applauso. Ha sbattuto l’osso sacro, il poveruomo, e se ne lamenta. Solo ora sento odore di vino, il signore è ubriaco.

Vi prego… amici della notte vi darò quello che volete”, biascica, “ma lasciatemi andare, non chiamate la polizia io non v’ho fatto niente…”

Sara vomita. Le chiedo se va tutto bene. Mi risponde con un no tremolante e gli si lancia contro e in un attimo gli è sopra e lo riempie di pugni e calci e strepiti ma è tutto troppo confuso e scuro. Raccolgo i nostri vestiti e mi preparo ad uscire come fossimo stati da amici e percepisco l’aria di fuori e sento le urla della festa sopra le grida del nostro amico.

Quando Sara mi raggiunge sulla soglia, luccica come la madreperla e i suoi altezzosi capezzoli mi provocano con successo.

Esco da quel portone con un curioso pensiero per la testa. “Non l’ho visto in faccia…”

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70 thoughts on “28 (Chi è?)

  1. Colpo di scena inaspettato… un vero passaggio nel profondo per far capire a Luca cosa davvero teme, che le parole acri, per coprire le insicurezze servono a poco, così come l’evitare di dimostare di tenere a qualcuno. Sono poi le brutte esperienze a raddrizzare tutto e a permettere di capire, non solo le proprie debolezze ma anche le risorse nascoste.

  2. che ANSIA, ben!
    ho dovuto accendere la luce per finire il capitolo!
    i miei complimenti … anche se cominciavo quasi a sperare in un’incursione aliena!
    perfetto il fussli … se galvani fosse stato un pittore, avrebbe volentieri illustrato il tuo capitolo!
    un bes, da teteina e nina-la-gattina!

    • benapfel says:

      😉 queste. sono. enormi. soddì-sfazioni. 🙂
      Bacioni a te e gattina-nina!
      L’incursione alien la prendo per un altro romanzo, se non ti dispiace! 😉

      Ben

  3. Uh! Povero Luca! Sara non ha capito…forse non ancora… però quelle bolle di sapone hanno qualcosa che mi da speranza…Volano…Luca, segui le bolle! da qualche parte ti porteranno!! 🙂
    Fantastica la metafora del fiume umano, che si addice moltissimo a Roma!!

    • benapfel says:

      Ciao Stè! Grazie, anche a me piace molto la metafora del fiume umano è stato uno dei passaggi che ho scritto con maggir divertimento! 🙂
      Un caro abbraccio!

      Ben

  4. Mamma mia! che avventura spaventosa, ho ancora i brividi rileggendo. Penso tuttavia che il peggio sia passato e Luca e Sara si lasceranno alle spalle il ricordo di quel brutto momento.
    Ora che sono fuori dall’incubo che hanno vissuto tutto andrà per il meglio. Riprenderanno, spero, la loro passeggiata per le vie di Roma.
    Alla prossima puntata.

    • benapfel says:

      Proprio così Velia. Passeggiata a Roma by night in versione notte bianca.
      Questo il prossimo set!
      Grazie, Velia. Un grande abbraccio.

      Ben

  5. Itkha says:

    Caro Ben, chiedo scusa, non mi sono espressa correttamente. Non avrei certamente costretto Luca con la forza a visitare la mostra di Chagall ma avrei cercato di convincerlo dicendogli che sarebbe stata un’occasione forse unica per vedere splendide opere. Mi correggo, e ti saluto (a proposito, sai qualcosa di Nico?).

    • benapfel says:

      Ok, anche se mi piaceva immaginare Sara che usa la forza costringendo Luca a un replay della mostra can cambio di ragazza 🙂
      Sì, Ithka, qualcosa di Nico, la so 😀 😀 😀

  6. Ciao Ben, mi sorprendo ogni volta nello scoprire che non sei in grado di annoiarmi!
    Questo blomanzo è una sorpresa continua! Prima Luca e Nico, poi Nico che decide di troncare, poi il lato oscuro di Luca, adesso l’ubriaco onanista… quando credo che la storia stia per appiattirsi ecco un colpo di scena che fa impazzire l’elettroencefalogramma del lettore!
    Se mai ci fossero stati dubbi, continuerò a seguirti fino alla fine 😉

    • benapfel says:

      Non potevi darmi notizia migliore, Morgan! E io ti ringraziero fino alla fine al profondo del cuore. Scusa la “Melensania” ma tant’è. 😀
      Un caro caro saluto 🙂

      Ben

  7. Sa says:

    Capito bello tosto, intenso, da leggere tutto d’un fiato. Sarà mi è piaciuta molto… E Luca, Luca deve abbandonare il lato oscuro…
    Ora vediamo che succede!

