capitolo

3 (Fiori)

 Fiori … quando ho fatto la visita militare ero curioso più di tutto di sottopormi al famigerato test dove si dice che se rispondi affermativamente alla domanda ti piacciono i fiori? Quei soldatini dal cervello medioevale ti riformano per omosessualità manifesta, capirai …

Comunque ci avevo pensato tantissimo a ‘sta storia dei fiori, e alla fine mi ero convinto che sì, i fiori mi piacevano. Come fanno a non piacerti, sono colorati, allegri, profumati, è una follia che qualcuno possa anche solo pensare odio i fiori a meno che non abbiano cercato di fartene ingoiare un mazzo di quelli con le spine all’età di sei anni. Per cui mi ero risolto a rispondere sì con quel cipiglio ribelle dei diciottanni. Pensavo, se poi mi riformano davvero, tanto meglio.

In realtà nessuno mi fece mai storie su quella risposta e io feci comunque il servizio civile in una biblioteca comunale. L’anno successivo però ero diventato allergico. Ai fiori, alle piante, agli alberi, a qualunque cosa sporeggiasse, impollinasse o verdeggiasse senza ritegno. Cominciavo a starnutire a febbraio e finivo a maggio, certe volte a giugno, ed è stato sempre peggio. Una cosa insostenibile! Ho provato tutti gli antistaminici in commercio, ne alternavo quattro o cinque ogni volta trovando quello più efficace sempre a fine stagione. L’anno dopo però, quello che l’anno prima era parso funzionare, non serviva a niente. Ci ho messo una vita a capire che in realtà quegli antistaminici che si erano dimostrati efficaci, erano bufale come gli altri, che semplicemente avevo preso ad assumerli quando i fiori avevano smesso di starnutire i loro semini letali. Così negli ultimi anni andavo in giro con delle voluminose palline bianche ricavate appallottolando strisce di fazzolettini di carta. Ne mettevo una per narice lasciando uscire un filamento sottile per poterle estrarre e sostituire con un paio asciutto. Non prendevo più medicine e odiavo i fiori. Quindi secondo gl’insigni scienziati dell’Esercito Italiano potevo essere sicuro di non essere gay.

I miei amici ridevano, le mie donne invece mi rimproveravano e camminavano a metri di distanza. Si vergognavano di avermi accanto con quei cosi bianchi che mi uscivano dal naso. Fatti loro, io stavo benissimo e non mi sembrava vero.

Quest’anno però è successo qualcosa, in televisione hanno avvertito gli allergici di tutta Italia già in autunno che la mimosa, a causa dell’effetto serra, avrebbe sparato i suoi dannati semini a dicembre e che da febbraio a giugno avremmo subito un bombardamento senza precedenti. Sono andato subito a controllare la mia scorta di antistaminici e fazzolettini e mi sono messo l’animo in pace. Già a febbraio starnutivo che era una bellezza. Poi il giorno dopo la presentazione sono uscito presto, ho dimenticato di prendere l’antistaminico e ho raggiunto degli amici al parco. Chi ci pensava che avevo l’allergia!? Io no di certo, anche perché a ricordarmelo non c’era un solo starnuto, non l’ombra del fastidioso prurito che ogni anno da dieci anni mi torturava le narici. Niente. Qualcosa non quadra, mi dico. Corro dal dottore e lo riempio di domande.

Scherzi?”, dice, “quest’anno è stata una strage e tu dici che non hai ancora starnutito mezza volta?! Che medicine stai prendendo?”

Prima di proseguire è bene che sappiate che il mio dottore non è un vero dottore ma uno psicologo. Un amico di famiglia. Sapete, io vado a Roma dove c’è un amico di papà che fa lo psicologo, sono ipocondriaco, variamente fobico, un po’ ansiosetto… Ed eccomi qua.

…no, per l’allergia, nessuna medicina.”

Può darsi che alcuni medicinali contengano un principio che collateralmente…”

Niente che lei non mi abbia prescritto”

Come dicevo il dottore non è un vero dottore ma sua sorella sì. È lei che firma le nostre ricette.

È stupefatto, senza parole, mi guarda come fossi un extraterrestre.

Non è che stai mangiando uova di quaglia?”

No, perché?” Rido.

Non so davvero che dirti. Magari t’è passata così, da un momento all’altro, può capitare!”

Lo guardo incredulo, “andiamo, lei è un uomo di scienza…”

Mi guarda con gratitudine, come una rockstar in pensione guarderebbe un vecchio irriducibile fan. Poi guarda il tavolo e ci ticchetta sopra con la Bic. Sorride sornione.

“…A meno che…”

A meno che?”

a meno che non ti sia innamorato”, me lo chiede così, a bruciapelo.

Il cerchio si chiude, ragazzi. Mi piacciono di nuovo i fiori, e mi piacciono perché sono innamorato di una ragazza. Cioè mi piace l’idea dell’allergia che passa così… ma di chi sono innamorato?

Voglio dire quella dell’altra sera al locale mi piaceva sì, ma cioè, alla fine, chi la conosce?

Inutile impazzirci su, l’importante è essere innamorati e senza allergia, alla faccia di quel test imbecille.

farefuorilamedusa 3

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41 thoughts on “3 (Fiori)

  1. Che l’innamoramento facesse passare anche questi problemi non l’avevo mai sentito! Sarà mica per questo che io, una volta a settimana, ho attacchi di allergia che mi fanno perdere sette anni di vita?!
    Ritorno alla lettura. Decisamente meglio se taccio!

