capitolo

6 (Primi segnali)

 Ecco qui. Non faccio altro che pensare allo zio, al mio futuro da giocoliere, all’inutilità del talento.

Mi sveglio prestissimo perché questa faccenda del lavoro non mi fa dormire e penso che dovrei farmi una doccia. Non ne ho voglia ma ricordo a me stesso quanto ci si senta meglio dopo, e lentamente mi spoglio, regolo l’acqua e ho un brivido di freddo. Ma perché non la regolo prima di spogliarmi una buona volta?

Entro e mi metto sotto il getto. Mi piace quando l’acqua arriva tutta insieme sulla testa, calda e rassicurante come una carezza di mamma.

Ho letto che durante la doccia il corpo produce serotonina, ogni volta che ci penso mi sento in dovere di stare bene, e se proprio non tira aria sorrido.

Oggi sto bene, sono carico. Lo diceva anche l’oroscopo di Libero:

carica quattro pallette

salute tre pallette

denaro due pallette

successo tre pallette

seduzione due pallette.

Leggo l’oroscopo di Libero perché è il più indulgente e male che vada c’è sempre qualcosa con quattro pallette.

Quando entro al bar la cameriera mi riconosce e mi prepara un cappuccio d’orzo con latte scremato. Io prendo un cornetto integrale dalla bacheca, Portaportese dal bancone e mi siedo a un tavolo. Dò un morso al cornetto e perdo scaglie di sfoglia tra pagina due e pagina tre. La cameriera mi porta il cappuccio, lo assaggio con cura. Se si sono sbagliati e ci hanno messo il caffè non dormo per tre giorni con conseguenti malditesta, depressione, isteria. È orzo. Fin qui tutto bene penso, come in quel film francese fichissimo.

Prendo appuntamento con una decina di call-center e butto il giornale nel cestino. Il cappuccino è freddo, lo bevo lo stesso. La cameriera lascia il posto al figlio del proprietario e va in bagno, il ragazzo fa mostra di incredibile scioltezza, appronta tre caffè con una serie di piroette da lago dei cigni incrociando le mani a spostare la manichetta dei filtri con efficacissimi giochi di polso.

Chi glielo fa fare?”, penso. Un tizio che sorseggia un caffè risponde per me.

Bravo Claudio!”

Eh… come lo faccio io, il caffè…”, dice Claudio.

Mi viene in mente una puntata di Scrubs in cui JD e l’inserviente discutono sui loro mestieri.

Tu vuoi dire che io non saprei fare il tuo mestiere e tu sapresti fare il mio…?” Dice l’inserviente.

JD, medico alle prime armi, risponde che certo, lui lo saprebbe fare. L’inserviente non riesce a credere alle sue orecchie e lo sfida, lì, seduta stante.

E sentiamo allora, cosa utilizzeresti per eliminare una macchia particolarmente rognosa?!”

JD non ci pensa un secondo:

lato ruvido della spugnetta…?”

L’inserviente va in pezzi.

In quel momento mi pare così, che il mondo è pieno di gente come l’inserviente o Claudio. Non mi infastidisce che possano accontentarsi di poco e vivere bene, mi infastidisce che siano i più, e che poi la gente si aspetti che ti accontenti pure tu. La cameriera che è tornata e mi sorride da dietro il bancone sembra aver indovinato i miei pensieri e mentre ricambio il sorriso penso che la vita è bella e che quella storia dell’inserviente e di Claudio è un falso problema, che l’iperattività cerebrale post-orzo ha ingrandito la cosa, e che il futuro è rosa.

E che la rima lo evidenzi che ero felice, in quel momento.

Quando mi alzo per pagare, prima di me alla cassa c’è una signora di mezz’età, capelli vaporosi di un colore metallizzato che ricorda la Volkswagen di papà. Vuole un quotidiano ma è indecisa tra Repubblica, Corsera e Sole 24 ore, legge e rilegge i titoli. Il cassiere, proprietario del bar e padre di Claudio glieli toglie di mano con un sorrisonoprontoavendertilanima e si esibisce nel numero delle clavette coi tre giornali. Un bel nasone rosso e qualche pennellata di cerone renderebbero tutto più coerente ma anche così è troppo. Raggiungo Claudio al bancone, gli lascio alcune monetine incolonnate e me ne vado. Mentre esco incrocio la madre di Claudio. La immagino che fa il gioco delle monete sul gomito con i miei soldi, immagino gli applausi, l’entusiasmo, la felicità dei clienti e mi viene da vomitare.medusa 6

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34 thoughts on “6 (Primi segnali)

  1. Inizio giornata, con il desiderio di seguire le vecchie abitudini, con tanto di verifica al fine di non incappare nel caffè e nei suoi effetti.
    Ma è la mente analitica a vedere come spesso, pur di lavorare, di avere apprezzamento si debba intrattenere il pubblico.
    Non si è certo nell’umore adatto, ci si sente diversi e pieni di desideri nel poter rendere migliore il proprio percorso lavorativo.
    Tante le attese, le speranza che spesso vanno in frantumi.
    Potersi confrontare con una realtà difficile è sempre un brutto momento.