    • benapfel says:

      Ciao Sandra!
      Siamo a un punto cruciale, ma questo sembrano averlo capito tutti… io forse con un po’ di sadismo rido al solo pensarci ma stiamo per vederne delle belle, come si dice.
      E comunque grazie, Sandra, non sai quant’è bello ritrovarti qua, ogni volta. 🙂
      Ti abbraccio forte fortissimo.

      Ben

      • Sa says:

        Come potrei mancare ad un appuntamento del genere? Vero che non sono stata puntuale, ma ci sono e non potrei mai perdere una “puntata”…. Poi adesso la cosa si fa bella spessa, non ci si può perdere in stupidaggini.

      • Sa says:

        Va un po’ così.. Spero solo che il peggio sia passato, ma ho qualche dubbio in proposito.
        Ti aggiorno nel caso =)

      • benapfel says:

        Ok, voglio sentirti in forma smagliante, e al più presto.
        Perché la tua “voce” anche scritta è eloquente 🙂
        Forza!

  8. Itkha says:

    Penso che, se fossi stata al posto di Sara, avrei sicuramente trascinato Luca fino al Vittoriano, a vedere Chagall delle meraviglie, a costo di fargli salire la scalinata con le scarpe pesanti. E solo dopo aver fatto una buona scorta negli occhi e nel cuore di cose bellissime, saremmo andati da qualche altra parte (però più sicura e tranquilla dell’androne di un palazzo!). Ciao Ben, ti leggo sempre.

    • benapfel says:

      Ciao cara Itkha, bella la scena che descrivi, un po’ terapia d’urto, con luca trascinato a forza. In effetti è un po’ quella la situazione in cui si trovano anche adesso. Vedremo… 🙂
      Grazie per la tua devozione alla causa di Luca e al progetto di Ben 😀
      Un abbraccione

      Ben

  9. Caro Ben di sicuro mi perdonerai per il ritardo con cui commento questo capitolo…ormai c’è una certa confidenza…;)
    L’ho letto appena lo hai pubblicato e sono sincera nel dirti che è tra quelli che maggiormente preferisco. La paura di Luca per Luca in quella forma invisibile eppure così presente, pressante mi fa pensare ad uomo che deve affrontare il suo buio più che illatooscuro.
    Un inciso: per un attimo ho pensato che fosse Ettore nascosto nell’ombra (è lui il vero personaggio inquietante del blomanzo!)
    Come sempre buon lavoro ed un abbraccio

    • benapfel says:

      Carissima, dici bene, siamo in confidenza e non hai nulla da farti perdonare. I capitoli del portone sono stati accolti mediamente bene ma hanno rappresentato il momento di maggior disomogeneità di giudizio, cosa che è per definizione latrice di ricchezza. Ma la tua piena promozione, non te lo nascondo, mi riempie di gioia. tanto che mi sento di dire che dietro questa minisaga del portone si nascondano alcune rivelazioni!
      Un grandissimo abbraccio. E grazie per essere infine giunta.

      Ben

  10. Capitolo piuttosto confuso. Lui va nel panico e sbatte contro un muro senza un’ effettiva minaccia, dato che sembra di capire che il tipo sia armato solo di una torcia e delle sue grazie. Secondo me se ti infili in un androne a caso ci sta che passi qualcuno. Certo, quel qualcuno era nudo e masturbante, però la paralisi di entrambi mi sembra eccessiva: in genere in queste situazioni appena si ha il sospetto di essere soli ci si ricompone e ci si sposta.
    Apprezzo molto la piega pulp; anche se, considerato il resto del blomanzo, è più una svolta che una piega.

    • benapfel says:

      Ciao Daniele, con una minaccia di inverificabile entità le reazioni possibili sono infinite, magari altre persone avrebbero affrontato e incaprettato il tipo coi lacci delle sue stesse scarpe 🙂
      Un caro saluto, daniele!