    • benapfel says:

      Ciao Laura, non dirlo neanche per scherzo 🙂
      Ho messo su questo esperimento soprattutto per l’opportunità d’instaurare un rapporto con i lettori. Non è decisivo ciò che si scrive, la magia è nella “voce” che emerge dalla scrittura.
      E la tua è solare e schietta. Benvenuta!

      Ben

  2. Ho iniziato a leggere adesso… per ora non posso che farti i miei complimenti!
    Grandiosa l’immagine del bambino traumatizzato perché costretto a mangiare i fiori , “di quelli con le spine”.
    A me non l’hanno fatta la domanda sui fiori alla visita militare… è una cosa recente? 😉

  3. Lorenzo says:

    E io che già immaginavo il protagonista in piena crisi allergica davanti alla sua fiamma… Ah, il potere taumaturgico dell’amore! Ben…fatto!

  4. “Lo guardo incredulo, “andiamo, lei è un uomo di scienza…”
    Mi guarda con gratitudine, come un rockstar in pensione guarderebbe un vecchio irriducibile fan. Poi guarda il tavolo e ci ticchetta sopra con la Bic. Sorride sornione.”

    Un piccolo universo umano tratteggiato in quattro frasi. E pure con la ripetizione di “guardare” pur se in varie coniugazioni, che la mia vecchia quanto indubbiamente cara prof di Lettere avrebbe stroncato; a differenza di quel romanziere (se non sbaglio era Elmor Leonard, lo è stato fino a pochi giorni fa, pace all’anima sua) che invece sosteneva non si debbano usare verbi troppo ricercati, ma limitarsi alle cose semplici ed essenziali, lasciando che sia la storia che si racconta a parlare come si deve. Grandissimo 🙂

    • benapfel says:

      Che sia buona, allora. Lo saprai già ma fra mezz’ora esce il capitolo 13.
      Spero di contribuire a una divertente serata!
      Un abbraccio.

      Ben

  5. lucywithdiamonds00 says:

    Una cosa molto bella è che tu risponda subito ai commenti 🙂
    Sul mio blog ho scritto a proposito di ciò che è celato un articolo

    http://quisiscrivecosasipensa.wordpress.com/2013/05/08/elogio-a-cio-che-e-sconosciuto-che-e-bene-rimanga-tale/

    Non calza benissimo, ma mi è venuto in mente. Sono stata preda di un amore irrealizzabile, non posso dire che sia stato piacevole… però di emozioni ne ho provate, una di queste? La speranza. Orribile.

    Saluti

  6. lucywithdiamonds00 says:

    Ho iniziato a rallentatore a leggere i vari capitoli (li posso chiamare così?) e sono un po’ indietro… ma mi metto d’impegno e sarò presto in pari.
    Questo mi è piaciuto decisamente tanto, e concordo appieno su una risposta che hai dato ad un commento “L’amore vero è quello non corrisposto e senza fine come la disperazione che lo alimenta.”
    Pensavo di essere l’unica ad essere giunta a questa amara conclusione. Però è possibile superarla, secondo me. Non so come, ma si può.

    • benapfel says:

      Ehilà, lucy! Sono contento di condividere con altri un pensiero così poco popolare.
      Ma è una scelta d’amore. Amore per una vita che non saprà mai offrire di pià che una vera emozione. Gradevole o meno.
      E, certo che puoi chiamarli capitoli, “sono” capitoli! 😀
      Ti abbraccio.

      Ben

    • benapfel says:

      Ciao Michela. Grazie. Grazie mille!
      Spero vorrai restare in zona:)
      Un caro saluto.
      Ben

      ATTENZIONE! MESSAGGIO SUBLIMINALE. NON STACCARE GLI OCCHI DAL MONITOR TROPPO BRUSCAMENTE – FARE FUORI LA MEDUSA E’ UN BLOMANZO A PUNTATE. LE NUOVE PUNTATE DI FARE FUORI LA MEDUSA VENGONO PUBBLICATE OGNI MERCOLEDI A MEZZANOTTE – FINE DEL MESSAGGIO SUBLIMINALE. CHIUDERE GLI OCCHI PER UN MINUTO E ALLONTANARSI IMMEDIATAMENTE DAL MONITOR!

  7. ben sei stato una piacevole scoperta, mi incuriosiscono tante cose nel web …ma difficilmente mi dilettano! invece ho letto 3 capitoli di seguito come un bicchiere di acqua fresca in una giornata calda! complimenti ti seguirò
    Grazia

  8. adoro i fiori ed i cerchi che si chiudono, ma secondo la teoria Batesoniana e’ difficile chiudere il proprio cerchio per poterlo sovrapporre ad un altro cerchio…e se non accade non e’ possibile amare.

    • benapfel says:

      Bateson è affascinante ma benché il modello che propone sia freddo, la sua visione dell’amore è fin troppo romantica. Il mio modestissimo parere è che si tratti di faccenda semplice: L’amore vero è quello non corrisposto e senza fine come la disperazione che lo alimenta. L’unione dei due cerchi è in realtà, la fine, dell’amore.

      Ben

  9. bettyboohhh says:

    AAAAAAAHHHHHHHHHHHHH L’amore che fa passare tutti i mali!
    Moooolto meeeeglio degli antistaminiciiiiiiiiiiiiiiiiii
    Bravissimo

Lasciare un commento è sempre una buona idea! B.Apfel