      • Ricordi la poesia di Quasimodo?

        « Ognuno sta solo sul cuor della terra
        trafitto da un raggio di Sole:
        ed è subito sera. »

        Secondo lui ognuno è solo sulla terra, ma quel raggio di sole trafigge, tutto è talmente veloce da non avere il tempo di capire…
        Se solo si guardasse meglio, si comprendesse che sebbene si attraversi la vita da soli, in realtà si è tutti interconnessi, si è tutti parte dello stesso disegno.
        🙂

      • benapfel says:

        Questo è certo, poetyca, ma occorre trovarsi. è questo che manca ancora, la volonta di trovarsi.

      • Hai ragione, manca il trovarsi, non solo a livello di volontà ma, spesso, si resta chiusi in un bozzolo e si preferisce la critica che l’apertura agli altri.

  2. Mitico ben….anche io sono una superfan di quella puntata con il contest jd vs inserviente! Ottima citazione aulica! Ti chiederei però delucidazioni su quel “film francese fichissimo”….scusa, non ho colto … se potessi illuminarmi ..! Vedo che il nostro luca barrett se la cava bene con cappucci, piramidi e monetine … i’m curious..leggo velocissimamente anche il prossimo chapter!
    So che esci settimenalmente, ma i preferisco leggerti “a piccoli grappoli”!
    See you on this virtual page!

    • benapfel says:

      Mitica sara, il film francese a cui accenna “il nostro” è “L’odio” film di Kassovits mi pare 1994. Un gioiello imperdibile! Ottimo, intanto io curo la vigna così ti puoi piazzare quando vuoi sotto il primo pergolato e rubarne i graspi maturi!
      😉

      Ben

      • non ho un buon ricordo della vendemmia (fantastici, tutti quei vecchietti sdentati che raccontavano barzellette oscene in dialetto, e mi dicevano “tu sei giovene, non puoi capire!” … ma come?!), ma raccoglierò i tuoi grappoli volentieri, i punta di piedi!

      • benapfel says:

        Sara, alcuni meravigliosi vecchietti hanno dimenticato il meraviglioso mondo delle aspettative nonfrustrate. Oggi per altro va di moda, la chiamano “maturità” ma è marcescenza!
        Un abbraccio.

        Ben

  3. ilcolorelilla says:

    Ciao, ti leggo da poco, ma volevo segnalarti che il trend dello scrittore lavoratore si sta affermando sull’artista bohémien: prendi Idelfonso Falcones, nella vita fa l’avvocato e prima di andare al lavoro ogni mattina ha scritto un pezzo di best-seller. O Erri de Luca che ha fatto i mestieri più diversi per vivere. Lascia perdere quelli che ti dicono che vivono di letteratura, perché vivono di rendita. Non sei nell’America degli anni ’50. In quanto all’allegro barista, lui ha la soddisfazione del lavoro ben fatto, qualunque esso sia. Qualsiasi lavoro socialmente ti riporta nella popolazione attiva e ti riconduce nell’alveo di una inclusione sociale. Ossia se stai inoccupato, non ti si fila nessuna ditta, se fai un qualsiasi lavoro, la ditta ti considera parte della popolazione attiva. Pensaci.

    • benapfel says:

      Ciao, e grazie. è bello sentire che qualcuno ha voglia di parlare di questo romanzo e si prende a cuore il pensare di Luca. Personalmeente però io non concordo con Luca e credo anzi che quanto dici sia vero. Aggiungo che attualmente viviamo sulla nostra pelle una, forse necessara, migrazione dell’arte verso forme imprenditoriali più o meno prossime a livello di competenze. Ma il povero Luca è un ragazzo confuso e non un intellettuale forse non è neppure un grande scrittore, forse la scrittura non avrà, nella sua vita, l’importanza che gli dà adesso. E poi chi lo sa? (io) forse il suo pensare, come capita nella vita evolverà in una qualche inattesa direzione? pazienta, Laura 🙂

      Ben

    • benapfel says:

      Ciao noiseoff, grazie, sei sempre la benvenuta!
      Già visto il tuo nuovo sito rosso. ci curioserò un po’… 🙂
      Ad ogni modo ripassa presto. tra mercoledì e giovedì, nuovi capitoli.

    • benapfel says:

      Federico Grazie infinite per la devozione e (direi anche) l’affetto che dimostri a questo progetto. Non scusarti quando mi segnali un refuso, mi fai un gran favore, mica un torto!
      Salutoni.

    • benapfel says:

      Nedda, grazie per aver letto i primi capitoli del mio romanzo! 🙂
      Il motivo è da ricercarsi due capitoli prima, quando Luca viene invitato a considerare ogni cosa come “competenza spendibile”
      Mi rendo conto che la lettura spezzettata non aiuta la resa del continuum emotivo dei personaggi 🙁
      Un abbraccio.

Lasciare un commento è sempre una buona idea! B.Apfel