      Ben

  11. Ottimo lavoro anche questa volta.
    Ho riletto gli ultimi due capitoli insieme perché cercavo una conferma ad una mia prima superficiale impressione: queste due “puntate” sono molto cinematografiche e poco teatrali, nel senso tecnico del termine. Mi immagino gli effetti speciali, i giochi di luci e di ombre, i rumoristi al lavoro, la scena di sesso, il corpo a corpo con l’intruso e vedo tutto ciò meglio su uno schermo che su un palcoscenico.
    Che dire di Luca? Povero caro! il decalogo del “latooscuro” pare proprio non essere fatto per lui. Ma è tenero, lui non odia nessuno e ha “un impellente bisogno d’amore”, vuole tornare a casa … Linus e la sua coperta!
    In tutto ciò Sara avrà un ruolo in seguito? In questo capitolo emerge meno che nel precedente; in effetti non poteva essere lei la protagonista visto che la narrazione è dominata sostanzialmente dalle parole pensate o dette da Luca.
    Ho già scritto più volte che preferisco le parti di dialogo perché sei bravissimo in quello, ma anche qui, nonostante non appaia subito, c’è dialogo, inserito in quella sorta di monologo di Luca che parla alternativamente con sé, con Sara, dell’ “ambiente” e della situazione.
    È come se Luca si sdoppiasse in voce narrante e protagonista parlante. Ecco perché trovo questa scena molto cinematografica, la voce fuori campo ci sta.
    Ma perché non mi fermo sempre e solo alla trama??
    È più forte di me …
    Ti leggo sempre più volentieri Ben; anzi ti confesso che ho ripreso il blomanzo dall’inizio. Mi piace rileggere in genere, ogni volta scopro dettagli che mi erano sfuggiti e individuo cose nuove. Nel tuo caso l’impressione è di un lavoro in cui “tout se tient” per dirla con il mio amato francese.
    Felicissima serata Ben!:-)
    Primula

    • benapfel says:

      Ciao Primula!
      Davvero hai ricominciato da capo??? Io dovrei pagarti in lingotti per la tua passione e per la dedizione e affezione alla causa…
      E forse lo farò 🙂
      Grazie mia cara.
      felice serata a te!

      Ben

      • Accetto volentieri i lingotti!! Inizia a spedirmeli quando vuoi. 🙂
        Seriamente, rileggere mi piace moltissimo. Lo faccio spesso e lo trovo normale. Non si rivedono anche i film più volte? Ecco, per me un romanzo è la stessa cosa. Anzi, quando conosco già la trama mi concentro sugli aspetti che più mi interessano: la psicologia dei personaggi, le ambientazioni, la tecnica narrativa, i registri lessicali ecc. ecc. non dimenticare che la narratologia è una mia grande passione!
        A proposito, basito dalla dichiarazione circa la rilettura non hai commentato le mie osservazioni. Forse non erano calzanti…
        Riflettiamoci su e risalutiamoci! 🙂
        Primula

      • benapfel says:

        au contraire!
        Perfettamente calzante, come al solito. Tanto che ho sentito l’esigenza di andare oltre il consueto ringraziamento paventando l’idea di una adeguata contropartita!
        Risaluti! 🙂

        Ben

  12. Ho già manifestato la mia scarsa simpatia per Sara che prende a schiaffi il povero Luca.
    Detesto la violenza a cominciare da quella verbale e, se giustifico Luca che ha dovuto difendersi dall’aggressore, non capisco la reazione di Sara che prende a pugni e calci sia pure un delinquente e violentatore il quale comunque ormai non può più difendersi.
    Capisco che Sara sia sconvolta (e giustamente!) per l’accaduto ma la sua è una violenza gratuita che mi allontana ancor più da questo personaggio. E speriamo che siano finite le sventure per Luca.
    Ad ogni modo, Ben, una narrazione che tiene col fiato sospeso sino all’ultimo.

    • benapfel says:

      Ciao, simansheela, mi mancava la detrattrice integralista di Sara… ben tornata! Grazie per aver sopportato anche questi due capitoli “molesti”!
      Baci.

      Ben

  13. Fantastico! andare fino in fondo al ribrezzo, alla nudità, al piacere e allo schifo, unisce nella verità le anime delle persone. La musa e il simbolo sono stati superati dalle azioni.

    • benapfel says:

      Grazie per la mirabile sintesi, Enea, stavo giusto per fare il punto dei personaggi principali e delle rispettive personalità. In due righe mi hai illuminato. 🙂
      Un abbraccio.

      Ben

    • benapfel says:

      Ciao Deb, ben trovata! Sì, ho sentito che Roma è particolarmente fredda in questi giorni 🙁 speriamo che per il 6 dicembre la temperatura sia un po’ salita…
      Che senso ha scendere da Berlino per trovare la stessa temperatura??? Nessuno!
      Anche il blomanzo abbasserà un po’ la temperatura. Nel senso che tornerà alla “normalità” 😉
      Riabbraccio!

      Ben

  14. Una svolta un po’ pulp interessate, sulla quale bisognerà far chiarezza: chi si celava nelle tenebre con la torcia? Per un momento ho pensato al temibile “gnomo armato d’ascia” di Mistero. Un saluto al mio caro amico Ben che ogni tanto mi viene a trovare dalla Germania 😉

  15. Lorenzo says:

    Devo dire che preferisco il Luca pre “lato oscuro”: se questo passaggio un po’ strano (anomalo rispetto al tono che la narrazione finora ha mantenuto) servirà a “riscattarlo” ben venga! Staremo a leggere…

  16. ok, gli ultimi due capitoli mi hanno spiazzato, hai rotto lo specchio e hai voluto dare un bagno di (su)realtà mista paura … tra i mille pensieri che lo hanno attraversato temo abbia deciso di fermarsi sull’ultimo … io sono un Dio … ( ma uno di quelli greci più umani degli uomini stessi )

    a presto.

  17. Non lo so, ci devo pensare…. Calare la carta della violenza o della paura di subire violenza come pretesto letterario è un’operazione rischiosa. Alla prossima settimana per capire che cosa sta succedendo…. Comunque lo stile è come sempre piacevolissimo, addirittura mozzafiato. Alla prossima. Fabia

    • benapfel says:

      Legittime osservazioni, Fabia, ma ti avverto il 28 non è un tassello che va al suo posto così in fretta… 😉
      Ti abbraccio.

      Ben

  18. Ermeticamente says:

    Sono contenta di aver letto gli ultimi due capitoli insieme, già così ho l’ansia per il prossimo figurati se mi avessi lasciato a metà tra questi due. E’ stata una coincidenza fortuita. Che dire? Sai come lasciare col fiato sospeso.
    Queste esperienze valgono una vita, se ne esce più forti o distrutti.
    Luca aveva bisogno di uno scossone, adesso vedremo come lo cambierà.

  19. Ho letto ieri notte e riletto adesso. Ma povero Luca!! Però questa esperienza un po’ forte, secondo me gli porterà qualcosa… Non voglio pronunciarmi troppo perchè è meglio aspettare a vedere che succede dopo questa disavventura. Sara potrebbe non diventare la sua musa, ma secondo me potrebbe essere una persona importante per una svolta interiorie di Luca, forse questa relazione potrebbe cambiarlo! Aspetto…

    • benapfel says:

      Ciao Ste! Concordo. è una di quelle cose dopo le quali, come si dice, nulla sarà più come prima. Bisogna solo scoprire in che senso 🙂
      Un forte abbraccio.

      Ben

  20. Una puntata che si distingue nettamente dalle altre, uno spartiacque tra un prima e un dopo. Un giorno che Luca ricorderà come una pietra miliare tra qualcosa che finisce per sempre e qualcosa di nuovo, ancora incerto e confuso, che comincia a delinearsi, l’età adulta.
    Prima un giovane uomo che cerca la sua strada e si forma man mano che le vicende gli chiedono di prendere una direzione piuttosto che un’altra, in una ricerca che lo plasma a poco a poco.
    Poi un Luca che, posto di fronte alla sofferenza, non è più lo stesso. Inconsapevolmente, oltrepassa un limite che gli impone, dopo breve riflessione, di fare scelte rapidissime e coraggiose.
    Senza l’aiuto dell’alcool o di sostanze, Luca esce dal portone trasformato.
    Coraggio, Luca!

    • benapfel says:

      Sì, Bitchorwise, è un po’ forte, ma ne sono usciti… diciamo che adesso la loro vita sarà una “passeggiata” 🙂
      Un abbraccio.

      Ben

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